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Si getta sotto il treno per togliersi la vita ma ne esce illeso

Ragazzo romeno si getta sotto l’Eurostar per Roma sulle rotaie della stazione di Grosseto. Il ragazzo resta illeso.

Un crocevia fra problemi, soluzioni facili e il miracolo che non ti aspetti che ti cambia la vita (si spera in positivo).

Si getta sotto il treno per togliersi la vita ma ne esce illeso

Pochi istanti e tutto sarebbe finito. Niente più dolori, niente più soldi che non ci sono, niente più problemi per chi mi sta vicino. E’ l’unica soluzione. Lo so io e lo sa anche lui. Mi sono convinto ed oggi è l’ultimo del mio calendario.

Dietro di me lascio solo questioni irrisolte, bollette, un fardello pesante che mai ho voluto e trasportato. Lo so, chiamatemi vigliacco, ma proprio tutto questo non fa per me. Io volevo una vita spensierata. Mi sono sempre arrangiato, fatto di tutto, anche di poco lecito, e poi ecco i problemi. Le discussioni, i conti da pagare, un’infinità, mai così pressanti e senza via d’uscita.

Mi acquatto vicino alle rotaie della vicina stazione di Grosseto. La conosco bene, ci transito tutti i fottuti giorni per andare a casa, a "lavorare". E’ qui che tutto ebbe inizio e tutto dovrà finire. E’ qui che la conobbi, è qui che cambiai il corso delle cose, èqui che mi persi senza ritrovarmi.

Con la mano sul terriccio, sento in lontananza delle vibrazioni salire da terra fino nel mio cuore, a manetta, come uno sparo che ti si insinua nelle vene.

Da dietro la curva, la vedo, al motrice dell’Eurostar per Roma. Un rapido volo e tutto sarà finito, finalmente.

Sono pronto. Eccola. Arriva. E mi getto ad occhi chiusi, senza respirare. Dalle orecchie non perviene più alcun rumore o suono. Tutto sembra ovattato. Mi abbandono al mio destino che io ho scelto di per me stesso. Attendo l’inevitabile contatto con l’acciaio temperato, le rotaie, i vagoni. Aspetto curioso di sapere come sarà sentir lacerarsi le membra, le frattaglie che si comprimono fino allo stremo. Aspetto, ma niente. Eppure avevo avvertito l’impatto col treno, ma niente. Il convoglio si ferma. Io esco sereno e pulito come prima, da sotto il treno, con ancora i miei occhiali sul naso. Senza un graffio, un livido.

Sono ancora li, vivo, in piedi con tutti i problemi da risolvere. Oggi che doveva essere l’ultimo, lo è stato e lo sarà. Con i pugni chiusi e la testa vuota, resto impassibile sperando che domani una soluzione si torverà oppure ci riproverò e non fallirò più, comunque sia mi sento un fallito fortunato, un fortunato fallimento che non riesco a capire.

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