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Per rifare l’Italia serve anche una sinistra governativa che non c’è. Ma se si scioglie il PD...

Il vero dato che forse sa un pò di miracolo è che il PD, è ancora, seppur di poco, sopra il 10%, in base ai sondaggi diffusi nel Paese. Un partito che neanche dopo 10 anni dalla sua fondazione ha già chiuso il suo ciclo esistenziale e vitale.

Troppi gli errori se non gli orrori politici commessi, non si può stare con un piede in due scarpe, e questo partito nel corso della sua storia non si è capito dove piazzarlo, tanto che a volte era più a destra della stessa destra tradizionale. Vedi il disastro compiuto con la scuola, con la riforma sanitaria in FVG, con il disastro delle UTI, robe ufologiche non comprese dai cittadini e soprattutto dalla base di sinistra, per non parlare del lavoro. Un partito che ha perso il suo orientamento, la sua bussola a sinistra, per trascinare tutta la sinistra a picco. Perché oggi se non tutto ma quasi tutto ciò che sa di sinistra è per semplificazione ed errore identificato con il PD. In Italia non c'è in questo momento opposizione ai gialloverde. Pazzesco. Ma è così. Il Pd non viene identificato dai più come forza di opposizione. E' forse il partito se non il più odiato certamente il meno tollerato di sempre. Solo pensare che possano tornare alla ribalta coloro, uomini o donne che questi fossero, che negli ultimi anni, hanno fatto disinnamorare il popolo della parola sinistra, vengono i brividi.

Brividi perché è necessaria una operazione di azzeramento totale. E' necessario non ricostruire, ma costruire una casa comune, una grande casa comune, dove si possa respirare aria di sinistra, di socialismo, che possa concretamente e non in modo illusorio aspirare a governare il Paese, a porre come priorità concetti basilari e dimenticati dal PD negli ultimi anni, come la redistribuzione delle ricchezze, il contrasto alle discriminazioni sociali, alla povertà, per la dignità del lavoro e nel lavoro, per una sanità pubblica e gratuita, per una scuola pubblica e gratuita, per la tutela dell'ambiente, che sappia dare una visione ed una progettualità al nostro Paese che sta affondando.

Siamo in una fase cruciale per l'Italia e l'Europa. L'Europa nel 2019 rischia di saltare se vinceranno i nazionalismi, il problema è che l'europeismo oggi è visto in Italia come il Pd è visto dalla sinistra in Italia, distante e non tollerato. Serve un nuovo sogno europeo come una nuova casa comune della sinistra dove poter sognare. O si svolta ora o mai più e per svoltare è necessario lo scioglimento del PD, la cui esperienza è giunta a termine. L'Italia è come un Lego, tanti pezzi, ed a pezzi. Da costruire, e per costruirla serve anche una sinistra governativa che oggi non c'è.

Marco Barone

Commenti all'articolo

  • Di Enzo Salvà (---.---.---.64) 17 settembre 17:47
    Detto in modo estremamente conciso: un’alleanza fra ideali popolari e socialisti è diventata un partito ma al massimo poteva aspirare ad una Grosse Koalition, giusto il tempo di governare - o provarci - e tornare a farsi concorrenza.

    >> quasi tutto ciò che sa di sinistra è per semplificazione ed errore identificato con il PD<<

    è vero ma è altrettanto vero che quella nebulosa chiama "sinistra" è difficilmente identificabile, serve davvero una linea comune, "propositiva", invece le sinistre sono infarcite di leaderismi ed individualismi. 

    I Leader, scelti dalla base, servono, ma qui si autoproclamano salvo poi andarsene se al primo congresso la loro mozione risulta minoritaria. 

    Ma c’è un altro "ma": SEL è nato e vissuto "poco", alleandosi con il PD,
    dal PD è nata LeU, ora nasce Patria e Costituzione, tutti costoro hanno votato in Parlamento in alleanza con pezzi di PDL e/o proposte che non erano né popolari né socialiste né socialdemocratiche; mi sembra improbabile che possano nuovamente ottenere fiducia. Altre aggregazioni ci sono sempre state ma non avevano nulla di organico, erano solamente elettorali. 

