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Salvini e Meloni organizzano la marcia su Roma

Non sappiamo ancora se al grido " Eja-eja Alalà " oppure "Roma ladrona", la Lega di Matteo Salvini e F.d.I. di Giorgia Meloni, probabilmente con i rinforzi di Casa Pound, stanno organizzando per il 18 ottobre p.v. una colossale manifestazione a Roma. Intendono protestare contro l'accrocchio PD e M5S che, a loro dire, costituisce un grave scippo della democrazia. Giorgia Meloni è stata lapidaria "vogliono imbedire ai cittadini di andare a vodare", con il solito spiccato accento romanesco che, per un politico sempre sui media, richiederebbe una rivisitazione della lingua italiana o almeno un corso di dizione.

Dal canto suo Matteo Salvini nel lasciare gli uffici del Viminale ha dichiarato agli addetti "non è un addio ma solo un arrivederci". Nel frattempo continua la sua straripante propaganda sui social tesa a convalidare la tesi del complotto internazionale e quindi ad autoassolversi da ogni responsabilità per la fine del governo gialloverde. In aggiunta ribadisce la pervicacia nel salvare le poltrone da parte di un centinaio di parlamentari. Il riferimento è palesemente indirizzato ai "renziani" che contano circa trenta senatori e settanta deputati. Detta da un signore che sono quasi tre decenni che vive sulle spalle dei contribuenti senza avere mai provato a lavorare secondo canoni tradizionali, fa indubbiamente un certo effetto. Ma questo è il personaggio.

Nel frattempo proseguono i lavori per cercare di trovare un punto di caduta nella difficile operazione di saldatura tra il programma del M5S, assolutamente irrinunciabile, e quello del PD ugualmente assolutamente irrinunciabile. E' evidente che, a parte i punti sovrapponibili dei due programmi, qualcuno dovrà pur tuttavia rinunciare a qualcosa. 

A tal proposito i grillini ribadiscono di avere totale fiducia nel premier (in pectore) Conte, ritenuto come garante "super partes", mentre i piddini ribadiscono che Conte è espressione del M5S. Come dire che, se il buon giorno si vede dal mattino, siamo già all'inizio di un calvario destinato a durare non si sa quanto. Ma in entrambi gli schieramenti prevale la necessità "obtorto collo" di mettere in campo un accordo di governo che vada a fine legislatura per desalvinizzare il paese. Difatti la sola notizia della dipartita, dalle leve del potere ovviamente, di Matteo Salvini ha messo le ali alla borsa e fatto precipitare lo spread a valori insperati da parecchi anni. Chiaro quindi che anche nei gangli del potere economico finanziario internazionale, l'operazione "fuori la Lega" è oltremodo gradita.

La nascita dell'accrocchio PD + M5S fornirebbe, almeno sulla carta, una maggioranza parlamentare non dissimile numericamente dalla precedente LEGA+M5S, tuttavia altri soggetti politici si candidano per farne parte. Fra questi i LeU, che hanno nelle loro file personaggi come Fratoianni che, a proposito di immigrazione e lotta alle ONG e al fenomeno dello scafismo di ritorno, hanno idee del tutto opposte a quelle persino meno dirompenti del ciclo Minniti(PD), figuriamoci quindi in relazione al decreto sicurezza bis. Esponenti della sinistra viaggiavano infatti a bordo delle imbarcazioni delle ONG, non solo come sostenitori morali ma con intendimenti politici ben precisi. Su questo punto Salvini ha pronte mozioni per mettere una zeppa nel meccanismo di governo, avvalendosi anche dell'azione di disturbo delle Commissioni che ancora rimarranno in quota Lega fino alla loro scadenza , ovvero all'incirca ancora per tutto il 2020. Inoltre prepara una mozione sul TAV, per fare emergere le eventuali e naturali contraddizioni tra PD e M5S.

Insomma sarà guerra a tutto campo, ma nel frattempo la forza di trascinamento di Salvini subirà pesanti ridimensionamenti perché, per dirla in maniera andreottiana, " il potere logora chi non ce l'ha ".

Conclusione. Non so dire se la cura sarà peggio del male; non so se rallegrarmi per la sostituzione del troglodita istituzionale a favore dei vecchi marpioni del PD, che hanno viceversa assoluta padronanza degli strumenti costituzionali, ma che sono anche pronti a qualsiasi giravolta per il loro tornaconto. Un dubbio su tutti; sarà il M5S a "grillizzare" il PD, rendendolo meno incline a certi comportamenti, diciamo "disdicevoli", o viceversa sarà il PD a "pidizzare" il M5S, ovvero a depotenziarne la spinta legalitaria e di rispetto delle regole ?

Ai posteri l'ardua sentenza.

 

 



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