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  Home page > Attualità > Economia > Speculazioni e vecchie ricette economiche
di materialeresistente (sito) sabato 6 agosto 2011 - 0 commento oknotizie
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Speculazioni e vecchie ricette economiche

Il titolo "suggestivo" della Stampa del 04/08/2011, appena partita la borsa, è stato: "Mercati - l'incubo speculazione".

La Borsa parte col turbo, sui bancari. Oggi l'incontro governo-parti sociali dopo un'ora la situazione era quella fotografata dal grafico qui sotto, il titolo lo stesso

Certi discorsi e certi titoli non hanno nessun senso e dovrebbero quantomeno essere più "prudenti".
 
Se questo è l'andamento del "mercato" finanziario mi sono chiesto qual'è stato l'andamento, negli anni, di uno dei fattori che in modo strutturale possono influenzare questo mercato. Per fare questo mi sono letto qualcosa sul potere d'acquisto dei salari e, risparmiandomi un po' di considerazioni da capopopolo, metto qui un grafico dell'Istat che fotografa molto bene la situazione fino all'anno 2009.

La spiegazione in dettaglio la potete leggere qui. Aggiungo solo che nel 2010 le cose sono ulteriormente peggiorate: "L'andamento dei consumi delle famiglie è stato condizionato dal calo del potere d'acquisto, diminuito del 3,1 per cento nel 2009 e poi ancora dello 0,6 per cento nel 2010".

Vi risparmio poi il rapporto della IRES CGIL sulla questione che, sintetizzato molto bene,potete trovare qui.

Da questo estrapolo però un passaggio significativo: "classificando i 30 paesi OCSE attraverso l’indice di concentrazione del reddito l’Italia risulta il sesto paese più diseguale. Come ci ha insegnato la crisi, a generare bassa crescita e zero sviluppo contribuisce anche un’iniqua distribuzione del reddito. In Italia, la distanza tra reddito medio e reddito mediano (del 50% popolazione più povera) risulta invece essere cresciuta più di tutti gli altri paesi OCSE, passando, negli ultimi 15 anni, dal 10,5% al 17,3% (prima della crisi). La nostra previsione è che nel 2011 tale distanza raddoppierà, superando il 20%. Già oggi, oltre 15 milioni di lavoratori dipendenti guadagnano meno di 1.300 euro netti al mese. Circa 7 milioni ne guadagnano meno di 1.000, di cui oltre il 60% sono donne. Oltre 7 milioni (63%) di pensionati di vecchiaia o anzianità guadagna meno di mille euro netti mensili. Da chi è composto il ventaglio delle disuguaglianze italiane? Elaborando i microdati dell’indagine sulle Forze di Lavoro ISTAT e prendendo come riferimento il salario netto medio mensile di 1.260 euro, emerge che: una lavoratrice guadagna il 12% in meno; un lavoratore di una piccola impresa (1-19 addetti) il 18,2% in meno; un lavoratore del Mezzogiorno il 20,0% in meno; un lavoratore immigrato (extra-UE) il 24,7%; un lavoratore a tempo determinato il 26,2%; un giovane lavoratore (15-34 anni) il 27,0% in meno e un lavoratore in collaborazione il 33,3% in meno".
 
Ieri il miliardario ci ha raccontato che "è in trincea con le sue aziende e che anche lui soffre la crisi", questo dopo aver detto per anni che tutto andava bene madama la marchesa.

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