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 Home page > Tribuna Libera > Salvini sugli altari e Di Maio nella polvere. Con un però

Salvini sugli altari e Di Maio nella polvere. Con un però

Il voto delle elezioni regionali in Umbria è andato molto al di là delle previsioni. Certo dopo lo scandalo sulla sanità della giunta targata Catiuscia Marini (PD) l'esito era scontato, ma sono le proporzioni ad essere clamorose.

 E' pur vero che nelle amministrative locali precedenti il centro destra a trazione Salvini si era già aggiudicato tutte le città umbre più importanti. Persino Terni, storica roccaforte rossa con le sue acciaierie simbolo del proletariato comunista, era già passata di mano. Quindi fine definitiva di sessantanni da regione rossa, adesso è diventata verde-nero che sono i colori sociali di Lega e Fratelli d'Italia. Auguri alla nuova presidente della regione d.ssa Tesei.

Dunque il 60 a 40 inflitto dalla destra a guida Salvini all'accrocchio Zingaretti - Di Maio, è stato il suggello di una sconfitta annunciata. Tuttavia chi ci ha rimesso di più, e la faccenda ormai si sta cronicizzando, è stato il M5S che si è dimezzato rispetto alle regionali precedenti e addirittura ridotto ad un quarto rispetto alle politiche del 2018.

Logico quindi che mentre Salvini e Meloni stanno facendo la ruota come i pavoni, prefigurando altri sfraceli nelle prossime tornate regionali, nel campo avverso regni lo sconforto più totale. Zingaretti comincia a dubitare su future intese con Di Maio e il M5S è in piena sindrome da sconfitta, dal momento che quando si allea, a qualunque titolo o ragione, con un altro soggetto politico, dimezza il proprio consenso. Ma vediamo di trarre una morale da questa vicenda, con una premessa doverosa: "Un bacino di 200.000 elettori non è sufficiente per chiedere la dipartita del governo Conte 2". Dovranno avvenire altri passaggi a partire dal gennaio prossimo.

La pesante sconfitta del M5S non è frutto del caso, non è la prima a livello di elezioni amministrative, ma non solo non sarà l'ultima ma rischia di chiudere definitivamente la storia politica del Movimento. Vengono citate molteplici cause, dall'abbandono del fondatore Beppe Grillo, succedutosi alla dipartita di Casaleggio senior, alla conduzione di Di Maio al quale si imputa una bulimia da protagonismo associata ad errori strategici clamorosi. Ultimo quello di buttarsi in una alleanza col PD proprio nell'unico contesto locale da evitare come la peste e per di più con un candidato improvvisato, che proveniva da ambienti di centro destra. Chiaro che l'elettore preferisce votare l'originale e non una copia sbiadita. Aggiungiamoci inoltre le spaccature interne al movimento tra i duri e puri dell'andare sempre da soli e coloro che cercano una strada istituzionale praticabile per portare avanti il programma riformatore del paese.

Però tutto questo non è sufficiente a spiegare il declino rapido e apparentemente irreversibile verso l'evaporazione del M5S. La spiegazione infatti è un'altra. La verità è che gli italiani, nella loro stragrande maggioranza, vogliono togliersi dalle scatole, al più presto e per sempre, questi intrusi che vagheggiano di riformare il paese con parole d'ordine tipo " lotta alla corruzione" oppure "manette agli evasori ". Messaggi che suonano come un allarme rosso nel DNA radicato di un popolo che nella corruzione e nella evasione fiscale ha forgiato il proprio stile di vita. Da quando il M5S è nato, ovvero circa una decina di anni orsono, c'è stato un bombardamento a palle incatenate da parte di tutti i media su questi dilettanti, sprovveduti, ignoranti, fannulloni, scappati di casa e via dicendo. Illustri opinion maker, su stampa ed emittenti televisive apparecchiate all'uopo, possiamo dire a unisono, hanno fatto a gara a chi la sparava più grossa, a chi li denigrava di più e peggio. 

Ultimi esempi in ordine di tempo; stamani su RAI 3 Augusto Minzolini, onnipresente grande firma del giornalismo nostrano,dopo varie considerazioni sul crollo elettorale grillino, sancisce questa verità (più o meno testuale) "... e certo se continui a parlare di manette agli evasori prima o poi la gente onesta si spaventa" . Ma come, ma non dovrebbero spaventarsi soltanto gli evasori? Ma allora siamo proprio un paese alla rovescia. Ho pensato ad un qui pro quo, magari non voleva dire proprio questo o forse sono io ad aver capito male. Niente affatto, in tarda mattinata su La 7, un'altra grande giornalista opinionista, ovvero Lina Palmerini, ha ripetuto, più o meno alla lettera, lo stesso concetto. Insomma i grillini sono giustizialisti e manettari e questo spaventa gli italiani onesti. E pensare che io credevo che semmai le persone oneste dovessero sentirsi finalmente gratificate da chi rifugge da metodi, diciamo disdicevoli viste le sentenze di condanna, tipo parentopoli, mazzettopoli, mafia capitale (pardon non si può più dire), sanitopoli, non pagare le tasse, fare fatture false, corrompere giudici, voto di scambio ecc... . A quanto pare pensavo male.

Ecco il vero motivo per il quale gli italiani, non tutti per fortuna ma sicuramente una larga maggioranza, sono diffidenti verso questi illusi sognatori che vagheggiano un mondo più giusto, dove l' "onestà" è un valore e non un problema . Insomma non li vogliono, sono considerati un corpo estraneo al sistema ben oliato da rimuovere al più presto. Venga chiunque, da Salvini a Renzi o persino un ritorno al futuro con Berlusconi, ma questi proprio no, questi proprio no..... no e no.

Auguri.

Foto: Regione Umbria News/Wikimedia

 

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