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di Emiliano Di Marco (sito) sabato 7 maggio 2011 - 0 commento oknotizie
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Qualche "frammento" di storia per conoscere il numero 2 dei casalesi, Mario Caterino

Nello stesso giorno in cui le forze speciali USA uccidevano Bin Laden in Pakistan, è passata in secondo piano la notizia della cattura di Mario Caterino, il più invisibile dei superboss della costellazione dei “casalesi”, dal 2005 latitante ed inserito nell'elenco dei 30 mafiosi più pericolosi. Di lui si sa poco o nulla.

Mario Caterino, il più “formiano” tra gli ultimi boss casalesi ancora in libertà, affiliato alla fazione di Francesco Schiavone, detto Sandokan, è stato catturato pochi giorni fa a Casal di Principe e c'è poco da stupirsi se nel suo ultimo covo in via Toscanini, nel dedalo delle vie principali del paesone dei mazzoni, a pochi metri dal comando della squadra mobile, condividesse la sua latitanza con le immagini sacre di Padre Pio. Questione di stile per uomini di fede, ed ognuno ha la sua immagine di dio, sempre che non venga dopo l'immagine del ponte in acciaio raffigurato nella rosea filigrana delle banconote da 500 euro.

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Licio Gelli

Poco avvezzo al computer ed ai cellulari, non lasciava mai nessuna traccia elettronica dietro di sé. Schivo al punto da sembrare un altro mistero all'italiana il fatto che non venisse mai nominato su giornali e tv, benchè considerato secondo solo a Zagaria per pericolosità nell'elenco dei top 30 latitanti del Ministero dell'Interno. Mario Caterino è stato l'uomo del clan che aveva avuto una funzione strategica nel business dei rifiuti, sin dall'inizio degli anni '90. Il pentito Dario De Simone, nel 1997 gli attribuì la funzione di procacciatore, insieme a Francesco Di Puorto, dei contatti con gli imprenditori nell'Italia settentrionale, in particolare in Toscana, per trattare lo smaltimento di rifiuti tossici industriali. La società che gestiva il trasferimento e gli interramenti illegali ed abusivi nel casertano e nel comune di Giugliano, era la Ecologia 89, dell'ingegner Gaetano Cerci, imparentato con Francesco Bidognetti, ed in contatto con Licio Gelli.

Componente del clan sin dai tempi di Antonio Bardellino, Mario Caterino aveva cominciato la carriera come autista di Sandokan e deve il suo soprannome, “a' botta”, per la sua capacità nel maneggiare gli esplosivi, con i quali il clan convinceva gli imprenditori a pagare le estorsioni. Dalle dichiarazioni dei vari pentiti si sa che successivamente è stato cassiere ed che a lui spettava stipendiare gli affiliati, almeno fino al 2003 (dichiarazioni di Luigi Diana).

Il suo arresto lascia ancora più solo il boss Michele Zagaria, ed apre ad uno scenario inedito sul futuro della “supercosa” casertana. Su Mario Caterino le notizie a disposizione dei magistrati compongono solo in parte il quadro delle attività di un criminale - condannato all'ergastolo per omicidio, estorsione aggravata ed associazione mafiosa - che è in realtà un elemento la cui vicenda lega due generazioni del clan dei casalesi, il cui ruolo si può dedurre anche solo da come è stato tratteggiato dai collaboratori di giustizia.

 

Le armi acquistate nel 1982 dai militari USA.

E' del marzo scorso invece l'importante operazione coordinata dai Carabinieri del nucleo operativo di Roma, che hanno portato all'arresto di Gennaro De Angelis (classe 1944), originario di Casal di Principe, uno dei principali uomini di fiducia di Antonio Bardellino, fin dagli anni '70 reggente della fazione pontina dei casalesi, il cui controllo si estendeva in tutto il basso Lazio; e di Ciro Maresca (classe 1939), di Castellammare Di Stabia, fratello di Pupetta Maresca, nel cui ristorante di Roma, "Il Destriero", gestito con Corrado De Luca, uomo di Antonio Iovine, sono stati documentati i rapporti d'affari tra i casalesi ed Enrico Nicoletti, il cassiere della Banda della Magliana.


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