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Più nutella e repressione per tutti, per grazia di San Pietrino

Il video di H24 proposto dal Corriere, nella mia visualizzazione prefato da una gustosa pubblicità della Nutella ("la delizia nera per il blocco nero" sarà il prossimo, in molti sensi improprio, slogan pubblicitario?), e gli altri filmati che Tg e grandi quotidiani stanno comprando da chi ieri la sua giornata di gloria se l'è fatta, tirando cioè su qualche bell'eurino, continuano a impressionarmi.

Ovvero: sebbene sappia perfettamente che in ogni piazza italiana, e romana in particolare, vi siano molte più persone pronte a documentare la violenza di quante pronte a compierla, la massa di materiale che piomba addosso, di molto superiore alla massa dei sassi gettati, pur non stupendomi, mi impressiona.

Si comprende chiaramente che tutti erano "attrezzati" per il gran momento degli scontri, un po' come gli spettatori del Gran Premio quando finalmente arriva il grave incidente, che non sono di certo andati lì per quello, ma nell'eventualità... 

E questo copione si ripete da almeno 40 anni (notissimo il caso della "immagine-icona degli anni di piombo", presa a Milano, via de Amicis, 14 maggio 1977), in forma sempre più estremizzata, anzi la crescita nell'ultimo decennio è stata esponenziale (grazie a devices di fascia bassa, media e alta, includendo in quest'ultima categoria quella Apple commemorata sui cartelloni poco prima della manifestazione dalla federazione romana di SEL), sebbene non equamente ripartita tra professionisti e amatori.

I primi sono riconoscibili dall'ampia dotazione di macchine digitali, obiettivi, borse a tracolla, persino treppiedi, e dall'adeguata distanza che mantengono rispetto agli scontri. I secondi, sempre più numerosi e sempre meno coscienti "mediattivisti", paiono animati da un voyeurismo molto appropriato per qualsiasi "gita premio in casa dell'orrore del sempre disponibile delitto passionale" e solitamente risultano molto poco accorti nel mantenere le distanze, documentando talvolta il sampietrino con la propria fronte...

E per inciso credo sia lecito dedicare un pensiero ai reparti di polizia in queste ore alacremente impegnati nel recuperare, visionare ed eventualmente tradurre in ipotesi di reato tale enorme quantità di testimonianze video, a cui ovviamente va aggiunta la sempre accurata documentazione girata in proprio.

 

Ma ritorniamo ai sampietrini romani, che sono altra cosa impressionante, a meno che foto e video non ingannino sulle reali dimensioni. Forse i pezzi più grossi non sono pavimentazione urbana ma sassi di altra provenienza, in ogni caso questi cubi fanno una grande e terrorizzante figura.
 
Un fromboliere che con gesto atletico scagli tale oggetto contundente ha una plasticità violenta innegabile, e mette una bella paura; fa piacere quindi notare che i nostri blechbloch siano, in non piccola parte, delle mezzeseghe, pischelli ancora nello sviluppo e un po' gracilini, costretti a lanciare con due mani i sassi, portandoseli prima dietro la testa e sbilanciando poi tutto il corpo in avanti (così in molti filmati e diversi momenti degli scontri). 
 
E ribadiamo che si tratta di semplici, seppur grossi, sassi, termini più impegnativi come "massi" e "macigni" riescono del tutto sproporzionati (come anche ogni paragone ideologico con Sisifo e altri eroi romantico-esistenziali); la posa del pischello lanciatore è quindi, senza scusante alcuna, poco enfatica e molto ridicola.
 
Anzi sarebbe ridicola se in questa dimostrazione di indole violenta non sostenuta da adeguata robusta costituzione (carenza di Nutella, evidentemente, nonostante ogni consumistica infanzia) non fosse stata impegnata, nelle varie sedi di conflitti, qualche centinaia di "neri" (il termine pare nella stampa nazionale sul punto di mandare in pensione il venerando blechboch, mentre i numeri complessivi, come da tradizione, occupano un range abbastanza ampio, tra 500 e 2500, direi, sebbene qualcuno abbia sparato pure cifre come "10.000 o 20.000", a mio giudizio del tutto false).

