Sono trascorse anche le celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia ma nulla sembra cambiare. Nessuna luce all'orizzonte di questa situazione di regresso, che da morta può solo che marcire.
Così politica e realtà si scindono sempre più irreparabilmente, e si profila un baratro senza fondo.
L’Italia, dopo i festeggiamenti per i suoi 150 anni, è ritornata al clima di tutti i giorni.
Le parole dei politici sono sempre le stesse e se possibile peggiorano.
La maggioranza continua a marcire e a cercare nuovi appigli, nuovi salvagenti per riemergere, per mantenersi in quota sopra la legge.
Le tragedie internazionale stanno sviando un po' l’attenzione dell’opinione pubblica dai fatti nazionali, o meglio dai “non fatti”, da quello che il potere non sta facendo per il paese, non ha mai fatto.
Il presidente cerca, come ha sempre fatto, di salvarsi l’immagine proponendo valori nei quali lui stesso non crede, forse per il puro gusto di prendersi gioco del giusto, di quelle idee costruttive che ancora sbocciano in noi italiani.
E’ come se qualcuno si ricostruisse la reputazione dalle macerie di un passato putrido, depravato, degradato. Solo che in questo caso la restaurazione dell’immagine va di pari passo con l’aggravarsi dei valori nella sfera privata.
Se lui non si pone come problema l’esempio che un Premier dà al proprio Paese, dovrebbe essere compito del Paese farglielo capire, responsabilizzare la sua guida e, nel caso, sottrargli la propria fiducia, per riporla in qualcun altro.
In questa Italia, invece, la popolazione e la politica che governa il Paese sembrano vivere esclusivamente per conto proprio, come se non vi fossero legami tra le due realtà, ormai troppo distanti per instaurare una comunicazione alla pari, costruttiva e vera.
Ci sono le televisioni, ma le poche che tentano di porre occhi critici su quello che la maggior parte di loro lodano sono screditate, viste di malo occhio e d’informazione faziosa.
Il clima, le relazioni, lo stesso vivere italiano è un caos, una lotta, un confronto nel quale vince chi urla più forte, oppure chi ha la possibilità di comprare il silenzio, la calma e quindi il consenso.
Non è quindi un singolo aspetto del Bel Paese ad essere un baratro d’incomprensione e dubbio; è proprio l’organizzazione e la reazione a catena tra istituzioni e popolazione a determinare questa situazione di degrado, di regresso. Nascosto, sì, dietro una facciata illuminata, luccicante, magari decorata da una bella modella, ma sempre più triste; simbolo di un paese assuefatto da quelle voci più alte dalle altre, da quelle voci che hanno il potere, da quelle persone che accrescono la propria influenza ledendo la libertà altrui, delimitandola e maltrattandola, quegli individui che purtroppo ancora troppa gente non mette in discussione.
Tobia Alberti (Cobalto Slam)