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Nucleare iraniano: accordo sottoscritto, nonostante l’opposizione di Israele

Da dieci anni almeno la questione del nucleare iraniano occupa spazi importanti (e ingombranti) nei cassetti delle diplomazia internazionale.

Cassetti che ciclicamente venivano aperti e poi richiusi con ripetuti nulla di fatto. E le sanzioni, stabilite dalla comunità internazionale, appesantivano in modo significativo l’economia iraniana.

Bisognava aspettare l’elezione del nuovo presidente Hassan Rouhani, benedetto dalla guida suprema Khamenei, perché qualcosa si muovesse davvero. Senza dimenticare che, dall’altra parte dell’oceano, lo studio ovale della Casa Bianca ospita un presidente come Barack Obama.

Sembra che, nonostante le vibranti proteste del governo israeliano, l’accordo fra i sei “potenti” del mondo e l’Iran sia stato siglato. E avrà valore per i prossimi sei mesi in cui il comportamento di Teheran sarà attentamente sorvegliato. Poi si passerà a passi più significativi nel rapporto fra il paese degli ayatollah e il resto del mondo; o nel senso di una normalizzazione o precipitando di nuovo in una pericolosa spirale di sanzioni, ritorsioni, minacce e azioni 'coperte'.

L’accordo di questi giorni prevede che l’Iran, oltre ad accettare controlli dell’Agenzia atomica dell’ONU ben più “invasivi” di quelli accordati finora, proceda con la neutralizzazione delle scorte di uranio arricchito al 20% e accetti di non superare la soglia di arricchimento al 5%. Inoltre che non prosegua con la costruzione del reattore di Arak, atto alla produzione di acqua pesante, e che si impegni a non incrementare il numero di centrifughe esistenti.

L’uranio naturale contiene in massima parte uranio 238, il cui nucleo è formato da 92 protoni e 146 neutroni, e una percentuale bassissima (0,7%) di uranio 235, il cui nucleo ha tre neutroni in meno. E’ quest’ultimo che, se colpito da neutroni, ha un’alta possibilità percentuale di scindersi, liberando un’enorme quantità di energia: è il processo di fissione nucleare.

I processi di arricchimento - necessari per ottenere una maggior quantità di uranio 235 - sono molto complessi e attualmente esistono due metodologie diverse: arricchimento per diffusione gassosa (utilizzata soprattutto negli Stati Uniti) e per centrifugazione del gas (principalmente utilizzato in Europa).

L’uranio, sotto forma di gas (esafluoro di uranio), viene sottoposto ad una velocissima centrifugazione a decine di migliaia di giri al minuto, che separa l’uranio 235 da quello 238. L’arricchimento di ogni stadio è abbastanza alto (ogni centrifuga aumenta la percentuale di 235 di quasi il 40%).

Per utilizzi pacifici è sufficiente raggiungere percentuali del 2-3% di arricchimento dell’uranio che sono legittimi secondo il Trattato di Non Proliferazione (TNP). Per perseguire fini militari bisogna arrivare invece a percentuali molto più alte (80-90%).

L’Iran ha, per sua stessa ammissione, accumulato materiale arricchito al 20% che non è una percentuale utile per fini militari, ma è comunque decisamente superiore ai dichiarati fini pacifici. E aggiunge continuamente nei suoi siti centrifughe di ultima generazione, molto più veloci e potenti in termini di arricchimento.

Inoltre c’è il problema del sito nucleare di Arak dove dal 2006 è in costruzione un reattore ad acqua pesante. Che può produrre plutonio; un elemento non presente in natura, che ha una massa critica pari a una sfera di dieci centimetri di diametro, capace di liberare energia per 200 chilotoni in caso di detonazione. La potenza sviluppata dall’esplosione di Hiroshima fu di 16 chilotoni, tanto per dare l'idea.

La questione di Arak è fondamentale perché produrre plutonio renderebbe inutile il limite dell’arricchimento dell’uranio e aprirebbe la strada per un uso militare del nucleare; nel momento in cui si ha a disposizione plutonio usarlo per usi civili o militari è solo questione di volontà politica, non di problematiche tecniche. Ed aver progettato Arak non depone a favore delle declamate “finalità pacifiche” del regime di Teheran. Non a caso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU con la risoluzione 1737 impose all’Iran di sospendere il progetto, ottenendone solo un secco rifiuto.

Sarà una fortuita coincidenza, ma proprio ad Arak solo poche settimane fa una misteriosissima esplosione, tenuta segreta anche dal regime fino a che ne ha parlato un giornale israeliano, ha provocato danni che ritarderanno la messa in funzione del reattore, rispetto alla data prevista del 2014. Incidente che, insieme ad altri, può aver contribuito a spiegare l'accelerazione delle trattative di questi ultimi mesi (senza scordare la pressione crescente del governo israeliano).

Con la firma dell’accordo di Ginevra anche il progetto di Arak dovrebbe essere fermato ed è ipotizzabile che questa sia stata la questione centrale della trattativa, ancor più che quella dell’arricchimento dell’uranio.

In ogni caso sembra che sia realmente un accordo capace di sgombrare il campo, almeno per i prossimi sei mesi, da dubbi residui. Anche se in Israele - che ha definito gli accordi un "errore storico" - i dubbi sulle reali intenzioni dell’Iran e sulla validità dell’accordo restano tutti: che siano ancora veri dubbi o solo la faccia feroce che Netanyahu deve mostrare pubblicamente in ogni caso, non siamo ancora in grado di saperlo.

Foto: Tobin/Flickr

Commenti all'articolo

  • Di Francesco Finucci (---.---.---.91) 25 novembre 2013 21:08
    Francesco Finucci

    Molto istruttivo direi. Anche se non concordo sull’idea che Obama sia un grande presidente

    • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.161) 25 novembre 2013 21:59

      Non ho la pretesa che la mia idea sia condivisa da tutti; però alla soluzione della questione siriana e alla contrapposizione con i repubblicani sulla riforma sanitaria, adesso credo che si possa aggiungere anche questo accordo sul nucleare iraniano (se reggerà) nel palmares del presidente americano. Israele può legittimamente non essere d’accordo, ma se la produzione di plutonio viene fermata e l’arricchimento dell’uranio limitato al 5% credo che sia esattamente quello che andava nei suoi interessi.

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