E gli scontri potevano andare pure molto peggio, perché, come si vede nel video di H24 e in altri filmati, gli "alibi" per un intervento di repressione brutalissima - armi in mano e spari ad altezza d'uomo - in alcuni momenti sarebbero stati "disponibili". Con l'ovvia conseguenza che al posto del c**** che ha scritto il solito "Carlo vive" - è infatti chiaro come per ogni Madonna in frantumi vi debba subito essere un antagonista da mettere in santino, in questa Italia assetata di sangue, martiri e agiografie - avremmo uno o più Carlo, Matteo, Filippo morti. Anzi, a dirla proprio tutta, il contrasto alla violenza che si concretizza in soli 12 arresti qualche dubbio per chi vuole pensare male lo lascia...
 
Ma la tiritera del "sono infiltrati della Polizia, come capisci da quello impassibile davanti alla banca assaltata"; "sono infiltrati di Casa Pound, come capisci da quelli con le scarpe da ginnastica bianche immacolate, assolutamente non da antagonista di sinistra"; "sono compagni che sbagliano, come capisci dalla tanta rabbia dentro e dal volantino di Indymedia"; "sono conseguenze inevitabili del tenere una sola manifestazione in tutta Italia, e per di più a Roma, e per di più ponendola come decisiva"; "sono solo dei fascistelli"; "sono responsabili del fallimento politico della giornata". Tutte queste ve le evito. Non ho lo stomaco di leggere Il Giornale, sicuramente pronto a spiegarmi come questo "nuovo terrorismo" sia persino più pericoloso di quello degli anni Settanta, ma mi basta il Corriere per vedere che con la giornata di ieri siamo entrati ufficialmente nella teoria e pratica del complotto.
 
E' partita infatti una storia molto italiana. C'è un gruppo organizzato, di pochi e audaci (in home il Corriere li chiama con gergo hard-boiled "duri", nel sottotitolo di pagina si burocratizzano in "estremisti"), che ha un piano perverso e preciso: far fallire le proteste pacifiche alla spagnola e portare avanti la rivolta violenta alla Grecia. Anzi, "hanno in testa l'insurrezione", e non potendo raggiungere subito questo obiettivo rovinano la festa agli altri (l'autore, Giovanni Bianconi scrive: "prevale la sensazione che gli scontri siano stati programmati contro gli «indignati ufficiali» prima ancora che contro gli uomini in divisa"). 
 
Rispetto agli scontri del 14 Dicembre 2010 vi è un nuovo decisivo elemento: la pianificazione ("Ieri c'è stato il seguito, ma diverso e più incisivo. Pianificato, studiato a tavolino"), ed è per questo che ci si affanna a identificarli a tutti i costi con un nome unico, "neri" o blechbloch cambia poco, importa solo che si indichi un blocco di persone che organizza e dirige.
 
Per una strana consonanza, una versione "stra-antagonista" è pure in corso di stabilizzazione: il movimento degli "indignati" fallisce per qualunquismo e connivenza con il sistema, i "neri", pur sbagliando, criticano, nella pratica, questa impostazione.
 
Questa storia, nelle due versioni (mainstream e ultra-militant, diciamo) non mi persuade ma tralascio le opinioni personali e documento invece come i "neri" vengono descritti da Bianconi:
"Chi conosce la geografia del movimento antagonista contemporaneo parla di alcune centinaia di persone - in parte romane, in parte arrivate da fuori - che s'erano preparate a spaccare il corteo e a farlo fallire. C'è pure chi cita qualche esempio: gente che gravita intorno al centro sociale Acrobax, al magma riunito nel nome di un evocativo «San Precario», gruppi organizzati napoletani, anarchici sparsi, spezzoni del tifo livornese che non hanno mai nascosto lo schieramento nell'estrema sinistra, e altre sigle ancora."

