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Ruanda, un anno fa la strage impunita dei rifugiati congolesi

Il 22 febbraio 2018 le forze di polizia del Ruanda aprirono il fuoco contro un gruppo di rifugiati congolesi che protestava di fronte all’ufficio dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) di Karongi e all’interno del campo di Kiziba.

Due giorni prima centinaia di rifugiati avevano marciato per 15 chilometri dal campo di Kiziba (nella foto © Unhcr/Frederic Noy) fino alla sede dell’agenzia Onu per i rifugiati chiedendo che venissero ripristinati i sussidi o, in alternativa, di essere rimpatriati o trasferiti in un paese terzo.

Nonostante fossero stati sollecitati a tornare indietro, i rifugiati rimasero a Karongi fino al 22, quando la polizia ruandese intervenne rovinosamente. Testimoni oculari riferirono che i rifugiati lanciarono sassi ma solo dopo che la polizia aveva cominciato a lanciare lacrimogeni in mezzo alla folla.

Alla fine delle proteste, rimasero sul terreno privi di vita 11 rifugiati: otto a Karongi, altri tre a Kiziba.

Nei mesi successivi vi furono altre sporadiche manifestazioni intorno a Kiziba, con altri feriti e un rifugiato deceduto dopo il ricovero in ospedale.

A distanza di un anno da quei tragici fatti, nonostante le sollecitazioni dell’Unhcr e di Amnesty International, nessun agente delle forze di polizia del Ruanda è stato mai indagato. In compenso, almeno 63 rifugiati congolesi sono stati accusati di “organizzazione e partecipazione a una manifestazione illegale”,”violenza contro pubblico ufficiale” e “diffusione di notizie false allo scopo di creare un’opinione pubblica internazionale ostile nei confronti del governo ruandese”

Questo articolo è stato pubblicato qui

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