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Sardine: libera nascita di un movimento

Dalla felice intuizione e dalla pacata, gioiosa determinazione di quattro giovani bolognesi – ricchi sia di arte che di parte ­– è nato questo movimento improvviso e sorprendente che ha già riempito due piazze emiliane di gente comune.

Gente che non ha risposto al richiamo di un partito o di una qualsiasi altra struttura comunque articolata, ma solo alla richiesta di essere presente in un momento decisamente cupo della vita nazionale.

Un momento in cui sembra che la maggior parte degli italiani sia sensibile alle lugubri parole d’ordine di un tempo che si sperava non tornasse più e che invece si affaccia con sempre maggior protervia con astio reiterato verso chi afferma e vuole parlare di naturale uguaglianza di tutti gli esseri umani.

Queste piazze sono proprio la dimostrazione che invece si può essere tutti uguali in quanto esseri umani. Chi mai può dire quanti bianchi o neri o gialli c'erano sotto gli ombrelli di Modena?

E se è vero che tutti gli esseri umani nascono uguali, al di là del colore della pelle o degli occhi, e che poi, ma solo POI, diventano diversi, per cultura, tradizione, convinzioni politiche, fedi religiose e quant’altro, queste piazze piene di "sardine" ­– senza una bandiera o uno striscione o un qualsiasi richiamo a una specifica identità partitica – sono la più chiara dimostrazione che qualcosa è nato; un movimento, di massa e democratico, antifascista e antirazzista, di cui si sentiva un enorme bisogno.

Un movimento unitario e pacifico come di più non si può, un movimento spontaneo e per questo sentito come proprio da una moltitudine che raramente ha dato segno di tale compattezza, che non ha certo bisogno di sventolare mille bandiere ogni cento persone presenti per sentirsi in tanti.

Non un movimento che racconta per l'ennesima volta la necessità di essere "oltre la destra e la sinistra", come tante pretese farlocche sentite negli ultimi anni, ma che rivendica in pieno il suo essere di parte e di essere nato per l'impellente necessità di contrastare a viso aperto lo strapotere mediatico di Salvini & Co. mettendo da parte i mille distinguo che hanno ridotto l'area democratica a un puzzle inestricabile di partiti, partitini e microparticelle tanto numerose quanto è ipertrofico l'ego dei suoi leader.

Verrà poi il momento dei necessari distinguo perché un comunista non è la stessa cosa di un radicale che non è la stessa cosa di un socialista che non è la stessa cosa di un liberale e così via, ma oggi il movimento è fatto di nuovi nati tutti uguali, senza distinzioni fra di loro. Uguali in quanto esseri umani che rifiutano l’idea leghista e fascista che esistano alcuni più uguali di altri.

Chiunque volesse portare oggi un segno identitario suo proprio si macchierebbe di una colpa grave: causare l'immediata frantumazione di questo insieme nei mille sottoinsiemi noti della distinzione partitica. Un infanticidio senza scusanti.

Ma se così non sarà potrà essere vissuta la bellezza di una nascita creativamente intelligente che si fonda su due soli elementi “programmatici”: difendere e realizzare la Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza, che è per ciò stesso antifascista, e rifiutare la Nuova Destra con le sue narrazioni.

Rifiutare la nuova destra, cioè quella dei porti chiusi, del ‘prima gli italiani’, della ignobile ipocrisia della famiglia tradizionale (riproposta pur di negare diritti agli altri), della necessità dei rigori della legge (quando non riguardano se stessi, ovviamente), delle reiterate offese a Ilaria Cucchi – colpevole di aver cercato caparbiamente una verità che le istituzioni le volevano a tutti i costi negare ­– e della porta in faccia a una dignitosissima signora ebrea, Liliana Segre, colpevole ai loro occhi di essere stata nominata senatrice a vita essendo ‘di parte’, ma che in realtà li offende per essere ancora viva nonostante tutto. La destra che ha votato in Parlamento che Ruby era davvero la nipote di un raìs egiziano, la destra delle continue notizie false sparse a piene mani, la destra delle mazzette sul Mose che poi si chiede, cascando dalle nuvole, perché mai il Mose non sia in funzione, la destra che tratta sottobanco la compravendita di gas russo, per intascarsi milioni di rubli dopo che già ha rubato a piene mani milioni di euro di finanziamenti pubblici. La destra guidata da uno che prima grida arrogantemente “arrestatemi pure” e poi si nasconde di corsa, da vero cuordileone di latta, dietro l’immunità parlamentare.

E se indiscutibilmente questa nuova destra ha vinto le ultime elezioni europee con 13 milioni complessivi di voti, ebbene non dimentichiamoci che gli altri 47 milioni di italiani non l’hanno votata.

LORO sono la minoranza in questo paese. Ed è l’ora che qualcuno glielo ricordi.

Foto: 6000Sardine/Facebook

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