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Referendum: Renzi-Zagrebelsky, perché il confronto è stato un disastro

Ho visto in differita il confronto Renzi-Zagrebelsky. Il professore è stato colto, elegante, argomentato e la sua superiorità tecnica è stata indiscutibile: tutto sbagliato, non poteva fare servizio peggiore al No. I referendum non sono gare di bellezza.

Quell’approccio sarebbe stato perfetto per un convegno di giuristi, una lezione in facoltà o nel salotto della contessa Maffei, ma i giuristi e gli intellettuali in generale, gli studenti di giurisprudenza e le contesse Maffei sono solo una piccola minoranza del paese. Se vai in televisione, la tua platea è fatta da tante signore Maria di Voghera, signori Mario pensionati di Rossano Calabro, Carlo ragioniere di Oristano, Giuseppe commerciante di Cantù, Luciana operaia tessile di Biella, Corrado falegname di Vicenza. Ed al referendum quelli decisivi sono questi e non le contesse Maffei.

Il primo errore del professore è stato non capire di fronte a quale platea parlava e, pertanto, è caduto con tutti due i piedi nel trappolone di Renzi: dimostrare che quelli del no sono i soliti parrucconi astratti, incomprensibili, incapaci di capire le urgenze politiche ed estranei alla cultura del “fare”, per cui non apprezzano gli sforzi di chi “fa”.

Demagogia? Sicuramente! Ma contro i demagoghi cultura ed eleganza non servono a niente. Voi volete vincere un torneo di chatch nel fango mandando Roberto Bolle? Lo spezzano in venti secondi netti.

Secondo errore del Professore (strettamente connesso al precedente): non saper parlare la lingua della gente, ma chiudersi in un tecnicismo appena attenuato.

Terzo errore: pensare che l’essere un grande giurista, docente ed ex Presidente della Corte Costituzionale, gli avrebbe conferito un’autorevolezza tale da schiacciare il suo illetterato interlocutore. Peccato che di questi titoli accademici ed istituzionali alle signore Maria non interessi un fico secco.

Quarto errore: non puntare assolutamente all’ostilità verso il governo e non usare un solo argomento di richiamo come il job act, i voucher, la buona scuola o i regali alle banche. Cosa c’entra con il referendum sulla riforma della Costituzione? In effetti molto poco, ma qui dobbiamo aizzare la folla contro chi ha proposto questa riforma: “Voi volete questa riforma per fare altre leggi contro i giovani come i Voucher”; “voi vi preparate ad abbattere la prima parte della Costituzione perché volete tagliare le pensioni e mettere in discussione i diritti acquisiti” ecc. Poche brevi frasi, messe qua e là. Ma il professore ha orrore di questi argomenti che guasterebbero la sua fine esposizione di sommo sacerdote del diritto.

Quinto errore: avere timore di attaccare il Pd in quanto tale perché si mantiene un residuo della vecchia alleanza contro Berlusconi. Il Pd di oggi non è un alleato o un ex alleato, ma il nemico da abbattere.

Sesto errore e maggiore di tutti gli altri: non capire nulla di tecnica televisiva. In primo luogo si può essere pacati ma si deve sempre essere aggressivi e decisi. In secondo luogo, se ti confronti con un tanghero che ti interrompe ogni due per tre, non ha senso imbarcarsi in un ragionamento molto articolato, ma devi rispondere con frasi secche e sprezzanti al limite della querela: se il tanghero dice “Questa è una offesa agli italiani” devi rispondere “l’offesa peggiore è un governo come il suo”; Se dice “Professore ho studiato sui suoi liberi” (sottolineando che tu sei un “professore”) rispondi “Peccato che non ci abbia capito niente!”. Se ti interrompe per la quarta volta: “Senta il referendum non l’ha ancora vinto, lasci parlare anche gli altri” oppure “Le accade mai di star zitto ed ascoltare?”

Ma, mi direte, non è al professor Zagrebelsky che si può chiedere questo comportamento, non ne sarebbe capace. Infatti: l’errore è stato mandare una persona distinta e colta come lui, in certi frangenti fa meglio un camionista. 

Ma, così ci mettiamo sullo stesso piano degli altri, mi direte. Esatto: quando ci si scontra militarmente si deve necessariamente stare sullo stesso piano dell’avversario. L’unico limite invalicabile che riconosco è il dovere di non dire cose false che ingannino l’ascoltatore, per il resto vale tutto, anche i colpi sotto la cintura. Mi pare che una volta lessi: la politica è la prosecuzione della guerra sotto altre forme o qualcosa del genere…

Altri due confronti come questi ed abbiamo perso il referendum. Per favore i giuristi teneteli per le cose che sanno fare: convegni con altri giuristi, articoli sui grandi quotidiani, incontri con gli studenti, ma guardatevi bene dal mandarli in televisione, per certe cose un Di Battista, un D’Alema o un Travaglio valgono cento Zagrebelsky.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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Commenti all'articolo

  • Di pv21 (---.---.---.105) 2 ottobre 2016 12:23

    TRASPARENZA >

    Per il premier RENZI non è affatto di sacrificio dover arrivare a mollare certi passaggi dell’Italicum, se non addirittura l’intera legge.

    Le sue reali aspettative sono tutte rivolte al buon esito del noto referendum confermativo.

    NULLA infatti può dargli altrettanto prestigio duraturo quanto l’essere ricordato come il leader politico che ha cambiato, in modo incisivo, la Costituzione e l’architettura Istituzionale dello Stato. E, di conseguenza, poter continuare a governare fino a fine legislatura per riproporsi alla prossima.

    Tanto più che delle future modifiche e integrazioni non cambierebbero il valore di siffatta riconosciuta paternità.


    Non solo.

    Visto il calendario dei passaggi, il premier Renzi (come l’anno scorso) può intanto ottenere, in via provvisoria, dalla Commissione UE quegli “eccezionali” margini di flessibilità così essenziali per “rimpolpare” la sua Legge di Stabilità del 2017. Puntando altresì sul fatto che, dopo appena 2 mesi da una vittoria su tale referendum, la stessa Commissione non troverebbe i motivi “validi” per un ripensamento.


    ERGO.

    INUTILE aspettarsi un puntuale confronto di merito sui contenuti.

    Le FURBERIE tattiche, ben condite di slogan roboanti, sono quello che serve per “scompaginare” il fronte del NO.

    La trasparenza non è certo prerogativa di un Dossier Arroganza

  • Di GeriSteve (---.---.---.95) 2 ottobre 2016 14:15

    Purtroppo e, ripeto: PURTROPPO le considerazioni espresse nell’articolo sono tutte giuste.
    Ormai la grande maggioranza di quelli che dovrebbero essere i cittadini sono dei consumatori di disinformazione televisiva, senza alcuna capacità nè volontà di approfondimento. Li si può convincere soltanto con gli slogan ben congegnati e ripetuti tante volte.

    Peraltro io rifiuto l’idea che "ci si debba mettere al pari di quelli".
    Giannuli cita una irrinunciabile differenza: non raccontare balle.
    Io ne aggiungo un’altra: invitare ed essere disponibili agli approfondimenti, non nei talk show, ma citando articoli e saggi da leggere.

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