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 Home page > Tribuna Libera > Salone del Libro di Torino: ancora ci tocca

Salone del Libro di Torino: ancora ci tocca

Mi scuso preventivamente se ritorno su un argomento già ampiamente trattato, ma vengo tirato per i capelli (e sono calvo) sull'ormai stantia diatriba sulla legittimità o meno della presenza al Salone del libro del famigerato stand.

Vengo tirato per gli inesistenti capelli da un lettore che ha commentato a più riprese sia il primo che il secondo dei miei articoli. Al primo commento ho risposto in modo pacato, argomentando le mie opinioni. Ai successivi commenti ho risposto prima con un pizzico di educata ironia, poi gettando nel cestino le obiezioni. Se qualcuno desidera ripetere ad libitum gli stessi concetti, mi sia consentito di rispondere in modo esaustivo una sola volta. Il commentatore però questa volta, l'ultima in ordine di tempo e temo ultima ormai solo questo modo, si avvale in questo caso della dotta citazione di un editorialista del Corriere dalla Sera per suffragare le proprie tesi. Temo però che abbia letto solo il titolo e non il contenuto. Avrebbe altrimenti letto che lo stesso editorialista incappa in quello che secondo la mia personalissima e sindacabilissima opinione, è un errore concettuale di fondo, da me già segnalato sia nel primo che nel secondo articolo, e sul quale si fondano in toto tutte le opinioni di quel genere: confondere la libertà di espressione con il desiderio di amplificazione.

Infatti nessuno che io sappia e tantomeno io si è permesso violare la libertà di espressione della casa editrice chiedendone la chiusura. Tali valutazioni, se e quando verranno prese, non spettano certo ad un due di picche come lo scrivente ma agli organi competenti, in primis la Magistratura. Ma non di questo si stava discutendo, quindi la libertà di espressione è lecita, garantita e rispettata. Per il desiderio di amplificazione però credo che ad entrambe le parti, sia per chi a favore sia per chi meno, spettino pari opportunità. Esistono in Italia centinaia di media nei vari settori della comunicazione ai quali ci si può rivolgere, ed ognuno di questi valuterà se accettare o meno un determinato inserzionista. Si tratta in questo caso di libero mercato, e nessuno desidera ne penserebbe mai di attaccarlo o intaccarlo. Mi si permetta però nel caso del Salone del Libro di inserire un interessante, legittimo e doveroso distinguo. Un salone non vive esclusivamente di propri proventi ma in parte (o buona parte) anche da contributi pubblici, pagati quindi dai cittadini, quindi ,in minima parte, anche da me. Si può affermare che dissentire dalla presenza al Salone dell'Editore Altofonte non leda in alcun modo la sua libertà di pubblicare libri o di esprimere pubblicamente il suo faro nella storia? Credo di sì. Si può affermare che la presenza su un determinato media dell'editore Altofonte sia competenza del media stesso mentre per il Salone, evento pubblico e dal pubblico pagato (anche da chi non è andato al Salone) meriti una maggiore e più oculata valutazione? Certo che sì. Può un editorialista trasformare un dissenziente dall'amplificazione di quel pensiero in un boia che mette il malcapitato editore alla gogna nel pubblico mercato? Credo di no. Anche in questo caso deve valere la libertà di espressione, che non riesco ancora a capire per quale oscuro mistero debba essere riservata solo ad una ideologia. 

Affermare quindi che Ernesto Galli Della Loggia è stato libero di sparare dalle importanti colonne del Corriere della Sera bordate a casaccio, fondandosi su una tesi minata alla base da una erronea e distorta equiparazione fra libertà di espressione e di amplificazione è stato comunque lecito? Credo di sì. E' ugualmente lecito il diritto dei bombardati decidere di non mettere la testa nella sabbia, come dei fissi e fessi struzzi? Sono certo di sì.

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