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Spagna, Sanchez sbaglia i "conti", Governo senza maggioranza e urne in vista

Nelle ultime settimane si è consumata in Spagna la rivincita della destra sui socialisti spagnoli, saliti alla Moncloa dopo il voto di sfiducia a Mariano Rajoy lo scorso anno e caduti oggi sotto il colpo di coda dell'affaire indipendentista catalano. Il premier del Psoe non ha i numeri per approvare la legge di Bilancio, si vota con le Europee? 

C'è un'immagine che più di tutte descrive la situazione politico-giudiziaria spagnola: quella della profanazione delle tombe del fondatore del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) Pablo Iglesias Posse e della celebre dirigente comunista, la “pasionaria” Dolores Ibarruri, tumulati nel cimitero di Almudena, a Madrid, cuore e capitale della Spagna. Vernice bianca sulle lapidi marmoree di due simboli della “Izquierda” pre e post franchista. Un colpo alla nazione, avvenuto questa settimana, un periodo tra i più difficili per la tenuta politico-istituzionale della Spagna, il cui governo, il secondo della XII legislatura e «il più minoritario della storia», è ormai orfano dei voti della Sinistra Repubblicana Spagnola (ERC) e del Partito Democratico Europeo Catalano (PDyCAT), entrambi catalani e di matrice indipendentista.

Nonostante le dichiarazioni ottimistiche del premier Sanchez, la notizia di una possibile chiamata per elezioni anticipate, ampiamente nell'aria, si è consumata mercoledì 13 febbraio, a due giorni dall'inizio del dibattito per il "Presupuesto General del Estado", l'equivalente della nostra legge di Bilancio, il cui inizio è coinciso anche con l'inizio del processo agli indipendentisti catalani, comparsi dinanzi al Tribunal Supremo, la Cassazione spagnola che ha tra le sue competenze proprio quella di giudicare i membri degli organi esecutivi delle Comunità autonome. Due eventi che, dopo aver scaldato il dibattito pubblico spagnolo degli ultimi anni, non hanno potuto non generare un cortocircuito in seno alla Moncloa, sede dell'Esecutivo nazionale, finito sotto 191 a 158 al Congreso de los Diputados, la camera bassa della Cortes Generales, perché privi del "fuoco amico" di alcuni tra i partiti indipendentisti, finiti tra le fila dei Popolari dopo le acredini referendarie.

E' così che, in barba a Montesquieu, si è concretizzato il "ricatto indipendentista": nei giorni scorsi, ERC e PdyCAT avevano minacciato di precludere l'appoggio alla legge di Bilancio 2019 se il Premier socialista non fosse intervenuto in difesa dei leader catalani a processo e se non avesse concesso un nuovo referendum per la Catalogna, questa volta non osteggiato da Madrid. E' proprio in questo scenario, un nuovo tormento politico dopo il caso Gurtel, che ha visto la condanna prima e la sfiducia poi dell'ex Premier Mariano Rajoy (PP) che la Spagna si accinge a tornare alle urne per la terza volta negli ultimi quattro anni.

La data delle prossime elezioni verrà ufficializzata da Sanchez venerdì 15 febbraio, dopo la riunione del Consiglio dei ministri. “El Pais”, uno quotidiani più autorevoli spagnoli, ha riportato la voce di nuove elezioni il prossimo 14 aprile. Ma probabilmente si tratta di una provocazione. Per legge devono trascorrere almeno 54 giorni per fissare nuovamente le urne. Non solo: il 26 maggio c'è il “Superdomingo” elettorale, e gli spagnoli si recheranno alle urne per eleggere il Parlamento Europeo, delle Comunità autonome, e i sindaci di alcune città. E' probabile che sia quest'ultima la data utile.

Non tramonta la possibilità che venga prolungata la vita all'attuale Esecutivo, catapultato alla Moncloa in seguito al voto di sfiducia costruttiva, che in Spagna si trasforma direttamente in un nuovo incarico per chi la presenta. Sanchez blandamente ci spera. Le prossime ore saranno, in tal senso, cruciali. E' Pablo Iglesias, leader di Podemos, un partito che storicamente non è ostile all'indipendenza catalana e l'unico partito ad aver appoggiato i socialisti, a credere in questa ipotesi, questo nonostante sia Sanchez sia i partiti dissidenti non lo abbiano mai veramente riconosciuto come un mediatore valido per la risoluzione della crisi catalana. Una soluzione che, dicono gli esperti, non può non passare dall'inclusione nel tavolo delle trattative di un patto per l'autodeterminazione dei popoli, che renderebbe “costituzionale” ogni referendum di indipendenza da Madrid, e che di fatto, renderebbe più leggera la posizione dei leader indipendentisti catalani, che oggi rischiano fino a 30 anni di carcere per aver attentato la Costituzione.

Ad oggi il vento delle destre sembrerebbe soffiare forte su Madrid. Forti anche del successo elettorale nelle recenti elezioni regionali in Andalucia, una roccaforte sfilata alla sinistra per la seconda volta negli ultimi 36 anni, ma che solo lo scorso anno e grazie anche al contributo dei dodici scranni dell'estrema destra (Vox) ha potuto eleggere un popolare al vertice dell'Hospital de las Cinco Llagas, sede del Parlamento andaluso. E' molto probabile che il trittico formato dal “nuovo” Partito Popolare di Pablo Casado, gli estremisti di Santiago Abascal Conde e i centristi liberal europeisti di Albert Rivera ambiscano a bissare il successo andaluso. I Popolari fremono e assieme a C's, dopo aver affossato l'Esecutivo, chiedono «elezioni quanto prima». Non sono pochi a Sinistra a vedere di buon occhio una coalizione tra il PSOE e C's, in una riedizione in quello che fu chiamato il “patto dell'abbraccio” in chiave anti-Rajoy, poi, però, sfumato. Ma date le difficoltà riscontrate allora, la storica incompatibilità con Podemos, e i continui ammiccamenti con le destre, questo scenario sembra assai lontano. Alcuni sondaggi danno il PSOE come primo partito, ma i voti non sarebbero sufficienti per guidare il Paese, che finirebbe alla Destra. 

In un'analisi lungimirante apparsa lo scorso ottobre su "El Diario" Montalban ha apostrofato come un «delirio» l'allora scelta del leader di Podemos di «trattare» con il detenuto Junqueras, e di sollecitare il Governo a fare un passo verso gli indipendentisti detenuti. Nel suo articolo Montalban ha inoltre etichettato come un «errore grave» quello di collegare il processo agli indipendentisti con il voto sulla legge di Bilancio, e di come, le vecchie leve della Politica, su tutti Pablo Iglesias Posse si sarebbero comportate in modo differente e probabilmente più lungimirante. 

La Spagna è il sesto paese più popoloso d'Europa e tra i paesi più ricchi del mondo. Secondo il Focus Economic è il 27esimo paese più ricco al mondo, dietro a Korea (26) e Italia (25). Secondo le più recenti previsioni del World Economic Outlook nei prossimi due anni il Pil del Paese crescerà del 2,2 e 1.9 punti percentuali.

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