Le buone intenzioni e le conquiste dei nostri predecessori, dopo secoli di lotte sanguinose verso la strada dell'uguaglianza, sono diventate nelle nostre mani una sciagura che solo il nostro scarso impegno civico e la mancanza di rispetto per quanto abbiamo ereditato potevano causare.
Quasi tutte le moderne democrazie più avanzate, in special modo quelle europee, hanno accolto nel loro sistema costituzionale ciò che in gergo si chiama Stato Sociale (Welfare State), ovvero quell'insieme di politiche d’intervento dello Stato nella società volte a rendere concreto il principio di uguaglianza sancito dall'art. 3 della nostra Costituzione.
Il modo in cui si realizza la cosiddetta uguaglianza sostanziale tra le persone, necessita, ad esempio, di un sistema pensionistico adatto a garantire ad un uomo e ad una donna un livello di vita decoroso anche dopo che abbiano smesso di lavorare. È indubbia perciò l’importanza fondamentale di una discussione seria sulle modalità in cui dovrebbe essere regolata in un Paese civile la questione della pensione di anzianità.
Nonostante ciò negli ultimi giorni, come abbiamo potuto constatare, messo da parte qualunque intento di dialogo tra le parti sociali, il nuovo governo tecnico ha unilateralmente comunicato ai cittadini che lo Stato non è più in grado di erogare loro le pensioni e che quindi essi devono continuare a lavorare ancora per qualche anno: la loro pensione è un peso non più sostenibile per le casse dello Stato!
Ciò che doveva essere un eccellente punto di arrivo della civiltà moderna (un reddito fisso dopo il lavoro di una vita, un reddito che tra l'altro contribuiva anche al sistema dei consumi) è diventato, col passare dei decenni, un fastidioso fardello. A ben vedere, tutti quei settori d’intervento che nel corso del ventesimo secolo iniziano a formare lo Stato Sociale (sanità, scuola, trasporti pubblici, pensioni ecc.) erano stati ovviamente pensati come un valido strumento affinché l'autorità statale potesse intervenire per eliminare le disuguaglianze tra i cittadini.
Verso la fine dello stesso secolo tutto questo complesso sistema di garanzie comincia invece ad essere considerato un impiccio da eliminare immediatamente. Di questi giorni sono le notizie che ricordano l’ormai disastrosa situazione del trasporto ferroviario italiano. Pendolari in aumento che però hanno sempre meno treni a disposizione e sempre più degradati, mentre al contempo tempo c'è la corsa sfrenata ad inventare nuove classi ultra lusso (business, executive) tra Roma e Milano (e relegando la parte sud del Paese a zona periferica isolata).
Peccato che i viaggiatori che giungono a Roma si trovano a dover affrontare i problemi di una città completamente bloccata. Con sole 2 linee di metropolitana, Roma è probabilmente la capitale più invivibile d'Europa e alcune persone credono ancora (nel 2011!) che il problema sia costituito dagli innumerevoli reperti archeologici presenti nel sottosuolo che rendono impossibile costruire nuove linee. Anche qui, il mezzo di trasporto pubblico, inventato per garantire a tutti i cittadini di muoversi liberamente sul territorio della Repubblica, ed addirittura il patrimonio archeologico ereditato dai romani, sono diventati un’enorme iattura.
Di certo gli antichi non pensavano di farci un così grande torto quando costruirono il Colosseo e i Fori Imperiali. Per non parlare poi del sito archeologico di Pompei, periodicamente minacciato da crolli, la stupenda costa Ligure che abbiamo visto quasi sprofondare ed in generale tutto il patrimonio culturale costituito di dipinti, sculture e palazzi in declino (ormai abbiamo capito che solo l'intervento di qualche banca può salvarli; loro sì che sanno investire!).
Tutta questa immensa ricchezza siamo riusciti a trasformarla in una immane sciagura (altro che valorizzazione!. E così, in tutto il nostro Paese, un sistema sanitario fiore all'occhiello di una società con dei diritti civili evoluti, è uno dei primi bersagli quando c'è la necessità di fare tagli alla spesa pubblica.
Ogni settore pubblico, così definito perché tutti ne dovrebbero usufruire a prescindere dalla capacità di reddito, rischia in ogni momento di diventare un peso insopportabile e di essere dato in pasto ai privati. Non senza che prima l'istituzione abbia convinto l’opinione pubblica della necessità di questi tagli a causa del mal funzionamento dell'ente pubblico (che l'istituzione stessa ha contribuito a causare) e non senza aver prima umiliato e denigrato buona parte dei pubblici dipendenti (tacciati di essere dei fannulloni) cosa che nessuno si è risparmiato di fare negli ultimi venti anni.
In attesa che ogni uomo sia divenuto “imprenditore di se stesso” (come si augura il mercato libero globale) le nostre ricchezze civili e culturali, frutto di secoli di evoluzione, nelle mani di una società stolta sono divenute un intralcio di cui liberarsi il prima possibile.
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