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 Home page > Attualità > Cultura > Quanto costa la Musica (per chi la fa e chi la ascolta)

Quanto costa la Musica (per chi la fa e chi la ascolta)

 
"Senza la musica la vita sarebbe un errore" diceva Nietzsche, senz’altro vero.
 
Sicuramente però gli mancò l’esperienza di imbattersi nel costo dei biglietti di un concerto di Bruce Springsteen.

Si è parlato a lungo della questione TicketOne e dei diritti di prevendita, sembra che il fattaccio si stia allargando a livello mondiale. Tutto è cominciato quando si è scoperto il costo dei biglietti del Bruce mondiale: 92 euro in Tribuna ovest, 80 euro e 50 le altre due, posto prato 63,25 euro. Ed è ancora poco, se vi sembrava abbastanza, negli Stati Uniti infatti l’eroe "lavoratore", il cantante dei sobborghi operai, il faro delle masse popolane sta avendo un paio di problemi con Live Nation e Ticketmaster i distributori ufficiali dei biglietti. Risulta infatti da un intervento sul blog del cantante che i colossi della prevendita si rimpallino i clienti e li costringano a comprare i biglietti a prezzi esorbitanti. Un esempio? Per l’ingresso al concerto di Chicago si richiedevano 200 dollari più prevendita.
 
E va bene c’è crisi. Però il discorso dei costi sostenuti per creare uno spettacolo degno di questo nome che da sempre risulta essere la risposta preferita alla domanda "perchè il costo elevato dei biglietti?" non regge più. O non ci basta più.
 
Certo, indicativamente da Madonna te lo aspetti anche visto che beve solo acqua santa e si fa appendere in ogni dove e in ogni posizione, però da Springsteen proprio no. La sottoscritta ha pagato circa 40 euro in posto prato per assistere al concerto dei Depeche Mode a luglio, sono tanti, ma nemmeno troppi visto che anche loro hanno circa vent’anni di carriera alle spalle. Fin qui i problemi di chi con la musica ci campa da anni e chi dalla musica si aspetta di poter ricevere sensazioni forti assistendo a concerti, possibilmente senza impegnare un organo vitale all’ingresso.

 
Ci sono poi quei gruppi che famosi ancora non sono e devono effettivamente fronteggiare i costi della vita di un musicista alle prime armi: sala prove, spostamenti, affitto di strumenti,stampa, merchandising (per i fortunati), SIAE, ENPALS.
 
Le due sigle in fondo rispecchiano per un musicista ciò che per Dracula era un paletto di frassino. Sui diritti che la SIAE pretende e la registrazione della proprietà di un pezzo (che non è obbligatoria, ma in genere è meglio farlo) più o meno la situazione risulta essere chiara. L’ENPALS (L’ente previdenziale per i lavoratori dello spettacolo) è un versamento obbligatorio se si suona retribuiti e dona il santo graal dei documenti, ovvero l’agibilità, ai musicisti indipendenti ed emergenti che percepiscono un minimo di paga. Dal sito informativo del comune di Torino, si apprende che in una circolare dell’anno scorso la 05/2008, cito dal sito: “l’Enpals pretende il pagamento dei contributi anche sulle prestazioni in sala d’incisione”la norma sembra essere del 1947 e retroattiva al 2004 e impone il pagamento anche a chi decide di incidere master, spesso autoprodotti. Per ora si è proposta una modifica che esenterebbe il pagamento fino a 2500 copie stampate, ma tutto resta ancora da rivedere e da accettare burocraticamente.
 
Facile aspettarsi una rivolta dei gruppi indipendenti che già devono sostenersi con le proprie forze, potendo pretendere molto poco in cambio, certo che se poi c’è chi non paga le tasse e loro devono pagarsi l’Enpals anche per tossire in sala d’incisione non se ne esce più. Eppure tra Springsteen e Madonna c’è chi non ha ancora un successo mondiale come molti gruppi in seconda fila, ma con grande seguito che, appoggiati dalle produzioni, decidono di vendere dischi a 1 euro o poco più. E’ il caso degli Afterglow ad esempio, che tra Torino e Londra hanno scoperto di avere molti fans e hanno scelto la politica del “preferisco vendere dieci dischi a dieci persone per 1 euro, che un disco da 10 euro a una persona” fidelizzazione del cliente insomma. Dal 2 febbraio al 2 Marzo il loro disco è disponibile online al costo di 1 euro, dopo aver fatto due conti constatando quanta gente scaricava illegalmente il loro disco hanno scelto la vicinanza e in cartella stampa dicono: “Chi avrebbe speso 10€ comunque acquisterà anche a 1€"; l’obiettivo è “attivare” persone che NON avrebbero speso quella cifra e probabilmente avrebbero scaricato l’album gratuitamente.
 
In pratica ci chiediamo se 1€ è il prezzo marginale in grado di moltiplicare i “contatti attivi”, ossia le persone, i fan disposti a DARE/FARE QUALCOSA per gli Afterglow”.
 