Qui noto che tutti i vizi del giornalismo non d'inchiesta si sommano. Quel "chi conosce" non è un artificio anonimizzante per garantire una preziosa fonte ma un semplice sinonimo per "si dice al bar", e quindi dentro il calderone viene messo il centro sociale Acrobax (di cui non so nulla), gli immancabili "gruppi organizzati napoletani" (dove si sente subito la vecchia sigla "disoccupati organizzati", anche se forse si pensa soprattutto a Terzigno), i soliti anarchici che, non sapendo mai bene chi cazzo siano e dove siano, si definiscono sempre "sparsi", e poi quei prezzemolini dei tifosi del Livorno, che proprio non se ne fanno scappare una. Un attimo, ho dimenticato "San Precario", che viene definito un "magma", e tralasciamo per ora la discussione di come un informe magma possa poi formarsi in entità pianificante...

Mentre scrivevo le righe precedenti è comparso un articolo di Carlo Bonini su Repubblica (Acrobax, Gramigna e Askatasuna - "Tra di loro i nuovi brigatisti"), che mi evita la temuta consultazione del Giornale, propone prima una geografia parzialmente diversa [1] rispetto a quella di Bianconi e infine varca il limite semantico e titolistico del "brigatisti" (ovviamente ricorrendo ad un virgolettato impreciso):

[dichiara "un alto dirigente della nostra Antiterrorismo":] "È una frangia di sofferenza sociale e politica assolutamente minoritaria che non ha neppure una parvenza di struttura organizzativa che non sia un servizio di messaggistica su blackberry o I-phone. Che indubbiamente gravita intorno ad alcuni luoghi. Alcuni centri sociali. Non tutti. Che nulla ha a che vedere né con la sinistra politica, né con quella radicale. Che non ha nella sinistra politica e radicale i suoi "cattivi maestri". Ma proprio qui sta la loro pericolosità. Sono isolati. Non hanno altro progetto che non sia la manifestazione nichilista del loro odio. Annidano il germe di una possibile nuova stagione di violenza di stampo brigatista."

La cautela estrema del dirigente nel distanziare dal fenomeno non solo i partiti tradizionali ma pure la "sinistra radicale" e i "cattivi maestri" si ribalta subito in "alcuni centri sociali", che con prosa d'altri tempi (ma non è neppure del tutto improbabile in questi poliziotti moderni una citazione punk, come in tutt'altro contesto interpretativo fa Gennaro Carotenuto) si caratterizzano per odio nichilista, obbligata anticamera del terrorismo.

E quindi, in nome di questo pericolo, saranno da prendere tutte le misure necessarie, anche nei confronti degli altri soggetti, non affiliati ma potenzialmente in contatto se non addirittura corruttibili da questo "germe", affinché non si diffonda. E in un governo molto voglioso di giri di vite, con l'alibi maroniano del "ci poteva scappare il morto", ciò annida qualcosa di più del germe di una possibile nuova stagione di repressione.

E di questo dobbiamo oggettivamente ringraziare le mezzeseghe coi sampietrini a due mani, compresa forse [2] quella "portavoce degli incappucciati [che] è salita sul camion di San Precario e ha preso il microfono: "E domani che nessuno si azzardi a dire che eravamo un gruppetto ai margini del corteo. Non c'è una regia politica di questa giornata e ci siamo anche noi, che rifiutiamo la logica di quattro capetti e quatto bandiere e non ci accontentiamo di arrivare in piazza San Giovanni" (Imarisio). Per il Fatto Quotidiano avrebbe inoltre aggiunto: "Noi rivendichiamo quello che sta accadendo, non abbiamo più niente da perdere".

