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di Maurizio Ravasio venerdì 28 ottobre 2011 - 0 commento oknotizie
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Primavera araba: democrazia targata Al Qaeda?

"Mi congratulo con il nostro popolo in Libia per la sua vittoria contro il tiranno, invito il popolo di Algeria a seguirne i passi. I vostri fratelli in Tunisia e in Libia hanno gettato i loro tiranni nella spazzatura della storia, perché non vi ribellate anche voi contro i vostri?".

Con queste parole il nuovo leader di Al Qaeda, Ayman Al Zawahiri, ha commentato entusiasta gli sviluppi della primavera araba in un video pubblicato il 12 ottobre su alcuni siti jihadisti. Il successore di Osama bin Laden dopo aver elogiato gli insorti libici e tunisini e sollecitato all'insurrezione il popolo algerino ha invitato a "fare il primo e più importante passo: applicare la Sharia".

Meno di due settimane più tardi Mustafa Abdel Jalil, leader del Consiglio Nazionale di Transizione libico, nel corso di un comizio tenuto a Bengasi ha annunciato: "la sharia islamica sarà alla base del nostro ordinamento giuridico", suscitando l'elogio degli ambienti che veicolano la propaganda di Al Qaeda.

In Libia l'islamismo combattente ha giocato un ruolo degno di nota nella rivolta che ha abbattuto la Jamahiriya. Già da tempo esisteva un'opposizione di stampo jihadista al governo di Gheddafi: il Gruppo Combattente Islamico in Libia (GCIL), formato da miliziani libici tornati dall'Afghanistan dove avevano combattuto con bin Laden nella resistenza antisovietica degli anni '80, inserito nella lista Onu delle organizzazioni terroriste e responsabile di un fallito attentato al colonnello nel 1996. Il 24 febbraio 2011 un'altra sigla della galassia jihadista, il gruppo Al Qaeda nel Maghreb Islamico (responsabile del recente rapimento della cooperante italiana Rossella Urru), ha reso nota la sua vicinanza agli insorti in un comunicato: “Dichiariamo il nostro supporto alle legittime richieste della rivoluzione libica”.

Le connessioni della rivolta anti-Gheddafi con la Jihad non si fermano ai comunicati. Abdel-Hakim al-Hasidi è una delle figure chiave della primavera libica. Fondatore del Gruppo Combattente Islamico in Libia, è stato addestrato in un campo militare in Afghanistan, dove ha combattuto. Arrestato in Pakistan nel 2002 è stato detenuto ad Islamabad dagli statunitensi fino al 2008. Ora è a capo di un contingente di mille uomini che hanno lottato contro le truppe libiche rimaste fedeli a Gheddafi, ha ammesso che almeno alcune decine di jihadisti che hanno combattuto in Iraq combattono ora in Libia e di Al Qaeda dice: ”i membri di al-Qaeda sono anche buoni musulmani e lottano contro l'invasore”.

Un curriculum simile lo ha anche Abdul Hakim Belhadj. Anche lui membro del Gruppo Combattente Islamico Libico, è stato catturato a Bangkok da agenti dalla Cia per le sue connessioni con il terrorismo internazionale e detenuto per 5 anni. Ora Belhadj è a capo del Consiglio Militare di Tripoli. Altri ex membri del GCIL hanno ruoli di primo piano nel nuovo corso libico: Ismail al-Salabi a Bengasi, Abdel Hakim al-Assadi a Derna.

Nel frattempo c'è un'altra notizia che allarma la Nato: dai depositi militari libici sono stati fatti sparire almeno 10.000 missili terra-aria. “Credo che la possibilità che al Qaeda possa contrabbandare fuori dalla Libia armi di quel tipo è piuttosto alta” ha sostenuto Richard Clark esperto di antiterrorismo ed ex consigliere del Dipartimento di Stato Usa.

La road map qaedista per il Maghreb sembra dunque prendere corpo: dopo la dissoluzione delle leadership ostili al fondamentalismo islamico, quando non proprio laiciste, di Hosni Mubarak (che sfuggì a diversi attentati di fondamentalisti islamici negli anni '90) in Egitto, Ben Alì in Tunisia e Mohammar Gheddafi in Libia sembrano aprirsi nuovi orizzonti per Al Qaeda. Senza l'opposizione severa ai gruppi islamisti radicali che ha caratterizzato l'operato dei presidenti deposti, questi gruppi cercheranno di approfittare della situazione di instabilità e debolezza politica per radicarsi nella regione come già hanno fatto in Afghanistan, Iraq e Somalia, ma questa volta ad un passo dall'Europa.

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