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Quel qualunquismo sui "bleccheblocche" (e il "giornalismo d’inchiesta")

Nella sezione di Repubblica che porta in epigrafe una frase tanto nobile quanto impegnativa di Giuseppe D'Avanzo ("Un'inchiesta giornalistica è la paziente fatica di portare alla luce i fatti...") compare oggi uno speciale, frettoloso, raffazzonato, scorretto e (veniamo finalmente ai difetti) tutto giocato sulla pedagogia della paura, dedicato alla "Geografia black bloc". Si presentano, sotto l'ambizioso nome "inchiesta", un articolo inedito e un'altra bella rimasticatura del bolo formato dai poco memorabili servizi dei giorni scorsi.

A cominciare dall'irresistibile video della ragazza madre romanissima ("cioè amme mme rode proprio er culo") e pure bleccheblocche e pure col cappuccetto nero e per sovrappiù una sorta di islamico niqab e pure con la vocetta distorta che pare uscita da un album degli Squallor (What would Pierpaolo do?). E insomma la tipa vince a mani basse il titolo di Miss Sampietrino di Repubblica, mentre per Mister Spranga l'alloro naturalmente va a quello che ha fatto il Master di lancio del disco nell'Atene delle Olimpiadi antagoniste (intervista Bonini)...

Continuiamo con la fotogallery, dedicata alle "immagini degli scontri durante la manifestazione di Roma del 15 ottobre e le mobilitazioni contro l'Alta Velocità in Val di Susa", rilevando come in essa compaiano pure foto di casseurs francesi. Tanto tutto fa brodo e vai mica a spacca' il capello con 'sti spacca-vetrine e -teste.

Foto 17 . A sx in alto edicola con scritta "Presse" e pubblicità del francese L'Express.

E veniamo al pezzo forte, l'inedito di Griseri e Viviano Violenti organizzati o 'cattivi' per caso - Da destra e da sinistra un mondo contro che comincia con una certa apparente cautela: "Chiamarli "black bloc" è una semplificazione che esprime un modo di stare in piazza". Cautela che è una mezza verità ("semplificazione") e una intera cavolata ("esprime un modo di stare in piazza"); per chi ha bisogno di un ripasso sul black bloc ricordo infatti che Leonardo, Mazzetta, Wu Ming 1 volentieri rispiegano anche mille volte gli stessi punti. Ma con Repubblica è tutto inutile, appunto perché non "ci è", "ci fa". Intendono a tutti i costi continuare a usare il termine bleccheblocche puntando sull'effetto terrorizzante per catturare il "grande pubblico".

Griseri e Viviano trattano quindi di una "black list" di 1891 "black bloc", ovvero persone accomunate da "un modo di stare in piazza". Quindi - credo - 1891 persone che hanno commesso "violenze di piazza" e per questo motivo vengono sorvegliate. Ma appunto queste sono miei illazioni perché nel lungo pezzo è solo chiaro che ci si butta tutto dentro: "Tutti nello stesso elenco, divisi tra destra e sinistra", subito aggiungendo, a paraculo: "come se davvero in quella violenza si potesse fare una distinzione così netta". E ancora:

Nel fondo della bottiglia - racconta chi indaga - ci si può entrare anche occasionalmente. Black bloc per un giorno, gente che, arrestata, dice 'passavo, ho visto che c’era casino e mi sono aggregato'. Spesso ultras che hanno fatto allenamento nelle curve degli stadi. 

Se è sensato, o almeno comprensibile, che le Forze dell'Ordine compilino elenchi di persone che hanno in comune una generica attitudine al menare le mani in pubblico, e si adoperino per indagare su ogni possibile collegamento tra i soggetti sorvegliati ed elaborino ipotesi investigative anche "audaci", è solo una speculazione giornalistica, una veloce capitalizzazione sulle paure di questi giorni, il presentare questa "black list" come un fronte, variegato e con componenti distinte ma in fondo unito e coordinato, ed etichettarlo con il nome "i black bloc". "Per comodità", direbbero Griseri e Viviano; "per comodità di creare una realtà che non c'è", direbbero i tre autori citati sopra...

Vorrei essere il più chiaro possibile, non contesto per nulla che in quella "black list" vi siano soggetti pericolosi, compresi anche alcuni di quelli che hanno commesso le violenze di piazza il 15 Ottobre, e ritengo un dovere dell'informazione indagare su quei fatti e informare il pubblico nella maniera più completa. Comprendo anche che per "esigenze giornalistiche" si possano speziare un poco le notizie. "I black bloc" di Repubblica però sono tali, solo perché sono "la notte nella quale, come si è soliti dire, tutte le vacche sono nere" (e per G.F.W. Hegel "tutto ciò è l'ingenuità di una conoscenza fatua").

L'articolo meriterebbe lunga analisi, per mostrarne i terribili difetti, e sicuramente qualcuno migliore di me si dedicherà all'impresa. Voglio qui solo riportare alcune spie stilistiche che, insieme a quelle già presentate, concorrono all'elaborazione di un quadro emergenziale:

[i black bloc vivono] anche in condomini anonimi, funzionari di prefetture e impiegati modello. Calano il casco sul volto come il passamontagna degli anni Settanta.

