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Sanità e Sistema Sanitario "sostenibile"

Il Sistema Nazionale italiano, ormai molte ombre e poche luci. E pensare che eravamo eccellenza ...

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L’anno scorso l’Istat ha diffuso per la prima volta le stime sul sistema dei conti della sanità italiana. Nel 2016 la spesa sanitaria corrente è pari a 149.500 milioni di euro, con un’incidenza sul Pil dell’8,9%, ed è sostenuta per il 75% dal settore pubblico e per la restante parte dal settore privato.

La spesa per l'assistenza sanitaria per cura e riabilitazione nel 2016 risulta essere pari a 82.032 milioni di euro, con un’incidenza del 54,9% sul totale della spesa sanitaria e del 4,9% sul Pil. La seconda componente di spesa è quella per prodotti farmaceutici e altri apparecchi terapeutici, con 31.106 milioni di euro e una quota del 20,8% del totale. Un bel ‘giro di affari’.

E veniamo a noi, come si dice. Recentemente mi è capitato di venire a conoscenza che è sparito dal banco farmaci, di tutta Italia la molecola della ampicillina, non si produce più. Sono rimasta sconcertata. Mi si potrebbe obiettare che probabilmente il principio è stato sostituito con altri migliori. Purtroppo l’obiezione è mal riposta. No, il principio attivo dell’antibiotico derivante dall’ampicillina non è più in commercio, e non vi sono sostitutivi, per via del costo troppo basso che lo rende poco conveniente alla rivendita. Ora chi legge m’insegna che quanto un medicinale costa meno, tanto più è efficace e sicuro, in quanto è in commercio da molti anni, proviene da altro progresso, precedente all’attuale, quando gli interessi finanziari avevano poca stoffa da cucire e l’interesse sociale era al primo posto, di conseguenza gode di buona reputazione, se non altro ha lunghi anni di esperienza diretta. Ebbene questo tipo di farmaci sta sparendo dalle rivendite … perché non è l’unico farmaco ‘di vecchia data’ che non si trova più. Come se fossero cosmetici!

E pensare che proprio in questa ultima legislatura si discuteva di avviare la rivendita di alcuni farmaci sui banchi non necessariamente farmaceutici. Per dirla in breve anche nei supermercati, ad esempio, con un responsabile di rivendita. E invece, al contrario, sono spariti del tutto. Posso dire che ho perso l’antibiotico? E sì, forse lo posso dire. E con esso il diritto a potermi curare come sono abituata. Ed il fatto che questo tipo di cura mi ha portata in buona salute fin qui, deve pur voler dire qualcosa. E ora?

‘E ora?’ è una domanda che in molti si stanno facendo. Casi ben più gravi si stanno diffondendo sul nostro territorio al punto che ormai si parla di “Sanità malata”. Così ci affidiamo, per la cura della nostra salute, a chi è più ammalato di noi! Ma cosa sta capitando? La risposta è sempre la stessa: crisi economica, diffusa e generalizzata… 

Secondo un’indagine conoscitiva della 12a Commissione permanente - Igiene e Sanità - del Senato della Repubblica Italiana, dire che nel nostro paese la Sanità è al collasso e rimarrà così per molti anni, vuol dire essere ottimisti. Sì, siamo rovinati, ma non è tanto un problema economico. Nonostante le contenute dimensioni della spesa sanitaria (in rapporto al Pil e in valore assoluto), il SSN è stato sottoposto negli ultimi anni a notevoli restrizioni (finanziarie, di personale, tecnologiche e strutturali), soprattutto nelle regioni sottoposte a piano di rientro, come la Regione Campania in primis, che hanno contribuito a contenere la spesa ma che stanno producendo effetti preoccupanti sulla capacità` di erogare i servizi e sul funzionamento stesso del sistema, contribuendo ad alimentare le importanti disomogeneità presenti tra le varie regioni e di conseguenza l’equità del sistema ma producendo anche un aumento dei ‘danni ai pazienti’ mai registrato fino ad ora. Crisi economica e restrizioni alla sanità pubblica stanno pregiudicando le condizioni di accesso ai servizi sanitari, soprattutto fra le categorie più deboli e nelle regioni più in difficolta`, aggravando le già importanti diseguaglianze sociali e territoriali esistenti nel Paese. Gli strumenti di governo della spesa sanitaria pubblica non possono prescindere dagli effetti sulle diseguaglianze nella tutela della salute.

 

E spesso questa tutela viene meno. Negli ultimi anni, il SSN è stato interessato da una serie di interventi, convenuti in sede pattizia tra Stato e Regioni, che gradualmente hanno permesso l’implementazione di un articolato sistema di governance che non ha precedenti nella Pubblica Amministrazione, nazionale ed internazionale, sviluppando, prima in questo settore, quelle azioni di revisione della spesa, oggi in discussione in molti altri settori. Azioni che consentendo di ridurre i disavanzi e contenere la dinamica della spesa. Tuttavia l’invecchiamento della popolazione, soprattutto l’invecchiamento in buona salute, è un’importante conquista sociale e non può continuare ad essere considerato, come dimostrano rigorosi studi internazionali, un drammatico fattore di crescita della spesa sanitaria e una grave minaccia per la sostenibilità del sistema. I molteplici vincoli imposti alla spesa e alla dotazione del personale stanno indebolendo il servizio sanitario in generale, elevando l’età media dei dipendenti e demotivando la principale risorsa su cui può contare un sistema di tutela della salute. Una accurata revisione dei vincoli vigenti introducendo elementi di flessibilità, soprattutto ove ciò causa effetti perversi, appare necessaria per la salvaguardia e la sostenibilità del sistema. Il punto di maggior forza del nostro sistema sanitario nazionale, come di quello mondiale, è la prevenzione che può contribuire in maniera significativa non solo alla salute della popolazione ma anche alla sostenibilità del sistema. La maggior parte degli interventi sugli stili di vita e sui programmi di screening e vaccinali (controllando gli effetti sulla salute di ogni singolo paziente, una volta questi dati rientravano nelle ricerche per il perfezionamento farmacologico e del sistema) producono effetti consistenti soprattutto se si considera una prospettiva più ampia che supera l’ambito dei costi sanitari diretti e indiretti ma considera l’ambito sociale. Lo sviluppo di politiche per la prevenzione e la riduzione dei fattori di rischio sulla vita e sulla salute di un ambiente contaminato, insalubre e poco sicuro può ridurre in modo significativo i costi sociali ed economici (compresi quelli sanitari) che ricadono sulla collettività, in particolare a danno delle persone socialmente più svantaggiate.

Non si può obbligare la cittadinanza a sentirsi come ‘sopravvissuti del tremila’ da avviare all’estinzione Le liste d’attesa, il ricorso sempre più frequente al privato e l’aumento progressivo della compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria, impone un serio ripensamento a livello politico nella definizione dei nuovi livelli essenziali di assistenza (LEA) che possano rispondere alle nuove esigenze di salute dei cittadini, nella ridefinizione dei criteri di esenzione e dei ticket. Roy Romanow nelle conclusioni della Commission on the Future of Health Care in Canada sostiene: «il sistema è tanto sostenibile quanto noi vogliamo che lo sia».

Non si tratta di un problema economico ma si tratta di definire i princıpi che consentono di specificare i termini della sostenibilità di un sistema sanitario. Un sistema deve essere sostenibile per cosa? Per la salute generale o per la politica ?

 

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