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di Marta Lamalfa (sito) martedì 25 ottobre 2011 - 1 commento oknotizie
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Pena di morte: "Uccidi, ma in silenzio"

Ci sono un'iraniana, una nigeriana e due americani. No, non è una barzelletta. Scriviamolo meglio: ci sono Sakineh Mohammadi Ashtiani, Kate Omoregbe, Theresa Lewis e Troy Davis. 

Theresa chi? Davis come? Chi sono questi sconosciuti?

Procediamo lentamente e brevemente (altrimenti perdo la vostra attenzione). Theresa Lewis è la prima donna giustiziata tramite iniezione letale in Virginia (che bel primato), con l'accusa di aver convinto Matthew Shallenberger e Rodney Fuller a compiere l'assassinio del proprio marito e del proprio figliastro attraverso attività sessuali, regali e attraverso la promessa di condividere i proventi dell'assicurazione sulla vita del marito.

Che mente lucida e calcolatrice. Peccato che il suo QI fosse di 72 (vale a dire "disabilità mentale borderline"). Assassinata il 23/09/10.

Passiamo a Troy Davis. Accusato di omicidio colposo nei confronti di un poliziotto nel 1989. Dei nove testimoni iniziali, sette hanno ritrattato ed uno ha fatto perdere le sue tracce. Di questi sette, alcuni hanno incolpato l'ultimo testimone rimasto. Nonostante ciò: assassinato il 21/09/11.

Eh sì, le altre due le conoscete bene. Sapete ovviamente che Sakineh è stata accusata di adulterio e omicidio del marito (ma di lei ho intenzione di occuparmi in un'altra sede, perché lo ritengo un caso molto interessante per spiegare alcuni passaggi del diritto islamico) e che il caso di Kate è stato clamorosamente smentito dallo stato nigeriano (per approfondimenti sulla vicenda rimando ad un precedente articolo: "Ma Kate Omoregbe deve essere veramente lapidata?"). Entrambe, naturalmente, ancora vive (anche se le loro storie sono sparite da tutti i media).

Ora, con i dovuti chiarimenti, vorrei dunque fare un'analisi. Conformemente ai paradossi della nostra era, escludendo l'evidente bufala di Kate, per la quale si è attivata mezza Italia ma (stranamente?) non Amnesty International (non sono riuscita infatti a trovare nulla sul suo conto nel loro sito), ci troviamo di fronte a dead men walking di serie A e di serie B. E, per continuare nel paradosso, a perderci sono i condannati del mondo occidentale, che possono anche morire, chi se ne frega. Basta che lo facciano in silenzio.

Vendo condannato a 30000 euro. Donna giovane. Che importa che sia un'omicida, non lo diciamo troppo spesso e la situazione è risolta, dici che è un problema? Facciamo 25000 e non se ne parla più. Cosa? Porta anche il niqab? Andata.

Ma a lungo andare a perderne è l'immagine di un'intera popolazione, che si vede barbarizzata e oggetto di continue accuse da parte dei suoi stessi carnefici. Perché, nella spietata legge del mercato mondiale, gli arabi e i musulmani (tanto nell'immaginario collettivo non c'è differenza, posso ricordarvi che l'Iran non è un paese arabo?) devono apparire come barbari e incivili, perciò o sottomessi o "liberati". A guadagnarne è invece la "grande democrazia" statunitense.

E allora continuiamo a barattare vite con immagini. Immagini di Democrazia, giustizia, equità. Perché i crimini statunitensi non sono veri crimini? Che loro usano l'iniezione letale, che fa più figo, mica la lapidazione. E che importa che ogni 100 condannati negli Stati Uniti, almeno 3 risultino innocenti dopo la loro esecuzione. Shhhh! Facciamo silenzio!

Posso allora denunciare gli Stati Uniti per omicidio preterintenzionale? Posso denunciare anche te, che ti sbatti a pubblicare link su facebook e a firmare petizioni solo per i morti di serie A? Sì, voglio fare un "j'accuse". Un "j'accuse" di quelli che vedono ma non vendono, di quelli che trovi soltanto nel mondo sconfinato della rete. E che, perciò rimarrà inascoltato.

"Sono innocente. Quello che è accaduto quella notte non è stato per colpa mia. Non avevo armi". "A coloro che si apprestano a togliermi la vita, che Dio vi benedica" (ultime parole di Troy Davis).

Ricordate sempre: facciamo silenzio! Non condividete!

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di Marta Lamalfa (sito) martedì 25 ottobre 2011 - 1 commento oknotizie
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