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Rugby e solidarietà: sostegno dopo un infortunio permanente

«Il rugby è una religione. Infatti ogni volta che dico a mia madre che ho una partita lei corre a prendere il rosario»
 
Fin quando non ci giochi credi che il rugby sia uno sport da capre, solo omaccioni che corrono e si prendono a testate sull’erba. Ma il rugby non lo puoi spiegare, lo devi sentire prima di guardarlo. Il rugby sta tutto in quei cinque minuti prima della partita, dopo il riscaldamento ed il riconoscimento dell’arbitro. Non ci sono occhi in quei cinque minuti, sono troppo bassi per essere visti, puoi solo sentire, con il naso e con le orecchie. Silfcamina e olio di canfora riempiono l’aria, e c’è solo il battere nervoso dei tacchetti d’acciaio sulle mattonelle. È assordante. È la sintesi di tutto, oltre le tattiche, la tenuta atletica e l’attitudine. È il rugby.

Non importa che si stia giocando il mondiale o la serie C2, la tensione che senti è sempre la stessa, ti giochi te stesso, sapendo che più importanti di te sono i tuoi compagni di squadra. Anche in questo il rugby è in paradossale disappunto con la società moderna. Sostieni il tuo compagno che qualcun altro sosterrà te. Nel rugby non ci sono starlette, si avanza in 15, insieme, con una palla che puoi passare solo indietro. È sempre rugby, ancora paradosso.
 
È il 16 novembre di quest’anno, quella tra Pistoia e Spezia del girone toscana di Serie C2, è una partita come tante altre giocate al freddo. Il freddo è quello che fa veramente paura ad un rugbysta. Quando fa freddo i muscoli non rispondono, funzionano a metà, e quando questo succede sono le ossa a dover supplire a questa mancanza. Ma le ossa non sono elastiche, le ossa si rompono.
 
In una mischia ordinata, dopo soli dieci minuti dal calcio d’inizio, il tallonatore dello Spezia, Alessandro Cosimo, 22 anni, si accascia a terra. La situazione si palesa per quel che è, il ragazzo non muove più gli arti inferiori. Viene trasportato nel più vicino ospedale e poi spostato in eliambulanza al CTO di Firenza, nel quale è sottoposto a sette ore di intervento.

 
La diagnosi parla di fratture alla zona del rachide cervicale, ed i dottori non sono ottimisti sperano che con la fisioterapia Alessandro possa recuperare almeno l’uso delle braccia.
 
Gioca da tempo a rugby Alessandro, quasi dieci anni, tutte le giovanili con lo Spezia e poi l’opportunità di giocare in prima squdra, ma il freddo quando sei in prima linea è impietoso, non c’è bisogno di avversari bastardi, basta una leva in quel groviglio di teste. Sarà andata così anche a Pistoia.
 
Alessandro, orfano di padre, lavorava per un’impresa edile, e rappresenta l’unica fonte di reddito per la sua famiglia. La gravità della situazione in tutti i suoi aspetti è chiara. Senza aggiungere altro, allego l’IBAN del conto della madre di Alessandro, per chiunque volesse partecipare alla gara di solidarietà che è stata lanciata nel mondo del rugby.
 
IBAN del conto: IT33Y0603010701000049625C00
  
 
G.M., prima linea…

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