Il chiaro messaggio paranoico è: "possono essere ovunque", a metà tra maccartiste invasioni di body snatchers e fascisti "taci il nemico ci ascolta". Inoltre la fregola di rispolverare il vecchio vocabolario e le vecchie citazioni per gli "anni di piombo" è tale che Grisieri e Viviano fanno finta di non sapere che negli anni Settanta i caschi nelle manifestazioni erano molto più numerosi dei passamontagna. Ma insomma ogni cosa è lecita pur di poter tirare dentro, attraverso l'aura della notissima citazione de Il Dominio e il Sabotaggio ("...tutte le volte che mi calo il passamontagna”), il clima emergenziale.
E ancora:

Ma state attenti - dicono gli investigatori - a non cercarli troppo lontano da casa. Molti black bloc sono l’altra faccia del movimento". Doctor Jekyll e mister Hide, persone che a metà di un corteo lasciano le bandiere e impugnano gli estintori. La faccia inconfessabile di movimenti che "non hanno una identità definita, nati dalla rabbia e dai tam tam del Web. Movimenti contenitore nei quali si finisce per accettare chiunque perché nessuno è titolato a selezionare chi partecipa sulla base di un programma, di una ideologia. Chiunque - dice l’investigatore - ha un buon motivo per indignarsi per qualcosa". Eccolo il brodo che serve al fondo di bottiglia. Perché l'assalto alla banca, l’incendio del blindato dei carabinieri, sono la prosecuzione del corteo con altri mezzi.

Il punto è analogo al precedente, ora però tiriamo dentro direttamente l'intero web e pure il movimento degli indignati. Perché, nello stato d'eccezione, nessuno è immune dal sospetto, e tutti dobbiamo dimostrarci innocenti, in ogni singola occasione, Dr. Jekyll in ogni singolo momento sul punto di trasformarci in Mr. Hyde (non Hide). Sorvolo sull'incrociarsi infelicissimo delle metafore (il "brodo", suppongo "primordiale", e "il fondo di bottiglia", e se qualcuno riesce a spiegarmi come intendere, anche in senso figurato, il "brodo che serve al fondo di bottiglia" avrà la mia eterna riconoscenza); sorvolo anche, in questo articolo dove davvero il dizionario delle citazioni e il kitsch e l'ansia di legittimazione culturale sono messi a dura prova, il richiamo a Von Clausewitz ("la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi"), per notare come la conclusione dichiari la normalità emergenziale della deriva violenta. "L'incendio del blindato dei carabinieri" è insomma una conseguenza logica, magari non inevitabile, ma di certo logica e normale, di ogni tipo di manifestazione fatta da chiunque in qualunque occasione e contesto...
Da ultimo passo alla visualizzazione costruita sulla blacklist, dove va rilevato come la sezione "Inchieste" (virgolette necessarie, ormai) di Repubblica si colonnadestrizzi pienamente: con il titolo, davvero un poco enfatico, Lazio, il 'covo' dei black bloc - La mappa regione per regione, con un'assoluta mancanza di contestualizzazione del dato presentato e con una mappa sbagliata, in più sensi.
La cartina in primo luogo non svela alcun "covo dei black bloc" ma semplicemente offre la visualizzazione per regione dei 1891 "sospettati tenuti sotto controllo dalle forze dell'ordine" (che nell'altro articolo prima analizzato sono stati dichiarati "black bloc"). In secondo luogo, contrariamente a ogni visualizzazione minimamente seria, non è riportata la fonte del dato ("forze dell'ordine" è un pelino vago...). In terzo luogo la mappa (nella sua versione iniziale) contraddice il suo stesso testo di presentazione, "A Roma e nelle altre province laziali sono 278", con soli 41 bleccheblocche laziali.

Credits: Repubblica- Prima versione con dati errati, vedi Lazio

Repubblica ha poi corretto l'errore sul Lazio ma se si confronta l'articolo di Griseri con la mappa attualmente online, che continua a riportare 5 bleccheblocche di destra per la voce Abruzzo, si scopre che vi sono ancora porcate.

La mappa dell’Italia violenta, gli insediamenti di quelli che per comodità vengono ormai definiti black bloc, riflettono la storia del Novecento italiano. Non è strano osservare che le regioni dell’estremismo nero sono quelle dove l’eredità del fascismo è ancora forte: il Lazio, in testa, ma anche la Campania e l’Abruzzo.

Aspettate un attimo, in questo caso l'errore potrebbe essere di Griseri e Viviano. E quasi quasi sarei disposto ad andare dentro pure a questa faccenda. Anzi no, perché, aspettate ancora un altro attimo, guardando bene la cartina questa cartina di Repubblica confonde pure l'Abruzzo con il Molise... Che insomma per un'"inchiesta" che si intitola Geografia dei black bloc non è il massimo della serietà...

E no, per i più curiosi, scambiando pure i dati delle due regioni, non va nulla a posto, perché 5 o 30 estremisti di destra continuano a essere davvero pochini rispetto a quelli di tante altre regioni, piccole e grandi.

[Un sentito grazie agli utenti Twitter @El_Pinta e @vintagevil per le segnalazioni. Il post è aggiornato alle ore 11.30 di Venerdì 21 Ottobre]

Questo articolo è stato pubblicato qui

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