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Paolo Fresu, Dino Rubino, Marco Bardoscia, “Tempo di Chet” (Tuk Music)

Un mese prima di debuttare con lo spettacolo “Tempo di Chet”, Paolo Fresu ha radunato i suoi musicisti per registrare la colonna sonora allo studio Arte Suono di Cavalicco (Udine), frequentato da parecchie etichette, evidentemente per le soddisfacenti caratteristiche acustiche e tecniche. Ne è uscito un disco sognante, malinconico, in certi episodi avvolto dalla nebbia, che ha comunque una vita autonoma, non è cioè strettamente legato alla piéce.

Sono 14 i brani in scaletta. Quattro Standard, tra i molti che Chet Baker selezionava, e dieci originali : sei di Fresu e due ciascuno di Dino Rubino (pianoforte) e Marco Bardoscia (contrabbasso).

Bebop e tante Ballad per rendere omaggio ad un musicista che ha fatto sognare generazioni di appassionati e addetti ai lavori.

Si inizia con “But not for me” dei fratelli Gershwin. Dopo una breve introduzione, Fresu accenna al tema e subito dà il via ad un’interessante improvvisazione, seguita da un’altra ugualmente ben architettata da parte di Rubino, coadiuvato dall’indispensabile ritmica di Bardoscia, vista l’assenza, tranne che in due originali di Fresu, della batteria. “The Silence of your Heart”, il primo brano di Rubino, sembra un commento alla disperata esistenza di Chet. Fresu opta per la tromba sordinata, che per primo Miles Davis impose all’attenzione. E’ un modo di suonare in punta di piedi, quasi non si volesse disturbare un’anima lontana che forse sta ascoltando con attenzione l’omaggio che le viene tributato.

Frizzanti i due brani, entrambi di Fresu, a cui partecipa Stefano Bagnoli, batterista nel collaudato “Devil Quartet”. Il primo, “Palfium” è un Up tempo medio. Bagnoli detta il metronomo attraverso una convincente figurazione di spazzole che proseguono swinganti, parallelamente al contrabbasso, per tutta la durata del brano. E’ una traccia che, se eseguita in concerto, stimola una serie di breaks che senz’altro ne prolungherebbero ad libitum l’esigua, in questo caso, durata.

 Marco Bardoscia è responsabile di due Ballad, “Postcard from Home”, contrassegnata nel finale da una nota lunghissima mantenuta da Fresu, e ”Fresing”, struggente nel suo incedere ciclico. Swingante è invece il secondo originale di Rubino, “Chat with Chet”, che in parte ricorda “There will never be another you”. Il secondo Standard è “Everything happens to me”, una ballad esposta a tempo molto lento. La tromba, tenuta libera, espone il tema e poi subito riparte sordinata in un’improvvisazione a tempo quasi raddoppiato. Immancabile, “My funny Valentine”, tra i brani più interpretati, anche con la voce, da Baker. La versione di Fresu evita momenti di noia, velocizzando l’interpretazione di uno Standard, spesso eseguito ad un metronomo assai, se non troppo, lento. Un convincente swing a quattro mani di Rubino e Bardoscia precede il ritorno in primo piano di Fresu, sostenuto soltanto dal contrabbasso per una nuova improvvisazione.

E’ un Hardbop pieno di groove il secondo originale di Fresu, “Jetrium”, a cui partecipa Stefano Bagnoli. Spazzole in evidenza, sembra un pezzo tratto dalla colonna sonora di “Ascenseur pour l’echafaud” di Miles Davis, ideata magistralmente da Miles, lasciando scorrere una sola volta le splendide immagini in bianco e nero del film di Louis Malle. La differenza è che questa volta il suono della tromba con sordina è quello di Fresu.

Il quarto e ultimo Standard, che è anche il pezzo di chiusura, è “When I fall in Love”. Fresu si esprime a tromba libera. Rubino mostra le proprie qualità espressive con un assolo in solitudine. Una serie di note lunghe ed una lunghissima per il finale, tenute da Fresu, sembrano alludere ad un saluto di Chet alla vita e a quanti hanno saputo apprezzarlo, continuando ancora oggi a lasciarsi cullare dalla sua musica.

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