Il morale e il penale. Qual è più importante?
Avvertenza: l’articolo che stai per leggere è frutto di una mia opinione. La quale è opinabile da te e da altri (forse la maggioranza), poiché del tutto personale.
Sulla validità degli scritti di Marco Travaglio non credo qualcuno senta la necessità di un mio parere, che potrebbe apparire anche scontato ai più.
Tuttavia, ultimamente Travaglio e altri sembrano vittima della sindrome di Stoccolma. Cioè, della sindrome della vittima che comincia a giustificare qualcuna delle attenzioni che gli riserva il suo aguzzino.
Scrivo ciò perché a furia di sentirsi dire frasi del tipo, ”parli sempre di B.”, “qualcosa di buono l’avrà fatta B. ammettilo”, “sei solo un anti-B.”, Travaglio deve essersi convinto che ogni tanto si deve dare ragione agli sgherri di B. Anche a prescindere dalla logica, della quale ogni tanto si può fare a meno.
Così a margine dell’ultima vicenda su prostituzione e stili di vita di B. medesimo, si legge e si sente spesso Travaglio dire di essere totalmente disinteressato al privato del Premier, perché è meglio concentrarsi soltanto su eventuali reati.
Ancora, il vicedirettore del Fatto spiega che le campagne scandalistiche di qualche giornale (preciso riferimento a Repubblica) rischiano di derubricare le gesta del Premier a gossip d’accatto spostando l’attenzione dai veri problemi di queste vicende: la sicurezza del Presidente, possibile vittima di ricatti e gli abusi di potere.
Altro effetto collaterale spiega Travaglio, è quello di offrire il fianco a facili strumentalizzazioni del centrodestra e della stampa vicina, i quali non aspettano altro che un assist per ridurre gli scandali del Premier a campagne moralistiche o a gossip della sinistra.
Dunque, dico perché non sono affatto d’accordo.
Travaglio dovrebbe spiegare perché un Presidente del Consiglio che ostenta la sua famigliola sorridente mandando in tutte le case degli italiani un opuscolo non richiesto che ne celebra l’unità, non dovrebbe essere oggetto di domande e di “campagne” su presunte (o provate) frequentazioni con prostitute.
Travaglio dovrebbe inoltre spiegare perché un Presidente del Consiglio che partecipa al Family Day ed elogia il matrimonio e le unioni durature tra uomo e donna, non dovrebbe poi spiegare la sua vita disordinata agli stessi italiani a cui ha raccontato di vivere in una famiglia-modello.
O Travaglio pensa come il Cavaliere (!), che sia lecito ostentare l’aureola da marito-padre modello quando bisogna accaparrarsi qualche voto e invece, rivendicare uno stile di vita libertino nel momento in cui si devono giustificare comportamenti discutibili?
Delle due, l’una: o si deve stare in ogni caso sotto la luce dei riflettori (come è normale che sia per un uomo pubblico), oppure si deve proteggere la propria privacy sempre e comunque.
Anche se ci si potrebbe lucrare sopra, in termini elettorali.
Infine, senza voler scomodare Cicerone per simili bassezze, sarebbe bene pretendere dalla classe dirigente comportamenti da poter prendere a modello e non solo il rispetto elementare del codice Penale.
E questo non è moralismo, ma buon senso condiviso dal resto delle democrazie occidentali e non.
E ricordiamoci che di solito l’accusa di moralismo proviene dagli immorali che devono in qualche modo giustificare la propria condotta, della quale si vergognano e non ne vanno evidentemente fieri.
Altrimenti lascerebbero liberi i moralisti di parlare e “rosicare”, o no?
Perciò caro Travaglio, ci auguriamo che tu guarisca presto da questa maledetta sindrome, certi della repellenza della tua penna alle giustificazioni berlusconiane.
Si deve distinguere tra moralità e moralismo. La moralità è la coerenza fra valori e (...)
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