Qui torna in primo piano chi la musica la ascolta, che è poi la gente che fa le file alle casse, le code ai peer to peer e compra i dischi.

Scongiurando il rischio di sembrare Alessandro Di Pietro quando parla di diritti dei consumatori, posso lanciare un appello per far sì che la musica che può emergere emerga, chi la ascolta possa realmente farlo e chi ci guadagna già miliardi non ci speculi?

Commenti all'articolo

  • Di Patrizia Dall’Occa (---.---.---.181) 11 febbraio 2009 12:54
    Patrizia Dall'Occa

    Carissima... non serve andare ai grandi big della musica internazionale. Con le mie amiche, qui a Bologna, si pensava, per una rimpatriata, e non infamatemi, non l’avrei mai detto a nessuno, di andare a vedere Raf... Prezzo? dai cinquanta ai 75 euro... Raf...

    Del resto da quando la musica si scarica e i cd non si vendono più, da qualche parte sti soldi per la produzione e il resto devono pur alzarli... ma alla fine è un cane che si morde la coda! Se abbassano drasticamente i prezzi forse, e dico forse, concerti e cd andrebbero di nuovo a ruba come un tempo, ma sicuramente per loro sarebbe un azzardo troppo grosso... non so...

    • Di cafenoir (---.---.---.8) 11 febbraio 2009 13:27

      Ah beh quella di Raf proprio non la sapevo.... nè potevo immaginarla.... però sì è lo specchio del problema.
      I dischi però si vendono credimi, se c’è gente in classifica che raccimola dischi d’oro, dischi di platino da qualche parte dovrà pur stiparli questi cd. La nuova frontiera sta nel digitale, sicuramente che comunque si paga... ma di meno. Sempre più artisti puntano a vendere dischi utilizzando il web perchè è il metodo di diffusione più immediato e che arriva a più gente in assoluto in poco tempo. Non so quanto Springsteen, sempre per restare in esempio, abbia bisogno di vendersi a prezzi indecenti, il seguito ce l’ha comunque ormai... lo trovo agghiacciante...Se non lo fa chi ha bisogno vero di seguito deve farlo chi ne ha già?

    • Di Francesco Piccinini (---.---.---.123) 11 febbraio 2009 16:23
      Francesco Piccinini

      Davvero? Raf?

  • Di pint74 (---.---.---.97) 11 febbraio 2009 19:34
    pint74

    Concordo con chi dice che abbassando i prezzi le vendite aumentano.Attualmente i mprezzi di un cd appena uscito vanno dai 16 ai 20 euro circa,se presi da un discaio ed è un prezzo esagerato in rapporto alle paghe che girano.
    Se mi piace la musica in generale,senza aver nessun autore o genere preferito,non ci starei dentro con i costi.
    Se dimezzassero il prezzo potrei sicuramente mettere in lista l’acquisto di qualche cd...
    Prezzi onesti?
    Dai 5 ai 10 euro a cd,considerato che il costo di produzione non supera i 2 euro ed il resto sono tasse allo stato e guadagno alle case discografiche.
    Se poi lo scarichi(legalmente),direi un 10 centesimi abrano,visto che i costi di gestione di un sito sono irrisori...
    Comunque provare non costerebbe nulla alle grosse firme discografiche..

    • Di cafenoir (---.---.---.8) 11 febbraio 2009 20:08

      Eh sì provare non costa nulla... perchè poi alcuni cd li trovi a 9 e 99 eh, però magari dopo che si sono accorti che la storia non gira bene. I buoni intenti in genere ripagano, hai ragione, se qualcuno non ha gusti mirati c’è da spendere un capitale per ascoltare musica diversa

  • Di mabo (---.---.---.209) 11 febbraio 2009 21:00
     
    Articolo utile, grazie.
    Non sono più un ragazzo e ricordo che un cantautore, che forse pochi di voi ricorderanno, Claudio Lolli, aveva imposto alla sua casa discografica di vendere il suo prodotto ad un prezzo che non superasse il settanta per cento (circa) della media dei prezzi in vigore all’epoca. Certo era un cantante di nicchia ma aveva lanciato, con la sua iniziativa, un messaggio a mio avviso importante che purtroppo non ha avuto grande seguito.
     
    La scelta di vendere di più, vendendo ad un prezzo inferiore è una iniziativa commerciale coraggiosa, ma lungimirante oltre che politicamente ed eticamente condivisibile, almeno a mio avviso.
     
