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 Home page > Attualità > Politica > Storia delle eccezioni italiane: da Togliatti a Grillo

Storia delle eccezioni italiane: da Togliatti a Grillo

L’Italia è nata come Repubblica nel 1946 avendo nel suo parlamento il più grande Partito Comunista europeo fuori dall’Unione Sovietica. Agli occhi degli altri paesi il PCI sembrava un corpo avulso nel cuore nel blocco dei movimenti democratici. L’incontrastato dominio della Democrazia Cristiana per tutti gli anni della prima repubblica era determinato dal fatto che il partito dallo scudo crociato doveva bilanciare la straordinaria forza del PCI. Le due chiese, quella comunista e quella democristiana nel duplice ruolo di maggioranza e opposizione, controllato e controllore, si spartirono il potere, coadiuvate dal partito socialista fino alla fine degli anni ’80, quando la prima eccezione venne a mancare. La caduta del muro di Berlino nel 1989 segnò la fine del PCI, mentre la stagione “mani pulite” spazzò via l’assetto partitico che resse l’Italia per sessanta lunghi anni. Il Pci divenne Pds poi Ds per giungere ai giorni nostri, unito a segmenti della sinistra Dc, come Partito democratico, “la balena bianca” scomparve e si divise in mille eredi e mille partiti.

Alla prima eccezione, quella del più grande partito comunista del blocco occidentale, nel 1994 comparve la seconda eccezione: la discesa in campo di Silvio Berlusconi. L’Italia e’ stato il primo paese che ha concentrato in una sola persona prima il potere mediatico e poi quello politico. Dal 1994, dal consociativismo si passò ad un presunto bipolarismo . Una particolare forma di assetto politico in cui si assiste ad un tutti contro tutti: ribaltoni, cambi di casacca, guerre giudiziarie e mediatiche in cui chi la spara più grossa e chi si allea con più partiti anti-sistema governa. O cerca di governare.

Passando per l’eccezione dei “governi tecnici”, altra pecularietà prettamente italiana e non molto conosciuta alle altre democrazie occidentali che con il voto dei loro cittadini determinano maggioranze, opposizioni, capi di stato o di governo e tutt’al più grosse koalition, stiamo arrivando tra uno spread e l’altro alla terza repubblica. Archiviata l’inusuale stagione politica dei governi Pdl-Lega in cui un partito secessionista come il Carroccio saldissimo nella Capitale determinava la politica in tutti i ministeri romani, sta per sorgere qualcosa di nuovo.

Questa nuova stagione politica sta nascendo sotto la guida indiscutibile di un solo uomo: Beppe Grillo. Il primo attore comico della storia mondiale che è riuscito a costruire in pochi anni un movimento politico, oggi attestato al 18%.

A ben vedere, l’Italia è stata sempre salvata dalle eccezioni. La presenza del PCI scongiurò lo scoppiare della guerra civile dopo il grande conflitto mondiale conclusosi nel ’45. L’epoca del continuo strapotere democristiano determino’ il boom economico degli anni ’60 di cui ancora vediamo i frutti. L’anomalia di “mani pulite” riusci’ a scardinare il sistema partitocratico ormai corrotto della prima repubblica, mentre l’homo novus Berlusconi riuscì a coagulare sulla sua persona un blocco liberale che si oppose nel 1994 alle forze di sinistra cambiando le regole della competizione policita. L’eccezionalita' dei governi tecnici degli ultimi 15 anni sono riusciti a raffreddare la temperatura dello scontro quando il dibattito pubblico e sociale era troppo acceso, mentre il movimento leghista nella sua becera originalità e’ riuscito (in parte) a dar voce alle esigenze delle regioni settentrionali.

La storia della politica italiana è tutto un susseguirsi di anomalie, ed eventi inaspettati, non dobbiamo quindi stupirci se il partito del comico genovese sembra la forza piu’ attiva e vitale del panorama odierno. Le grandi famiglie politiche europee - quella popolare e quella socialdemocratica - da noi non sono mai esistite. Beppe Grillo ha il compito immane di continuare la lunga serie di stranezze nostrane cercando di salvare per l’ennesima volta la patria. E’ un' impresa ardua ma visto la storia del nostro paese, ce la può fare. A quando un paese "normale"?

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