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di Fabio Chiusi (sito) venerdì 6 aprile 2012 - 1 commento oknotizie
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Quello che lo spot contro la pirateria non dice

La Federazione Editori Musicali ha arruolato artisti del calibro di Roberto Vecchioni, Enrico Ruggeri, Gino Paoli e altri (età media 63 anni, nota un commentatore su YouTube) per l’ennesimo spot contro la pirateria digitale. Eccolo:

Diverse affermazioni mi sembrano contestabili, false, incomplete o controproducenti. Provo a spiegare perché, una a una:

«In tutto il mondo si sta discutendo di come regolamentare la diffusione di contenuti su Internet.»
Vero, ma perché interessa alle lobby dell’intrattenimento, che premono da anni per norme più stringenti contro la pirateria online. Non mi risulta che tutto il mondo discuta del fatto che circa un miliardo di cittadini digitali già subisce una qualche forma di filtraggio dei contenuti online. O della possibilità concessa alle aziende occidentali di fare profitti per 5 miliardi di dollari vendendo strumenti di sorveglianza digitale a regimi autoritari che li utilizzano per identificare e uccidere i dissidenti. Sarà questione di punti di vista, ma io trovo siano questioni più pressanti rispetto a riscrivere le leggi sulla tutela diritto d’autore online. Per il semplice fatto che ci sono in gioco (tante) vite umane.

«La pirateria digitale sta distruggendo l’industria culturale.»
Se fosse vero, come si spiegherebbe che «il valore dell’industria dell’intrattenimento a livello globale è cresciuta da 449 miliardi di dollari a 745 miliardi di dollari» tra il 1998 e il 2010? Come che secondo IFPI l’industria musicale è passata da 132 a 168 miliardi di dollari? (fonte) Se non si è d’accordo con questi dati, andrebbe quantomeno spiegato che esistono, esiste una annosa e complicata disputa metodologica sulla loro bontà, e perché non dovrebbero essere considerati validi. 

«Pensate che solo in Italia si calcola siano stati persi 22 mila posti di lavoro, con un danno economico di oltre 1 miliardo di euro.»
Non «si calcola»: lo studio TERA, lo calcola. I dati senza fonte non sono dati. Perché ometterla? Eppure c’è chi solleva più di un dubbio sulla oggettività dei risultati ottenuti. Per esempio obiettando che tra i committenti figurino proprio i diretti interessati, quelli dell’industria dell’intrattenimento. 

«Di fronte a proposte di legge che potrebbero fermare la pirateria [...]»
Falso, allo stato attuale non si conoscono proposte di legge che potrebbero «fermare la pirateria». Non senza pagare un prezzo folle in termini di violazione dei diritti degli utenti. Infatti, nemmeno la severissima Hadopi francese ha avuto un effetto apprezzabile nel contrasto della pirateria. E, di converso, strumenti per combattere (giustamente) siti come Megaupload, citato nel corso del video, ci sono già: tanto è vero che è stato chiuso, ed è chiuso.


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