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Salute psicologica e omogenitorialità: nessuna differenza tra figli di coppie omo ed etero-genitoriali

Uno studio italiano confronta coppie gay, lesbiche ed eterosessuali, sconfessando le posizioni dei movimenti conservatori.

di Marco Boscolo

La punta dell’iceberg è la polemica nata per i manifesti che l’associazione Pro-Vita ha affisso in diverse strade di Roma per promuovere la campagna#StopUteroInAffitto. A essere prese di mira sono le famiglie gay con figli e lo slogan non può essere più chiaro: “due uomini non fanno una madre”.

Alla risposta dello scrittore e attivista Dario Accolla, “due uomini non faranno una madre, ma fanno di sicuro una famiglia”, ora si accoda idealmente l’ennesimo studio scientifico chesmentisce ancora una volta che i figli delle coppie omogenitoriali, siano esse composti da due uomini o due donne, abbiano difficoltà psicologiche.

A condurre la ricerca, pubblicata sul Journal of Developmental & Behavioral Pediatrics, è stato un gruppo di ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma.

Lo studio italiano

«I nostri risultati indicano che i figli di genitori dello stesso sesso stanno bene, sia in termini di adattamento psicologico che in termini di comportamento sociale”, sottolinea Roberto Baiocco, l’autore principale della ricerca. Sempre più studi arrivano alla stessa conclusione: non c’è differenza nello sviluppo psicologico e sociale di un figlio sulla base di come è composta la coppia di genitori.

Ma lo studio di Baiocco e colleghi ha il merito, per la prima volta, di prendere in considerazione un gruppo consistente di soggetti tutti italiani: 70 padri gay, 125 madri lesbiche e 195 coppie eterosessuali come gruppo di controllo, tutti con figli tra i 3 e gli 11 anni.

Non si tratta di un dettaglio secondario, perché a differenza che in altri paesi, nelle survey statistiche del nostro paese non sono conteggiate le famiglie omogenitoriali, per cui non esiste un database sul quale poter svolgere delle analisi. I ricercatori de La Sapienza se lo sono costruito.

Il test sommministrato a tutti i genitori coinvolti permette di misurare in maniera relativa (tra coppie gay e lesbiche versus etero) un punteggio che indica la capacità di agire con successo come genitori, prendendo in considerazione anche il consenso o la discrepanza di opinioni tra i membri della coppia su questo punto e tiene conto della funzionalità della famiglia e del benessere dei figli.

I risultati mostrano punteggi analoghi in tutti i campi per le coppie omogenitoriali e per quelle etero, confermando che non c’è differenza nel benessere della prole. Non solo, il punteggio dei figli delle coppie gay e lesbiche è nel normale range per questo tipo di test.

L’unica differenza? La fa la società

Uno studio precedente, su di un campione più piccolo, portato avanti sempre dal gruppo dell’Università La Sapienza, e apparso sul Developmental Psychology pubblicato dall’American Psychologycal Association sempre quest’anno, ha mostrato risultati simili: stesso benessere psicologico per bambini con due papà o due mamme versus coppia etero.

Lo studio registrava invece una certa ostilità dell’ambiente alle famiglie omogenitoriali nel nostro Paese, al punto da far scrivere agli autori che “i figli delle coppie dello stesso sesso hanno più probabilità di mostrare difficoltà nello sviluppo psicologico a causa dello stigma percepito nei confronti dei propri genitori“. Ovvero, non è il rapporto tra figlio e genitore a creare difficoltà, ma quello dovuto all’omofobia dell’ambiente esterno nei confronti dei genitori.

Da dove vengono le difficoltà di accettazione sociale delle coppie omogenitoriali, confermate anche dai report annuali di ILGA-Europe, l’associazione ombrello che monitora l’avanzamento dei diritti delle comunità LGBTQI+ nel nostro continente?

Un’indicazione potrebbe venire da un altro studioAttitudes towards same-sex parenting in Italy: the influence of traditional gender ideology, pubblicato su Culture, Health & Sexuality. “I risultati dimostrano che le credenze tradizionali sulla femminilità sono direttamente associate con un’attitudine negativa nei confronti dei genitori dello stesso sesso, mentre le convinzioni tradizionali sulla mascolinità hanno un effetto diretto significativo solo su due genitori maschi”.

Se nel caso del matrimonio tra persone dello stesso sesso il perno della questione era la fedeltà tra i coniugi, a muovere le campagne contro le famiglie arcobaleno e la gestazione per altri non sono i supposti danni ai figli – inesistenti – ma la messa in discussione dei ruoli del maschio e, soprattutto, della femmina nella nostra società.

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Questo articolo è stato pubblicato qui

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