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 Home page > Tribuna Libera > Quando i migranti siamo noi

Quando i migranti siamo noi

Sono certo che, con le poche righe a seguire, racconterò e descriverò immagini e sensazioni che, quanti sono nati nei piccoli paesi del sud, hanno provato almeno una volta nella vita.

Pensate a paesetti, per lo più collinari e montuosi, mal collegati alle principali vie di comunicazione.

Ebbene, in tali contesti, drammaticamente, sempre più normale è tornato ad essere, almeno agli occhi di quanti ancora vi ci abitano, uscire di casa la mattina per svolgere le più normali e quotidiane attività e notare, con sempre maggiore e ritrovata frequenza, altre finestre chiuse, altri portoni sbarrati, altri comignoli che, d’inverno, non sbuffano più colonne di fumo.

Immaginate persone, gruppi di persone, sempre meno, che, notando con amarezza mista a rassegnazione quanto appena riportato, passeggiano per il corso del paese, elencando, quante e quali persone, quante e quali famiglie, anche in quel giorno, anche loro, hanno maturato l’amara decisione di andare via, emigrare.

Partendo dagli ultimi, quasi come in un ormai normale esercizio mnemonico, si ripercorre a ritroso l’elenco di tutte quante quelle persone, che quella scelta, l’hanno già compiuta in passato ed ora sono, nell’immaginario dei nostri figuranti, come pedine mancanti alla raffigurazione stessa del paese.

Nel discorrere, qualcuno fa notare, come ormai da anni si siano perse le tracce di Tizio che era uso sedere, sempre, alla medesima ora, su quel determinato gradino ormai rimasto orfano di tale presenza.

Si nota come molti dei tanti storici e caratteristici negozietti che, un tempo, punteggiavano, le strade del paese vecchio, siano ormai caduti nell’oblio.

Si nota come le saracinesche, sempre abbassate, quasi a nascondere la vergogna della troppo lunga inattività, siano ormai buone solo per l’affissione di qualche sparuto manifesto elettorale.

E mentre i soggetti immaginifici di cui sopra, un tempo ragazzi, ora diventati uomini, sempre in misura minore, continuano a presenziare quel corso, altre persone, maturano l’intento di andar via, cercando altrove quelle soddisfazioni che, il proprio paese, non ha saputo garantirgli, sfuocando ancor più i contorni di queste ormai anonime e sempre più malinconiche realtà.

 

 

Antonio Martino

Santa Croce di Magliano - Campobasso

Questo articolo è stato pubblicato qui

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