    Non è così, credo, che si fa politica, soprattutto di sinistra. 

    Come dice Lei ci vuole concretezza, proposta, priorità, ma serve una classe dirigente, quella classe che "fonda" un partito, rimane solo per il periodo di aggregazione ed è pronta a farsi da parte quando dalla base verranno eletti i rappresentanti dei territori. E chiare politiche di proposta prima ancora che di opposizione.

    Un Saluto
    Es.  

  • Di Persio Flacco (---.---.---.17) 17 settembre 19:39
    Il fallimento del PD è molto più del fallimento di un partito destinato a raccogliere assieme ciò che restava dell’eredità del PCI e della sinistra DC, è il fallimento del progetto, molto più rilevante della sorte di un partito, che era quello di implementare in Italia il modello bipolare di marca statunitense.
    Due partiti che si alternano al potere: uno più a destra e uno più a sinistra, entrambi garanti politici dell’ordine economico e sociale capitalista. Uno schema funzionale che offre agli elettori l’illusione di una vera democrazia ma che, di fatto, escludono ogni scelta alternativa allo status quo. Uno schema che è saltato non solo in Italia, dove ha avuto vita breve, ma perfino negli USA, dove ha vinto la presidenza un outsider formalmente appartenente a uno dei due poli ma sostanzialmente eversivo rispetto all’ordine bipolare. Questo significa che il PD non è riformabile, essendo venuta meno la sua stessa ragione sociale. Che non era quella della rappresentanza della Sinistra bensì quella della sua sostituzione con una sua forma addomesticata e castrata della eredità anticapitalista. Anche gli "inventori" del PD hanno capito che il fallimento di questo progetto è fallito, perfino Veltroni l’americano e D’alema il liberale, col regista Napolitano sullo sfondo, non credono più che sia possibile riprenderlo nel breve termine. Anche perché nel frattempo il PD è stato scalato e ha cambiato amministratore delegato e consiglio di amministrazione, finendo in mano a Renzi "Uomo del Mossad" (cit. Massimo D’Alema) e alla torbida lobby neocon-sionista (vedi il padrino di Renzi: Michel Ledeen). E’ troppo anche per dei convinti e fedeli filoatlantisti come loro.
  • Di GeriSteve (---.---.---.71) 17 settembre 22:21

    L’INGANNO DELLA CONTRAPPOSIZIONE: DEMOCRAZIE CONTRO POPULISTI

     

    Proprio oggi ho letto su "Le monde diplomatique" (edito da "Il manifesto") un esteso e documentatissimo articolo, che ne riassume tanti altri, su questa contrapposizione.

    Diversi autori affermano che "sostenere che siamo minacciati dalle dittature consente di far credere che stia regnando o che fino a poco fa abbia regnato la democrazia".

    I rappresentanti tradizionali dei poteri sostengono che oggi si contrapporrebbero due visioni opposte del futuro dell’umanità: una democratica, liberale e globalizzata contro una autoritaria, chiusa e sovranista.

    Ma questa contrapposizione serve ad occultare che in realtà queste due visioni hanno molto in comune, e cioè quel modello di produzione e di proprietà che consente che chi è ai vertici politici ed economici abbia una influenza spropositata e sostanzialmente illimitata: il quadro sociale ed economico può essere corretto ma non deve mai subire mutamenti sostanziali; gli uomini e i poteri forti non consentono che il tavolo venga rovesciato ma soltanto che si cambino i giocatori, però sempre all’interno delle stesse classi dirigenti, che quindi appoggiano sempre quei poteri forti.

    L’idea che il progresso economico faccia star meglio tutti è clamorosamente smentita dai fatti, ma ancora sostenuta dalle elites politiche. Il caso Cina dimostra che la modernizzazione e il progresso economico non ha portato democrazia ma un più rigido e capillare controllo della popolazione. Nei paesi capitalisti avanzati la globalizzazione ha causato perdita di posti di lavoro e impoverimento delle classi medie e basse, i sacri bilanci statali sono stati saccheggiati per salvare le banche (dilapidando il 27% del PIL di Europa e USA) e quindi per arricchire finanzieri sconosciuti. Le differenze di reddito sono diventate abissali, gli impieghi e i relativi redditi del mondo industriale sono crollati (negli USA i redditi da lavoro in dieci anni sono scesi dal 64% al 58% del PIL), ma i dirigenti politici "democratici", di destra come di sinistra, si sono fatti beffe dei disagi e delle volontà dei loro elettori. Hanno sfruttato la disaffezione elettorale per comandare soltanto loro, hanno utilizzato il potere mediatico per convincere gli elettori del "voto utile" e che i partiti di centro avrebbero protetto tutte le classi sociali e che ogni cambiamento radicale comporterebbe disordine e disgrazie per tutti.

