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 Home page > Tribuna Libera > Ritornare ad essere un porto "Sicuro" anche per gli Italiani

Ritornare ad essere un porto "Sicuro" anche per gli Italiani

Sembra essersi ufficialmente aperta una nuova stagione della politica nazionale e senza voler scomodare termini come coerenza e programmi, mi sono chiesto più volte quale fosse e soprattutto quale sarà la stella polare che guiderà chi ci governa nel prossimo (difficile) futuro.

Dopo una non troppo superficiale ricerca tra i politici che si sono affannati in questi giorni a trovare un terreno comune per costituire il Conte Bis, ho scoperto che anche in questa occasione il paese non è riuscito a trovare un argomento o valori comuni che non fossero l’odio e la battaglia contro il nemico di turno, oggi incarnato nell’ormai celeberrimo Capitano. Mi colpisce sempre l’incoerenza di chi richiama valori di pace, fratellanza ed accoglienza mentre incita in qualche caso (assai stupido e maldestro) all’eliminazione fisica e politica della controparte.

La non comune capacità di essere incoerenti con la propria (evidentemente finta) narrazione politica che celebra l’amore in tutte le forme ed i generi non riesce a superare l’antico vizio: combattere l’altro su qualsiasi terreno, soprattutto personale, ma non su quello politico. Mentre la sfida vera dovrebbe essere quella di superare gli eccessi di questo tempo, vincere la paura che si combatte con il coraggio delle scelte, con gli esempi, soprattutto nei comportamenti personali, sconfiggere le urla con la sobria pacatezza del fare, gli impropri con l’educazione, l’anti-politica con la politica - quella vera -, che non alimenta gli “animal instinct”, ma che risponde ai bisogni del presente e soprattutto a quelli delle future generazioni. Per chi non avesse ancora intuito perché troppo distratto ad inseguire le urla degli altri, gli italiani hanno una sola richiesta da esaudire, hanno un disperato bisogno di “SICUREZZA”.

Non banalmente quella legata al proprio confine casalingo o nazionale, ma nelle convinzioni, nel nutrire sentimenti di speranza dove possano coltivare il sogno che fare sacrifici per far studiare i propri figli garantirà loro un futuro migliore; che la nostra società premierà il merito, che la giustizia difenda veramente i deboli nei tempi giusti e con la giusta punizione; che il lavoro non sia l’eccezionale obiettivo di pochi fortunati; che i luoghi in cui viviamo siano salubri; che la crescita economica e sociale della nostra società elevi tutti ad una condizione migliore distribuendo in maniera equa e più saggia la ricchezza, evitando esagerate concentrazioni e la creazione di nuove povertà; che, infine, questo benedetto Paese sia il porto “sicuro” di chi lo abita, di chi ci investe, di chi disperatamente resiste e resta su questa nave sempre gremita dalla tempesta. Invece, troppe volte, abbiamo l’impressione che l’Italia sia un vascello preda della bonaccia che ha imbarcato un equipaggio litigioso ed ammutinato, con troppi ufficiali e presunti capitani e con pochi, pochissimi, marinai che cercano di salvare il salvabile, poggiano, cazzano, indicano la bussola e la terra in vista. Niente, il nostromo è impegnato a interpretare le stelle (anche in pieno giorno) ed il capitano troppo spesso è tentato dalla scialuppa di salvataggio; altri, invece, restano fermi in attesa che da sinistra giunga un soffio per ridare vento alle vele, mentre a dritta continuano ruggenti i marosi sullo scafo. E’ questa l’Italia che vogliamo?

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