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Sblocca Italia e inceneritori: “La nostra salute non è in vendita!”. La protesta dei movimenti

Flashmob

ROMA – Cosa rimarrà del “bel paese” dopo lo Sblocca Italia? Probabilmente solo il nome di un noto formaggio. Terre e mari della penisola saranno stati intanto trivellati senza pietà alla ricerca di oro nero o gas, ferendo mortalmente un paesaggio le cui bellezze rimarranno scolpite nei racconti dei viaggiatori dell’ottocento e del primo novecento.

Paolo Simonini, Fermiamo Cupinoro

E se non bastasse, altre pericolose nuvole sono già visibili all’orizzonte. Non portano piogge ma fumi velenosi piene di diossine e metalli pesanti. Sono quelli prodotti dai 42 inceneritori e quelli che verranno emessi da altri 18 previsti da alcuni articoli dell’ormai famigerato Sblocca Italia, che finanzia processi di combustione dei rifiuti spacciandoli per una strada obbligata per chiudere le discariche. D’accordo con questa interpretazione sono i rappresentanti dei movimenti provenienti, oltre che dal Lazio, dalla Lombardia, dalla Liguria, dalla Toscana, dalla Sardegna, l’isola dei sogni solo per turisti, e dalla martoriata Campania, felix tanto tempo fa.

Con il coordinamento di Zero Waste Lazio, sigle diverse – da Fare Verde a Cittadinanzattiva, da Fermiamo Cupinoro a Medicina Democratica, da Slow Food a ISDE-Medici per l’ambiente e molte altre - si sono date appuntamento a piazza Montecitorio, di fronte all’ingresso della Camera dei Deputati e a due passi da Palazzo Chigi. L’occasione era fornita dalla Conferenza Stato-Regioni, convocata il 9 settembre per approvare il decreto attuativo dell’articolo 35, che avrebbe dovuto svolgersi a Roma ma spostata all’ultimo momento, troppo tardi per rinviare la manifestazione.

Massimo Piras, portavoce di Zero Waste Lazio, riassume quella che è la strada maestra condivisa da tutti i movimenti: recuperare i materiali senza bruciare nulla. Lo Sblocca Italia che prevede la combustione dei rifiuti compresi quelli speciali, omette di citare che, oltre gli effetti collaterali delle emissioni, ogni inceneritore ha bisogno di una “nuova e grande discarica di servizio" dove andare a collocare ulteriori e più pericolosi rifiuti.

Massimo Piras, Zero Waste Lazio

Ma allora perché non incentivare la raccolta porta a porta, perché non promuovere il riciclo e il riuso dei materiali, perché non aumentare il numero di siti per il trattamento aerobico dei rifiuti organici e la produzione di compost di qualità? La risposta è semplice: i rifiuti sono un grande business per le grandi aziende perché ai cittadini costano sino a tre volte in più rispetto alla raccolta porta a porta differenziata e quindi meglio premiare la rendita della speculazione dei rifiuti che incamminarsi su una strada più virtuosa, più complessa ma sicuramente più sicura per la salute dei cittadini. Eppure, nonostante la logica, non sembra questo l’orientamento del governo Renzi, sicuramente tra i più lontani dai temi della salute e dell’ambiente.

Pippo Civati

Alla manifestazione era anche presente con la sua croce di legno Paolo Francesco Simonini (foto) del movimento Fermiamo Cupinoro, la località a pochi chilometri dalla necropoli etrusca di Cerveteri e dal lago di Bracciano, destinata a diventare una nuova Malagrotta. Simonini, dalla fine di luglio, ha installato una tenda proprio di fronte alla discarica di Cupinoro. Dopo aver iniziato uno sciopero della fame, per sventare i piani della Regione Lazio di realizzare un impianto a biogas e un altro per il trattamento dei rifiuti indifferenziati, Simonini ha scritto anche molte lettere a Papa Francesco, tra i pochi ritenuti credibili nella difesa delll’ambiente. La prima lettera del 20 luglio, ripresa da molti giornali per i suoi contenuti rilevanti, inizia con:

“Ciao Giorgio Francesco. Mi chiamo Paolo Francesco”… “Sono qui perché non riesco più a tollerare di essere avvelenato e truffato. Di vedere i cumuli di rifiuti ai lati delle strade, l’aria nera della centrale di Civitavecchia che ogni mattina si distende sul mare, di vedere i miei amici morire di cancro. Di sapere che vogliono costruire centinaia di nuove centrali, pardòn biocentrali – bioinutili e bioinquinanti. Di ascoltare menzogne. Di mangiare cibo avvelenato, siamo diventati allergici anche al pane. Di comprare roba di plastica, plastica, plastica e sapere che resterà per secoli nell’ambiente o si trasformerà in veleno quando sarà bruciata e la respirerò”.

Tutto vero, semplice e drammatico nella sua evidenza. Ma dove sono i cittadini?

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