    Siccome il benessere per tutti non arriva, adesso si incolpano i populisti, nascondendo così che i popoli sono stati traditi dagli eletti con sistemi formalmente democratici e che la sinistra politica è diventata il partito della borghesia intellettuale che appoggia il sistema.

     

    Nel paragrafo "il popolo sceglie ma il capitale decide" c’è un lungo elenco di promesse elettorali tradite, da Obama cha aveva promesso un sistema sanitario pubblico e che poi ha imposto assicurazioni mediche private, a Sarkozy che ha posticipato l’età pensionabile, a Clegg che nel Regno unito ha triplicato le tasse universitarie che invece si era impegnato ad abolire. I danesi, francesi, olandesi e greci hanno votato contro le pretese della UE, ma hanno dovuto subirle ugualmente. Diversi leader europei hanno dichiarato che "le elezioni non devono poter modificare la politica economica" e che l’Euroguppo non deve render conto a nessun governo e a nessun parlamento delle decisioni che prende".

    Questo autoritarismo finanziario e tecnocratico che disprezza ogni sovranità popolare ha portato a reazioni "populiste" che sostengono invece un autoritarismo non più globale ma nazionale, contrabbandato come riconquista popolare, che però continua a negare ogni vera sovranità a quel popolo.

     

    La mì mamma, che aveva una venatura toscana, diceva: "se non è zuppa, l’è pan bagnato".

     

    GeriSteve

    • Di Enzo Salvà (---.---.---.64) 18 settembre 17:48

      Pubblicazione certamente autorevole. Se il suo riassunto è corretto, non la condivido. 

      L’opinione condivisa dai più è che la crisi non venga dalla globalizzazione, per quanto schifosa sia e si stia rivelando, ma dalla abolizione di Glass-Steagall Act 1933 New Deal- Roosvelt, che separava le attività bancarie tradizionali da quelle finanziarie - (abrogato da Clinton 1999): 
      http://www.wallstreetitalia.com/abr...; ,giusto uno a caso.

      In quanto all’Eurogruppo non capisco davvero,: http://www.consilium.europa.eu/it/c...

      L’Eurogruppo è un organo informale partecipato da 19 ministri fin. dei paesi Euro, (quindi neanche tutti i 28 o 27), i membri della Commissione delegati ed il Presidente della BCE. Non decide nulla, a quello pensa il Consiglio dei Capi di Stato e di Governo. Quello che pensano e dichiarano alcuni leader europei sono opinioni personali, la struttura UE è questa, se vogliono cambiarla presentino una mozione invece di bla bla, non capisco perché citare questa cosa.

      Per il resto i cittadini votano: se sono allocchi o popolo bue, imparino e si informino di più, se i loro rappresentanti li buggerano se ne ricordino. 
      In Italia è stato appena fatto, i risultati sembrano dare ragione all’articolo ma si vedrà. Non serve essere estremisti, serve essere preparati ed intelligenti nelle scelte.

      Tornando più in alto: <<L’idea che il progresso economico faccia star meglio tutti è clamorosamente smentita dai fatti, ma ancora sostenuta dalle elites politiche.>>
      Questa mi sembra radical-chic: intanto lo chiedano ai poveri o agli umili, poi la questione progresso economico, che è buono se corretto e sostenibile, si riduce ai termini "quale redistribuzione". 
      Anche qui è il popolo elettore che deve scegliere e se buggerato, cambiare.

      I gatti e le volpi al mondo sono tanti, anche i pinocchi buggerati, la fatina non c’è, tanto per rimanere in Toscana, 

      Un Saluto, 
      Es.




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