• AgoraVox su Twitter
  • RSS
  • Agoravox Mobile

 Home page > Attualità > Mondo > Storia di un siriano di cui la Turchia “non ha più bisogno”

Storia di un siriano di cui la Turchia “non ha più bisogno”

Oggi il nostro blog ospita Eleonora Masi, giornalista freelance, ricercatrice ed esperta sulla Turchia, da cui è appena rientrata.

Hassan, lo chiameremo così, ha 31 anni, ma ne dimostra la metà. Viene da Aleppo e sette anni fa si è trasferito in Turchia come molti siriani con e dopo di lui. Lo incontro sulla sempre affollata Istiklal caddesi nel centro di Istanbul per ascoltare una storia un po’ diversa dalle altre.

Quando nel 2013 è arrivato qui con una laurea in Technical Business Administration and Digital Marketing presa all’Università di Aleppo, ha subito trovato lavoro per un’azienda che si occupava di trapianto dei capelli, business tuttora sempre più in voga.

A quei tempi la politica del governo turco prevedeva i cosiddetti “visti liberi” per agevolare l’ingresso dei siriani nel Paese, ed Hassan non ha pensato di richiedere la protezione temporanea, convinto che la sua professionalità fosse sufficiente per rifarsi una vita altrove.

Dopo tre anni e mezzo, però, pieno di ambizioni decide di sganciarsi dalle dipendenze del suo capo per provare ad aprire un’azienda tutta sua, cosa non osteggiata da alcuna clausola di contratto, ma non gradita al datore di lavoro che inizia a minacciarlo tramite terzi.

“Una sera suo fratello ed altri uomini hanno cercato di picchiarmi in un parcheggio sotterraneo. Dopo quell’episodio sono andato alla polizia a denunciarlo”.

Ciò che accade in caserma è l’inizio della fine. A seguito della deposizione di Hassan, l’uomo viene convocato alla stazione di polizia rispondendo con un’altra denuncia verso lo stesso Hassan, accusandolo di aver rubato dei soldi all’azienda prima di presentare le dimissioni. A detta di Hassan, da quel momento in poi la polizia terrà conto solo della denuncia dell’ex datore di lavoro.

Hassan viene trasferito in un centro di detenzione temporaneo, dove solitamente gli stranieri sospettati di reato attendono accertamenti ed eventuale rimpatrio.

“Non basterebbe un libro per descrivere quello che ho visto lì. Mi hanno tenuto tre giorni in isolamento, poi per 25 giorni ho condiviso una stanza con 45 membri dell’ISIS.

Erano tunisini, siriani, russi e uzbechi, uno di questi è stato deportato e giustiziato mentre ero lì. Ho dovuto pregare con loro per la sua morte. I primi due giorni non ho ricevuto la razione di cibo giornaliera perché si erano dimenticati di registrare la mia presenza e per cinque giorni non ho potuto cambiarmi i vestiti. Per l’acqua abbiamo sempre dovuto pagare e costava più delle sigarette. Ma la pressione maggiore l’ho ricevuta per la firma dei documenti di rimpatrio.

Dove sarei dovuto tornare? La mia casa ad Aleppo si trova nell’area di controllo del governo siriano, quindi non ci sono sparatorie o bombardamenti, ma l’acqua e l’elettricità sono disponibili per poche ore al giorno. Come avrei lavorato?”

Grazie ad un avvocato – che ad oggi non può più esercitare la professione in Turchia – Hassan riesce ad uscire, ma i suoi diritti di siriano in Turchia vengono cancellati. Non ha più un permesso di soggiorno, un’assicurazione sanitaria, un conto in banca e ha 15 giorni di tempo per lasciare il paese, cosa che, però, non ha mai fatto.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Lasciare un commento




    Sostieni AgoraVox

    (Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

    Attenzione: questo forum è uno spazio di dibattito civile che ha per obiettivo la crescita dell'articolo. Non esitate a segnalare gli abusi cliccando sul link in fondo ai commenti per segnalare qualsiai contenuto diffamatorio, ingiurioso, promozionale, razzista... Affinché sia soppresso nel minor tempo possibile.

    Sappiate anche che alcune informazioni sulla vostra connessione (come quelle sul vostro IP) saranno memorizzate e in parte pubblicate.

    I 5 commenti che ricevono più voti appariranno direttamente sotto l'articolo nello spazio I commenti migliori

    Un codice colorato permette di riconoscere:

    • I reporter che hanno già pubblicato un articolo
    • L'autore dell'aritcolo

    Se notate un bug non esitate a contattarci.



    Pubblicità




    Pubblicità



    Palmares

    Pubblicità