Tre sconfitte nelle ultime quattro gare (guarda caso, tutte senza Capitan Totti) sono decisamente troppe per la pazienza di una tifoseria, quella romanista, che fin dal primo giorno di ritiro non ha fatto mancare il proprio sostegno al “Progetto Roma” accogliendo a braccia aperte l’uomo nuovo Luis Enrique, pescato – non si capisce perché – dal Barcellona B, quando forse la soluzione buona era già in casa e a buon prezzo, con la conferma dell’allenatore del momento, cioè quel Vincenzino Montella che, ironia della sorte, ha raccolto altri e più convinti applausi battendo 2 –
L'INCERTO DOMANI - C’è da preoccuparsi? Sì, perché quando una compagine dalle dichiarate ambizioni, seppure a media-lunga scadenza, becca ben tre goal di testa nella stessa partita, per giunta in casa, non può essere un caso. La difesa ha lacune che a tratti sembrano non risolvibili, amplificate dal pessimo stato di forma del portiere olandese Stekelemburg, sul quale il preparatore dei portieri, l’amatissimo Franco Tancredi, dovrà lavorare moltissimo, cominciando a chiedergli conto della non parata sul terzo goal di Ibra (al centro della porta) che ha di fatto chiuso i giochi. Ma non è sul singolo che vogliamo concentrare le nostre critiche. E’ l’intera organizzazione di gioco (già, ma quale gioco?), quella che il mister chiama “proposta”, che non appare all’altezza delle legittime aspettative di società e tifosi. Oltre a migliorare in fretta il proprio italiano, Enrique deve capire che