E insomma fa piacere che la giovinetta sia stata subito accontentata nella sua disperazione... mentre dispiace per gli altri di San Precario, per tutti gli amici personali e le decine di migliaia di giovani e meno giovani necessariamente devoti a questo ultimo farsesco santo da tragedia italiana, che ora vedranno ogni loro protesta per la dignità del lavoro liquidata e criminalizzata come "tentativo insurrezionalista" o addirittura "focolaio brigatista", manifestazione dimostrativa davanti a un'agenzia interinale inclusa, clicktivista gruppo Facebook incluso. Perché insomma quel "magma senza struttura" che però ha un nome così chiaro e preciso, i neri ovvero il blechbloch, potrebbe essere dappertutto e bisogna vigilare.

Dispiace per chi, pur non avendo più nulla da perdere, spera ancora di poter condurre una lotta politica in Italia, oggi, senza la pistola puntata alla tempia della "connivenza con il terrorismo" e si è francamente un po' rotto i coglioni di Y10 da operaio in fiamme e salmoni gettati alla folla, che non li raccoglie, come simboli di opposizione sociale [3].

E francamente le Madonne a pezzi vanno bene solo in un cineforum, per una retrospettiva su Dziga Vertov e compagnia, dal vivo sono solo brutti pezzi di gesso capaci di essere alchemicamente trasformati dalla stampa più corriva in dieci articoli di sdegno per ogni grammo. E francamente "Carlo vive" è un culto dei morti "per la libertà de Mondo" che sa molto di sansepolcrismo.

La Madonna, Carlo Giuliani e San Precario non hanno proprio fatto la grazia ieri, mentre i "neri" devoti a San Pietrino hanno rovinato la festa. Che, siamone certi, alla prossima occasione il sovrano RePressione ci farà - e così questo incongruo pezzo finisce in stranita prosopopea...

[NOTA: Come cronaca su quotidiano tradizionale, Ultrà del calcio e antagonisti dal Sud, titolo ovviamente redazionale, di Marco Imarisio mi pare efficace; come interpretazione, Cercando di capire la violenza di Roma di Gennaro Carotenuto è serio tentativo di analisi.]

[1] "Racconta chi non si è girato dall'altra parte - e ora raccomanda Iddio di non essere citato con nome e cognome - di aver riconosciuto tra i "neri" i torinesi di "Askatasuna", i "Carc" di Rovereto, i padovani di "Gramigna". Qualcuno assicura di aver intravisto facce note dei romani di "Acrobax". Qualche ultras della Roma e del Cosenza. Addirittura operai di Pomigliano, 'o almeno così dicevano di essere'". In ogni resoconto i protagonisti cambiano un poco, allargando quindi i confini dell'area da monitorare direttamente, e soprattutto quella, molto più vasta, delle possibili relazioni. Marco Imarisio, forse più informato di altri, scrive: "In un magma difficile da classificare c'erano gli ultrà cittadini e quelli livornesi, i napoletani che avevano incendiato le notti di Terzigno ai tempi delle proteste contro la discarica, e poi i militanti dei centri sociali torinesi e romani visti tante volte nei boschi della Val di Susa, gli «agitati» di Milano e Bologna, area anarchica e giovane", per poi, in sintomatica contraddizione con il "magma", affermare: "C'erano quelli che si sapeva sarebbero arrivati, nessuna sorpresa".

[2] In nota a questo sgradevole post, sarà più muscolare e maschilistico scusarsi per la "mezzasega" riferita ad esponente del gentil sesso, ripetendo in questo modo gli stantii pregiudizi sulla fragilità femminile, o tirare dritto, senza riconoscere la differenza di genere, con chiara prevaricazione virile?

[3] Imarisio riferendo dall'assalto al negozio Super Elite (che paga "a caro prezzo la propria ragione sociale", così il folgorante incipit) scrive: "Gli incappucciati escono dal negozio e lanciano alla folla il bottino. Pacchi di pasta, confezioni di filetto e salmone. Nessuno li raccoglie."

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