    Un saluto.
    Mauro Bonaccorso
     
    • Di Marco (---.---.---.17) 11 febbraio 2009 22:00

      Complimenti articolo davvero interessante.
      E’ vero 80 euro sono tanti per un concerto ma tieni conto che oramai è l’unica fonte di guadagno per un artista visto che dei 20 euro di un cd restano davvero le briciole.
      E 20 euro per un lavoro che richiede dai 6 mesi a 1 anno di lavoro non credo sia eccessivo.
      E’ anche importante sottolineare secondo me che gran parte delle azioni di pubblicità,promozione e quindi anche il prezzo del biglietto non è piu’ a decisione della band o del cantante ma del suo management.
      Nella conferenza di Berlino dello scorso ottobre i Depeche Mode hanno ammesso che i prezzi dei concerti stanno diventando sempre proibitivi ma hanno anche dichiarato la loro volontà di cercare in ogni modo di tenerli ad un livello equo per quanto possibile.
      Io sono un sostenitore della tecnologia ma credo sia una sensazione impagabile avere il cd tra le mani piuttosto di un banale mp3 magari di bassa qualità.
      Trovare una soluzione è difficile,si fa qualche sacrificio magari comprando qualche cd o assistendo a qualche concerto di meno...cercando fonti alternative per ascoltare musica come puo’ essere myspace o last.fm ad esempio.Di sicuro senza musica non si vive e credo sia l’ultima cosa a cui posso rinunciare.

      P.s: i depeche mode sono sulla scena ormai da 30 anni non 20 :) ... non vedo l’ora di vederli anch’io a S.Siro,chissà che grande serata.
      Bellissimo blog...continua così!!!

      Marco
      http://crazzzymark89site.weebly.com/


    • Di Cafenoir (---.---.---.8) 11 febbraio 2009 22:32
      Ambra Zamuner

      Sì è vero, in realtà io li pago anche per un concerto di una star internazionale che magari ha alle spalle una carriera lunga e che magari rischio di non rivedere, come i Depeche Mode (sì ora sono quasi trenta, mi dimentico sempre che è già il 2009 conto in sezioni da dieci e vado dall’ottanta al duemila...pardon) però ragazzi duecento dollari sono tanti eh...Vero anche che c’è tanto lavoro dietro e venti euro sembrano giusti per tutti i costi che si sostengono per produrre un cd, anche quelli non materiali. Per quello ho portato alla luce anche i costi, o una parte, che i musicisti devono ottenere, e ricordiamoci come puntualizzi che di solito è il management che ottiene un profitto consistente...Sarai a S. Siro anche tu? bene, io ero al forum nel 2006 per il touring the angel, bellissimo concerto...:)

  • Di alan zaia (---.---.---.67) 12 febbraio 2009 10:33

    Sono d’accordo con voi, e ci mancherebbe ! Credo che il tutto sia dovuto al fatto che oramai tutti stanno scaricando la musica senza tirare fuori un €uro.. E si rifanno con i concerti LIVE. Odio questo risultato, ma il lato buono della medaglia e che chi fa BUONA musica gli stadi continua a riempirli, e che propone schiffezza industriale non mette piede in uno stadio. E’ l’unico aspetto decente di questa situazione paradossale. Bacione a tutti. Alan Zaia.

    • Di cafenoir (---.---.---.92) 12 febbraio 2009 11:01

      Tra l’altro è una buona cosa anche per la musica live, che è una parte della cultura musicale che mancava a molti. Sul secondo punto non so se essere d’accordo chi fa schifezza industriale non riempirà gli stadi, anche se non sono sicura nemmeno di quello, ma i dischi li vende. Vedi varie cantanti spuntate da Disney Channel o robetta tipo i Dari (e qui mi odieranno in molti... ma non ce la posso fa, non li reggo) senza andare troppo lontano geograficamente.

  • Di debba (---.---.---.163) 12 febbraio 2009 14:54

    In realtà l’agibilità è obbligatoria anche in caso di servizio gratuito e non solo se si è pagati:
    www.zenart.it/servizi/enpals/

    • Di cafenoir (---.---.---.180) 12 febbraio 2009 17:25

      cito la fonte: http://www.comune.torino.it/musicainpiemonte/consulenze/ il comune di torino mi sembra abbastanza attendibile. Ovviamente si parla di chi si esibisce, ma nell’articolo era specificato.

      Cos’è l’Agibilità?

      E’ il documento che per legge permette di esibirsi a fronte del versamento dei contributi previdenziali obbligatori Enpals. Se si è retribuiti non si può suonare senza agibilità Enpals.

      Detto questo ci preme precisare che:

      1. chi si esibisce gratuitamente sotto ogni forma (compresi i rimborsi spese, percentuali sul biglietto, ecc.) non è tenuto al pagamento dei contributi previdenziali;
      2. chi esegue dal vivo brani non depositati o non tutelati dalla Siae non è tenuto al pagamento dei diritti d’autore;
      3. in caso di onorario o pagamento, se il gruppo è costituito come ditta, associazione o cooperativa, deve provvedere alla propria "agibilità" Enpals. Se invece lo fa a titolo saltuario, non professionale, non continuativo, o ha partita iva come singolo (o anche con solo codice fiscale: vedi news), è solitamente l’organizzatore del concerto o il gestore del locale che dovrà procurargli l’agibilità per la serata;
      4. negli altri casi ogni musicista deve dichiarare agli enti preposti l’effettiva condizione di gratuità dell’esibizione, beneficenza, brani non tutelati, ecc. ai sensi della legge sulle autocertificazioni

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