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 Home page > Attualità > Media > Realtà virtuale e reale. La pia illusione di farle coincidere

Realtà virtuale e reale. La pia illusione di farle coincidere

Ricordate il Manifesto della comunicazione non ostile? 

Un documento che si può sottoscrivere liberamente (maggior informazioni qui) e che mette in fila tutte le buone pratiche per costruire una comunicazione non ostile nel nostro quotidiano, sia che si tratti di rete e di social che di vita reale.

Sostiene che la realtà virtuale debba coincidere con quella reale per realizzare una comunicazione positiva. In buona sostanza la raccomandazione, condivisibile, è la seguente:

Siate tanto coerenti in rete come lo siete nella vita reale

Ma siamo sicuri che sia sufficiente?

In fondo, stiamo parlando di maschere e le maschere, per chi decide di indossarle, servono proprio a questo, ad assumere un'altra identità.

Nel nostro caso un'identità social, che ci colloca in una realtà virtuale di cui spesso conosciamo molto poco e controlliamo ancora meno.

Virtuale è reale. Dico e scrivo in rete solamente ciò che intendo dire di persona

Questa è la regola numero uno del Manifesto. La domanda cui voglio rispondere è la seguente:

è una regola applicabile?

Ciò che chiamiamo realtà virtuale spesso è una "cortina di byte" dietro la quale ci nascondiamo tutti. La rete è uno strumento potentissimo per difendere il nostro virtuale dal nostro reale e viceversa.

La cortina di byte aiuta a farci sentire meno coinvolti nella conversazione e dunque più liberi, anche di esprimere i nostri istinti più repressi.

Nella nostra vita quotidiana seguiamo, chi più chi meno rigidamente delle regole di convivenza civile, ma in rete, in rete la possiamo sparare davvero grossa, e magari poi correggere il tiro con una divertente faccina.

Non ne siete convinti? Leggete qui:

Ecco la minaccia, bizzarra e maschia, che l'uomo più potente del mondo ha lanciato attraverso il web, giocando con questioni mica da ridere. A leggerla fa quasi rabbrividire, non trovate?

È violenta, provocatoria, impudente e avventata. Ma sapete qual'è la cosa più grave?

Nessuno gliene ha chiesto conto.

 

Un'affermazione del genere può produrre due tipi di reazioni, polarizzate.

  • L'una di rifiuto e di condanna
  • L'altra di accettazione ed emulazione

Se istintivamente avete detto di sì alla prima ipotesi, tornate un attimo a controllare quanti like e retweet ha ottenuto questa dichiarazione per rendervi conto che il mondo sta andando in una precisa direzione e noi ne siamo già in qualche modo travolti.

Ora la domanda è:

Sono pazzi coloro che usano la propria identità virtuale in modo appositamente provocatorio, violento, esagerato, profondamente diverso da ciò che farebbero nella vita reale?

Forse sì, forse no (non è il caso specifico).

Ma c'è una ragione per cui non esiste la coerenza cui il Manifesto giustamente ci richiama, perché:

Il virtuale è virtuale e non ha niente a che vedere con la realtà. Siamo a noi a dargli una veste credibile, quando credibile non dovrebbe essere (e non è).

Allora l'affermazione "Il virtuale è reale" è una sorta di contraddizione in termini? Vediamo cosa si intende per identità virtuale.

Che cos'è l'identità virtuale

L'identità virtuale è la parte del nostro sé che si interfaccia con gli altri nel mondo della rete. Assumiamo un'identità nostra, spesso definita Avatar, e navighiamo sul web come tali.

Nella maggior parte dei casi siamo noi a decidere cosa offrire del nostro vivere quotidiano e come farlo, ma non sempre è così.

Pensate alle profilazioni dei gusti o delle abitudini eseguite per il tramite dei social cui siamo iscritti.

L'identikit di ciascuno di noi che ne viene fuori (sono archiviati milioni di modelli comportamentali che ci riguardano nel web e non ne controlliamo che una minima parte) dice molto di più di noi di quanto vorremmo.

Possiamo essere molti Avatar differenti...

A quanti social network siete iscritti? Io per esempio ho un profilo Facebook personale, una pagina Facebook dedicata alla scrittura, una dedicata alla Vela, un profilo Instagram (che uso molto poco) e addirittura tre profili su Twitter (personale, del blog, sportivo - vela).
 
Niente male :lol:

... E nasconderci facilmente dietro di essi

Prendiamo la questione sacchetti di plastica: un polverone alzato sul web come non se ne vedevano da tempo.

Legittimo, anche se io sulla questione penso che si dovrebbero obbligare le aziende a ridurre la produzione di packaging e a produrre con materiali biodegradabili, giusto per coerenza con l'obiettivo finale, la salvezza del pianeta.

Ma il punto non è il merito, ma il metodo.

La protesta si scatena sui social, mentre le piazze e i luoghi deputati a decidere tacciono. 

Sapete che l'Istat ha recentemente affermato che nel 2017 soltanto il 4,45% della popolazione ha partecipato a una manifestazione di piazza. Fatelo dire a una che un po' di esperienza l'ha maturata, resta l'unico modo concreto di farsi ascoltare, se si vuole protestare per qualcosa o denunciare una politica sbagliata.

Ma non c'è utente che conosco che non abbia espresso il suo parere sulla questione su Facebook. Inquietante proporzione, a mio avviso.

Qui non si tratta solo di rivoluzionari da tastiera, ma di un vero e proprio disimpegno sociale camuffato da impegno civile sul web.

Ecco il rischio a mio avviso più pesante, dopo la schizofrenia da pluri Avatar, si intende :-P 

A forza di spararla grossa, nessuno crederà più a ciò che succede veramente

Scomodiamo il vecchio adagio "Can che abbaia non morde?"

 

Atrocità, violenze, boutade da terza guerra mondiale buttate nelle nostre vite come mitragliate.

Non pensate che il ruolo di alcuni protocolli di comunicazione sia proprio quello di farci arrivare all'assuefazione e all'indifferenza?

Sta già capitando, fateci caso. E ci sta allontanando dalla realtà, costruendone una di gran lunga più "morbida" e controllabile.

Dunque davvero il virtuale è reale? Possiamo essere in rete ciò che siamo nella nostra quotidianità del mondo?

ll web trasforma, modifica, rifrange la nostra personalità

Occorre consapevolezza e saper maneggiare gli strumenti che sono diventati di uso quotidiano, per non esserne travolti.

Quando surfate in rete, togliete quel paio di occhiali che vi fanno vedere una realtà sfalsata e adottate il trucco migliore di sempre:

Non rinunciate alla vostra realtà quotidiana. Bella o brutta che sia, è tutto ciò di vero che possedete

E voi, quanto sapete tenervi stretta la vostra identità reale anche su social o sui vostri blog?

Questo articolo è stato pubblicato qui

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