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Sea Watch e non solo: testimonianza di una giornalista-attivista

Mentre scrivo la drammatica vicenda dei migranti salvati dalla Sea Watch e rimasti bloccati per quasi due settimane in mare nell’ennesimo, cinico braccio di ferro tra Italia e resto d’Europa non si è ancora conclusa, ma avendola seguita con passione mi sento di sottolinearne alcuni aspetti che vanno al di là della cronaca in continua evoluzione.

di Anna Polo

(Foto di https://www.facebook.com/seawatchpr...)

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese

La campagna di criminalizzazione della solidarietà verso i migranti va avanti ormai da oltre due anni – e non solo in Italia. A ogni nuovo episodio si ha l’impressione di aver toccato il fondo e invece succede qualcosa di ancora più impensabile e ignobile. E non solo nei fatti – migliaia di persone torturate, stuprate e vendute in Libia e quando riescono a scappare da quell’inferno lasciate annegare nel Mediterraneo, altre migliaia ammassate nei campi profughi lungo la rotta balcanica, per non parlare di chi muore nel tentativo di attraversare il blindatissimo confine tra Messico e Stati Uniti – ma anche nei termini usati, nei discorsi sempre più deliranti, volgari, sessisti e violenti e nelle bugie spudorate e senza fine.

Giorgia Meloni propone di affondare la Sea Watch, Salvini la definisce da giorni “nave pirata”, liquida sprezzante la sua capitana Carola Rakete come una “sbruffoncella che fa politica sulla pelle dei migranti” (e lui no?), dichiara “possono restare lì fino a Natale”, invoca la “sacra difesa dei confini della patria”, manco fossimo in guerra, dichiara “mi sono rotto le palle”, come se fosse al bar e ripete ossessivo l’assurdità delle Ong complici degli scafisti. Il proclama bellicoso “Non sbarcheranno mai!” poi sembra più la sparata da gradasso di un comandante che arringa le sue truppe che una dichiarazione realistica (alla fine i migranti salvati sbarcano sempre, ma dopo un’attesa crudele e del tutto inutile).

Il contrasto tra questo linguaggio indegno di un ministro della Repubblica (per fortuna la Meloni non lo è) e le dichiarazioni pacate e coraggiose della capitana della Sea Watch non potrebbe essere più grande: là dove Salvini fa il forte con i deboli, dicendosi pronto a “schierare la forza pubblica” contro persone stremate e vulnerabili, Carola Rakete afferma con semplicità: “So cosa rischio, ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo”. E il rischio non è da poco, in base al decreto sicurezza appena approvato dal governo: multa fino a 50.000 euro, confisca della nave e incriminazione per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Eppure, come tutti i Giusti che a cominciare da Antigone nel corso della storia hanno scelto di disobbedire alle leggi inique, nelle sue parole si sente la coerenza di chi mette la salvezza di altri esseri umani al di sopra di tutto, anche con un grande rischio personale.

E’ proprio questo che alla fine alimenta la speranza: chi aiuta e salva i migranti rappresenta oggi l’avanguardia di un’umanità che non vuole arrendersi a politiche brutali, ma tanti altri si stanno unendo a quella che per ora è una minoranza – è vero, inutile negarlo – ma che non lo resterà a lungo. E in questo senso il compito di “verità e giustizia” degli attivisti, dei giornalisti e di chi, come me, è un po’ tutte e due le cose è irrinunciabile e fondamentale.

 

Disegno di Francesco Piobbichi, attivista di Mediterranean Hope e membro del Forum Lampedusa Solidale.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di Enzo Salvà (---.---.---.64) 27 giugno 16:55
    Enzo Salvà

    Anna Polo, d’accordo con Lei, sto con "LA CAPITANA". La prego di fare attenzione quando si parla d’Europa. E’ ora che si chiarisca bene che sono i singoli Paesi Europei ipocriti e cinici. 

    Del resto il Parlamento Europeo ha votato già a novembre 2017 il superamento del Trattato di Dublino con l’eliminazione del concetto di "primo ingresso" e ripartizione "obbligatoria" dei migranti. Pur essendo stato votato con ampia maggioranza, chiederei a chi ha votato no, M5S, a chi si è astenuto, Lega, che cosa volevano ottenere, ed al Consiglio dei Capi di Stato e di Governo, in particolare Visegrad, se non si tolgono finalmente dai cosiddetti e smettono di intralciare il Parlamento che è espressione dei Popoli Europei. (non mi riferisco alla Commissione ma ai 28 capi di Stato e di Governo) 

    Peraltro se l’Italia vuole qualche cosa dall’Europa, essendo sempre assente alle riunioni, vuol dire che NON VUOLE un cambiamento dello status quo, vuole proprio queste situazioni probabilmente a fini elettorali propagandistici.

    Ma gli italiani concordano con quanto sta accadendo, anzi gonfiano il petto e sproloquiano e sono ben felici di dimostrarsi forti con dei poveracci. Poveracci noi!

    Un Saluto

    Es.

  • Di Enzo Salvà (---.---.---.27) 29 giugno 12:56
    Enzo Salvà

    Caro Paolo, la risposta è nel post di Fissore.

  • Di pv21 (---.---.---.75) 30 giugno 19:14

    VOCIARE > Il “succo” sono degli esseri umani in fuga da guerre, fame e pestilenze. I “gratificatisono gli interpreti di articoli e servizi d’informazione amplificati sul web.

    Nessuno può negare che per le navi Ong il “soccorrererappresenta un vero e proprio business. Al pari dell’impatto (audience) dei generati proclami e slogan d’impronta politica e sociale.


    Le cosiddette “navi fantasma” non fanno il clamore di una comandante che pur di approdare “schiaccia” (per errore!) una motovedetta più piccola contro la banchina.


    L’importante è avere l’occasione per “vociare”: pro e contro.

    Tanta energia spesa nell’auto gratificarsi echeggia lo stile tipico di un Dossier Arroganza

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