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Semplificazioni con milleproroghe retroattive: prosegue lo scempio della normazione

di Vitalba Azzollini

Dopo il disastro di Genova e le dichiarazioni conseguenti di esponenti del governo, sembrò imminente un intervento normativo volto a mettere ordine in un settore – quello delle concessioni autostradali – ove le incongruenze sono molte e rilevanti.

 Ben prima del crollo del ponte, infatti, su questo spazio web era stata evidenziata, da un lato, l’opacità di alcuni aspetti delle convenzioni; dall’altro, il regalo che si stava facendo ai concessionari autostradali, consentendo loro di mettere a gara solo il 60% dei contratti di lavori relativi alle concessioni stesse, anziché l’80% come per tutti gli altri.

E a un intervento normativo sembrava preludere l’affermazione di Grillo sul sacro blog, nel mese di agosto, relativamente ai favori resi nel tempo a tali concessionari:

Con il Governo del Cambiamento tutte queste vergognose isole di privilegio verranno scoperchiate ed eliminate, così che i servizi pubblici possano tornare ad essere un valore aggiunto per cittadini e imprese oneste

A distanza di oltre cinque mesi, i privilegi sono stati eliminati? Non solo non sono stati eliminati, ma con un emendamento alla legge di conversione del decreto-legge Semplificazioni venivano confermati (provando pure ad aumentarli). L’emendamento è stato ritirato, ma non per il suo contenuto, bensì per il provvidenziale intervento del Capo dello Stato, il quale ha rilevato la disomogeneità di molte disposizioni rispetto al tema del provvedimento– causa di eventuale incostituzionalità – e ha indotto il legislatore a ravvedersi. Dato che il contenuto di quell’emendamento potrebbe essere riproposto in qualche altro contenitore normativo, meglio spiegarlo.

Come accennato, un articolo del Codice degli appalti (art. 177) prevede per i titolari di concessioni non assegnate con finanza di progetto o gara l’obbligo di affidare a terzi, con procedura ad evidenza pubblica, una quota pari all’80% – 60% per i concessionari autostradali – dei contratti di lavori, servizi e forniture di importo pari o superiore a 150.000 euro; i concessionari erano tenuti ad adeguarsi a tali percentuali entro 24 mesi dall’entrata in vigore del Codice degli appalti, cioè entro aprile 2018.

Quindi, il termine previsto per l’adeguamento è scaduto più di nove mesi fa. Ebbene, il citato emendamento sanciva che i concessionari avessero tempo fino al 31 dicembre 2019 per adeguarsi alle predette percentuali. È chiaro l’assurdo? Si prorogava retroattivamente un termine che è scaduto nove mesi or sono: un “capolavoro” del diritto. Ma soprattutto la prosecuzione di un privilegio – tra quelli che avrebbero dovuto essere “scoperchiati” ed “eliminati” – dei lavori fatti in house, quindi sottratti alla concorrenza.

Ma non è tutto: con quell’emendamento per le concessionarie autostradali c’era anche il nulla che diventava norma. Per comprendere come ciò avvenisse serve un po’ di pazienza e seguire il filo dei provvedimenti succedutisi nel tempo (di cui allo scritto sopra richiamato).

Nel 2006, il previgente Codice degli appalti dispose la possibilità di affidare in house fino al 60% dei lavori inerenti alle concessioni, con obbligo di bando pubblico per il restante 40%; a seguito dell’apertura di una procedura di infrazione della Commissione europea contro l’Italia per violazione di principi comunitari, nel 2006 la percentuale dei lavori da appaltare a terzi venne portata al 100% (Dl 262/2006, governo Prodi); nel 2008 alle concessionarie venne nuovamente consentito di svolgere in house fino al 60% del totale dei lavori (Dl 207/2008, governo Berlusconi); tale percentuale venne ridotta al 50% (d.l. 1/2012, governo Monti) e poi al 40% dal 1° gennaio 2014 (d.l 83/2012, ancora governo Monti); successivamente, col nuovo Codice degli appalti (d.lgs. 50/2016, governo Renzi) la percentuale dei lavori da poter effettuare in proprio scese al 20%, come detto.

Ma con la legge di Bilancio per il 2018 (governo Gentiloni), per i soli concessionari autostradali la percentuale dei lavori in house venne riportata al 40%. Quindi, prima che il più stringente regime del Codice (80% dei lavori da mettere a gara) divenisse operativo (erano previsti 24 mesi per adeguarsi, come accennato) il governo pro tempore fece il favore ai concessionari autostradali di riportare la percentuale dei lavori da poter fare “in casa” a quel 40% vigente dal 2014.

Quindi, nella girandola di modifiche normative, per i concessionari autostradali cos’è variato dal gennaio 2014 ad oggi? Assolutamente niente:il 40% dei lavori in house venne previsto allora ed è previsto oggi, perché la norma che prescriveva una percentuale minore (20%) non ha neppure avuto il tempo di poter essere applicata che è stata cambiata. Dunque, non solo il regime preferenziale non è stato eliminato, ma l’emendamento citato conteneva un assurdo: qual era il senso per i concessionari autostradali di spostare al 31 dicembre 2019 l’adeguamento a una percentuale che per essi è uguale da anni?

In sintesi: con l’emendamento esposto veniva sancito per i concessionari diversi da quelli autostradali il rinvio retroattivo del termine di adeguamento a una percentuale cui si sarebbero dovuto adeguare entro l’aprile scorso; e per i concessionari autostradali il rinvio retroattivo del termine di adeguamento a una percentuale che è identica dal 2014. Insomma, il delirio. Follie del legislatore nostrano o forse un’abile mossa, frutto di pressioni di concessionari che non si erano ancora adeguati alle percentuali prefissate da tempo e che, con l’avvio dei controlli annuali dell’ANAC, temevano di essere colti in fallo? O forse un modo per evitare che il rispetto del limite dei lavori fatti “in casa” comportasse licenziamenti nelle aziende collegate ai concessionari (già motivo di precedenti favori fatti ai concessionari stessi)? Ah, saperlo!

Al momento, il “delirio” normativo sopra esposto è stato evitato, ma non a causa del merito delle disposizioni, come detto: è dunque possibile che esse vengano riproposte. Estote parati, solo questo.


Un decreto cosiddetto “semplificazioni”, che era in tutto e per tutto un omnibus, ma anche un milleproroghe. Una di esse, pure retroattiva. Non c’è più limite, al degrado della legislazione (che non è certo novità di questa legislatura, sia chiaro), che porta con sé anche l’impossibilità di sanzionare violazioni sempre più sfuggenti. Ma forse siamo noi ad essere così terribilmente elitari, chi può dirlo (MS)

Foto: Palazzo Chigi/Flickrhttps://www.flickr.com/photos/palazzochigi/15254079661

Questo articolo è stato pubblicato qui

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