Einaudi ha pubblicato da poco il romanzo di Patrick Modiano Nel caffè della giovinezza perduta.
Ho letto qualche recensione di questo romanzo di Patrick Modiano, recentemente tradotto da Einaudi, Nel caffè della giovinezza perduta. Non se ne parla tanto bene, ma neppure si tenta di mettere in evidenza quelle che, secondo me, sono delle caratteristiche notevoli di questo romanzo. ll problema con le recensioni, lo sappiamo, è che spesso sono scritte in fretta e sulla scia di una conoscenza sommaria dell'autore (stile Wikipedia, per intenderci), superficiale persino quando si tratta, come in questo caso, di uno dei più importanti scrittori francesi degli ultimi quarant’anni. L'esordio letterario di Modiano, infatti, risale al 1968, dieci anni dopo il romanzo Rue des boutiques obscures gli valse il prestigioso premio Goncourt. Dopo è stata una lunga sequela di romanzi, sceneggiature cinematografiche (collaborazioni con Louis Malle, Patrice Leconte), studi accademici sull’opera, dossier di critica letteraria come quello, bellissimo, che gli ha dedicato il Magazine littéraire nel 2009.
Insomma, non c'è da esagerare: Patrick Modiano è un maestro nell'arte del romanzo - appartato e schivo, si dice, ma nemmeno tanto se appariva nella giuria del festival di Cannes del 2000 -, una figura difficile da eludere nel panorama della letteratura francese contemporanea, e per mille ragioni che qui non posso elencare ma che, d'altra parte, i suoi lettori affezionati conoscono bene. Quanto a Nel caffè della giovinezza perduta è vero che sembra mancare qualcosa, intorno a quel centro fatto di ombre che è forse la firma di Modiano, l'indicibilità o l'enigma del ricordo che sono gli assi del suo discorso, quel certo charme che ha saputo creare e mantenere nel corso degli anni: forse abbiamo qui una trama troppo semplice? Personaggi poco interessanti rispetto ai fantasmi del passato (Dora Bruder, per esempio, o il protagonista adolescente di Viaggio di Nozze)? Non mi sembra che si tratti di un venir meno dello stile, ma Modiano, questa volta, ha fatto delle scelte diverse. Vediamo quali sono.
In primo luogo, la protagonista del romanzo non è tanto l’evanescente e tragica Louki, centro della narrazione per i personaggi che si avvicendano nel caffè indicato nel titolo, quanto la città di Parigi. Niente di nuovo, si sa che se c’è una città-donna, angelo e serpente, quella non può che essere Parigi.
Le sue strade, i celebri boulevards ma anche altri luoghi periferici, nascosti, quelli che Roland, nel romanzo, chiama “le zone neutre”…In questo paesaggio urbano così caro a Modiano (quasi tutte le scene di Viaggio di nozze si svolgono in periferia, specialmente negli alberghi, e lo stesso avviene nel più riuscito La petite Bijou), Louki è una fiamma oscura destinata a spegnersi, attorniata dalla classica “bande à part” da caffetteria parigina – la memoria corre alle scene di certi film di Philippe Garrel, Truffaut o Godard (specialmente di quest’ultimo Il maschio e la femmina, direi, dove i protagonisti sono dei giovani alla deriva, come nel romanzo di Modiano).