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Quella signora era mia madre, e il bambino ero io

Un pensiero, un ragionamento di chi va oltre le schermaglie politiche ed etiche dell’aborto sì - aborto no, ricordando sempre che la donna paga sempre e per tutta la vita un dazio e che più che divieti morali servirebbe un aiuto, supporto umano senza giudizi a priori, senza indici pronti a mettere alla berlina chi, anche sola, pensa all’aborto come strada percorribile. Basterebbe poco per salvare molte più vite di ignari feti.

Quella signora era mia madre, e il bambino ero io

Da quando due mesi fa è partita la commercializzazione anche da noi, sono 1.400 le confezioni di Ru486 distribuite negli ospedali della Penisola, di cui 1.100 vendute ad aprile e «solo» 300 a maggio. Sembrerebbe una vittoria per tutti coloro, politici leghisti in primis, che hanno da sempre osteggiato l’entrata in vigore in Italia dell’aborto farmacologico individuando, oltre alle storiche reticenze nei confronti dell’aborto stesso, la facilità d’uso che potrebbe sottendere un’impennata di aborti e l’utilizzo del farmaco alla stregua della pillola del giorno dopo.

Ci si è ritrovati nel guazzabuglio di polemiche, tensioni, dichiarazioni (per lo più provenienti da voci mascule e non femminee, le vere e uniche che poi, a seconda della scelta fatta, ne subiranno per sempre le conseguenze) che hanno fatto perdere di vista il vero conquibus aumentando bensì le problematiche di chi si trova, per differenti motivi, ad un passo da una decisione che cambierà loro per sempre la vita.

Di per sé l’aborto, seppur a volte intrapreso con leggerezza, rimane un vero e proprio intervento chirurgico che, oltre a livello psicologgico, lascia ferite fisiche, non mortali, non irreversibili (nella maggiorparte dei casi), ma lesive, che logorano la donna che lo sceglie.

C’è chi, magari per la giovane età, sceglie l’aborto come via più semplice per togliersi dai pasticci, chi per motivi legati a patologie riscontrate nel feto, chi per gestazione post violenza sessuale, c’è chi non ha avuto nessuno che la consigliasse senza giudicarla, senza farla sentire sporca, che avesse il tempo, le desse il tempo di riflettere, di pensare, vagliare altre ipotesi come l’adozione, chi avesse la sensibilità di ascoltare e basta.

C’è chi, pur titubando, alla fine sceglie la vita e ci ripensa dicendo no all’aborto.
"I dottori le misero del ghiaccio sulla pancia e poi, quando il trattamento era finito, le dissero che avrebbe fatto meglio ad abortire. Che era la soluzione migliore, perché il bambino sarebbe venuto al mondo con qualche forma di disabilità. Ma la giovane e coraggiosa sposa decise di non interrompere la gravidanza e il bambino nacque. Quella signora era mia madre, e il bambino ero io". E’ il contenuto del messaggio su Youtube di Andrea Bocelli (nato con una forma di glaucoma congenito che lo ha reso quasi cieco) in cui racconta la storia della madre che si era rifiutata di abortire e reso noto, oggi, dal "Corriere della sera" e dal "Corriere.it".

Di storie come questa ne è pieno il mondo, di donne che, vuoi per un carattere più forte, vuoi perché circondate da persone giuste, sono riuscite a evitar la strada dell’aborto impegnandosi in un’impresa difficile, ma non impossibile.

Di certo l’aborto non è la soluzione a tutti i mali, ma servirebbero, soprattutto, dialogo e assistenza perché, ci scommettiamo, se ci fosse l’aspetto umano, persone pronte ad ascoltare e consigliare scendendo dal pulpito della conoscenza omnia che, paradossalmente, allontana e spinge verso l’estremo atto, non ce ne sarebbe bisogno.

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