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Segretari comunali: tra estinzione e spoils system

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

nei comune è presente la figura del segretario comunale, un tecnico qualificabile come dirigente amministrativo negli enti di dimensioni maggiori, ai quali la normativa attribuisce funzioni estremamente rilevanti. 

Tra esse, la traduzione dell’indirizzo amministrativo in programmi gestionali, il coordinamento delle attività degli uffici, la consulenza giuridico amministrativa agli organi, l’assistenza agli organi di governo (sindaco, consiglio e giunta), il controllo amministrativo sugli atti e sull’andamento della gestione. Le norme anticorruzione, poi fanno coincidere il responsabile della prevenzione della corruzione negli enti locali proprio col segretario comunale.

Come Ella avrà compreso, il segretario è fondamentale per assicurare oltre all’efficienza della gestione anche le misure necessarie alla correttezza e legittimità dell’azione amministrativa.

Si tratta, quindi, di una figura con aspetti di managerialità, altri di garanzia. Non ci vorrebbe molto a comprendere che simili funzioni dovrebbero presupporre una posizione di terzietà ed imparzialità rispetto agli organi di governo, come, del resto, prevede per tutti i funzionari pubblici l’articolo 98, comma 1, della Costituzione, ai sensi del quale “i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione”.

E’ altrettanto chiaro, Titolare, che se un esponente dell’apparato amministrativo esercita le proprie funzioni garantendo la legittimità e la lotta alla corruzione, non di rado può apparire “scomodo”.

Non è un caso che da quando nel 1990 l’ordinamento degli enti locali venne modificato, puntando sul segretario comunale per i controlli interni di legittimità mediante l’espressione di un parere sulle deliberazioni di consiglio e giunta, si è scatenata un’ininterrotta battaglia finalizzata al depotenziamento delle funzioni dei segretari, quando non alla loro abolizione.

Un primo tentativo di soppressione della figura si ebbe nel 1996 (negli enti locali la Lega si era molto diffusa ed affermata e vedeva i segretari comunali come il fumo negli occhi), tramite un referendum. Che, però, non si tenne, in quanto una delle leggi Bassanini riformò lo status dei segretari comunali, ovviando al presunto “potere di interdizione” che si reputava (a torto) possedessero, sottoponendoli al più virulento dei casi di spoils system dell’ordinamento.

I segretari, infatti, sono nominati direttamente dai sindaci, senza nemmeno dover motivare la scelta e, soprattutto, decadono dall’incarico nell’ente a seguito delle elezioni, a meno che non trascorrano 120 giorni dall’insediamento del sindaco senza che questo lo sostituisca.

Nonostante la formidabile precarizzazione della figura, tantissimi segretari hanno continuato a svolgere le loro funzioni, nella leale collaborazione con gli organi di governo, ma mantenendo fede al loro compito di garante dell’efficienza e della legalità.

L’ostilità della politica nei loro confronti si è fatta nuovamente viva nel 2014, con la lettera rivolta ai dipendenti pubblici dal Presidente del consiglio Renzi e dal Ministro della Funzione Pubblica Madia, preannunciante l’abolizione dei segretari.

Puntualmente prevista, poi, dalla riforma Madia della dirigenza: un concentrato di spoils system, indebolimento e politicizzazione della dirigenza pubblica nel suo complesso, fortunatamente mai andato in porto perché il Governo non coinvolse nel modo corretto le regioni e per tale motivo la Consulta dichiarò incostituzionale lo schema di decreto delegato che sarebbe sortito dalla riforma.

Tuttavia, contestualmente all’offensiva legislativa tendente all’abolizione esplicita dei segretari, partì ancor prima un’offensiva in via di fatto, anche influenzata dal pluridecennale tetto alle assunzioni nelle amministrazioni pubbliche. Per anni, almeno dal 2003, i concorsi per l’accesso alla funzione dei segretari comunali hanno reclutato nuove leve col contagocce, in misura molto minore delle uscite.

Il risultato è che sugli oltre 8.100 enti locali nei quali i segretari dovrebbero svolgere le loro attività, oggi ve ne sono in servizio meno di 3.500 e l’andamento è ancora verso la forte riduzione dei ranghi.

Insomma, Titolare, un’abolizione di fatto, al posto di quella di diritto. Nel frattempo, la Consulta, tornando indietro sulla propria giurisprudenza contraria alla diffusione dello spoils system, con una sentenza molto discutibile ha sostenuto che l’esasperata precarizzazione dei segretari disegnata nel 1997 non è incostituzionale.

L’ironia della sorte è che adesso rappresentanti del partito dell’ex Presidente del consiglio che si intestò la battaglia per eliminare la figura lanciano grida di allarme perché i segretari comunali sono troppo pochi. A voler essere ingenui, si potrebbe affermare che è bene un oggettivo ripensamento dell’atteggiamento fortemente ostile sin qui riservato ad una figura di garanzia della legalità.

Contestualmente, però, in Parlamento è stato depositato un disegno di legge denominato “liberiamo i sindaci”, che riprende proprio una delle idee della riforma Madia: istituire, almeno nei comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti, al posto del segretario comunale un “dirigente apicale”, selezionato senza concorso alcuno ma incaricato sulla base di un esclusivo rapporto “di fiducia” col sindaco.

Un perfetto esempio di spoils system e di attribuzione di incarichi delicatissimi per il difficile equilibrio tra indirizzo politico (esprimendo il quale si reputa che tutto, davvero tutto, sia permesso e possibile) e traduzione amministrativa (mediante la quale si evidenzia che non proprio tutto è possibile e comunque i modi per giungere agli obiettivi debbono rispettare certi vincoli).

Se proprio il segretario non si può abolire, tanto vale accentuarne ancora la configurazione politica.

Le grida di allarme per l’attuale carenza di segretari, in questo quadro ed in assenza di qualsivoglia critica sul perché e come si sia giunti in questa condizione, considerando l’iniziativa normativa ancora affezionata ad una riforma, quella Madia, che voleva estirpare i segretari, lasciano aperto il sospetto che esse siano funzionali non ad una revisione critica di 22 anni di normativa piuttosto fallimentare, bensì ad estendere anche ai piccoli comuni la scelta “fiduciaria” (per non chiamarla politicizzata) del vertice organizzativo degli enti locali.

L’esperienza insegna: anche se un intento politico risulti troppo costoso, vistosamente non coperto finanziariamente o in conflitto con norme e regole, ciò che conta è che nessuno, ai vertici, lo evidenzi.

Foto: Pixabay

Questo articolo è stato pubblicato qui

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