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Non ti pago

Nel 1940 Eduardo De Filippo scrisse una commedia dal titolo semplice e asciutto “Non ti pago”. Essa prendeva spunto dalla lite tra il titolare di un banco lotto e un giocatore che aveva realizzato una quaterna giocandosi i numeri che in sogno gli aveva dato il defunto padre del titolare.

Il proprietario del banco reclama come di sua appartenenza quella vincita, poiché ne è stato fautore il padre morto che ha rivelato ad uno sconosciuto i numeri vincenti. Ne nasce una intricata vicenda, che rivela l’errore commesso dallo spirito del defunto per essersi recato nell’appartamento dove viveva il figlio prima che vi andasse ad abitare il vincitore della quaterna. Il lieto fine chiuderà la vexta quaestio e la commedia medesima.

Quella, “Non ti pago”, però era appunto una commedia, frutto di fantasia. Ma volendo passare dalla commedia al dramma, dalla fantasia alla realtà, il soggetto che va in scena nella vita quotidiana crotonese, in tempi di strombazzata ripresa economica dell’Italia e di ripartenza del Paese, è quello di centinaia di lavoratori che non percepiscono lo stipendio, alcuni addirittura da quattro anni. Cosa che potrebbe essere normale se il datore di lavoro fosse un privato; c’è la crisi, non si produce e non si vende niente, quindi gli introiti stanno a zero, anche perché chi dovrebbe saldare debiti e conticini non paga, non avendo soldi.

Il rimedio è abbassare le saracinesche, chiudere bottega, dismettere aziende e attività. Ma non tutti i privati possono farlo. Non possono farlo, per esempio, le aziende che garantiscono servizi pubblici essenziali; e si va dalla fornitura dell’acqua ai trasporti: non possono nemmeno le aziende a partecipazione pubblica; idem per i servizi di sicurezza e sorveglianza, sia pure gestiti da privati. A Crotone, “San Paganino” il santo che ricorreva il 27 di ogni mese e che garantiva la sopravvivenza di tanti lavoratori, sembra aver tirato le cuoia, ed è comunque scomparso dal calendario. Anzi, non è che sembra: c’è una certezza assoluta che riguarda, facendo un conto approssimativo, almeno un migliaio di lavoratori crotonesi. A patto che allo stesso conto non vadano ad aggiungersi le centinaia di anime che tirano il collo da mediamente un anno per incamerare le indennità meglio e genericamente conosciute come ammortizzatori sociali.

Se poi rapportiamo quel numero di lavoratori ai componenti dei rispettivi nuclei familiari che dipendono da quel (mancato) introito, a tirarlo, il collo, sono migliaia di cittadini. E’ la peste quella del “non ti pago”, un terribile contagio che si diffonde anche presso il pubblico impiego. Per i lavoratori del pubblico impiego, che prestano servizio presso la Provincia, ricorrerà a breve il terzo trigesimo della dipartita dello stipendio, giacché l’ultimo lo hanno percepito lo scorso mese d’agosto. Peggio ancora per quelli della “Gestione servizi” che lavorano presso il medesimo Ente, che a sua volta è l’ unico socio e quindi esclusivo finanziatore di quell’organismo; loro, meno di un centinaio di lavoratori, di mensilità arretrate da percepire ne hanno almeno cinque.

Tirando le somme, oltre che le fonti di sostentamento per centinaia di famiglie, all’esangue economia crotonese vengono a mancare ogni mese qualche milione di euro. Siamo in una economia di assoluta emergenza, come lo eravamo nell’immediato dopoguerra, anche se la percezione è che i tempi correnti siano ancora più tristi. Decenni addietro c’era la possibilità di farsi la “libretta” dal negoziante e quindi la possibilità di fare la spesa era garantita dal “passo il 27”. Su quel libricino nero, grande come una agendina da tasca, l’alimentarista annotava (e talvolta arrotondava per eccesso) quelli che erano i consumi di una famiglia. Per i meno abbienti, o più poveri come di diceva allora e si è tornato a dire da qualche anno a questa paarte, la bolletta elettrica non era un tormento. Difatti era previsto che il comune erogasse gratuitamente la luce nelle case degli indigenti dall’imbrunire sino a notte.

Nell’era in cui l’Italia riparte; della suddivisione degli italiani in gufi e rosiconi; delle stimmate al dito medio, a furia di twittare cazzate, chi non percepisce lo stipendio non ha la possibilità di avere credito, a partire dalle banche sino al negoziante (perché sono rimasti solo catene di supermercati) e se non paghi la luce, prontamente te la tagliano. Se non girano soldi non c’è dunque economia ed ecco perché il problema di almeno un migliaio di lavoratori, compresi quelli pubblici, che non percepiscono lo stipendio, riguarda tutti i cittadini. Uno degli enti preposti alle attività produttive del territorio, per esempio la Camera di Commercio, potrebbe fare un rilevamento serio e scientifico della situazione crotonese per quel che riguarda il “non ti pago” per poi renderlo pubblico; hai visto mai che qualcuno che sta lassù, “dove si puote ciò che si vuole” abbia a vergognarsene.

Ma così facendo e soffrendo, siamo arrivati alla vigilia di Natale e mai come stavolta, è il caso di dirlo e addirittura di cantarlo in coro “non tengo denari”. Cantarlo magari sotto il balcone del Premier, se solo egli avesse il coraggio e il fegato di affacciarsi ad un balcone dinanzi alle folle, virtù che, nel bene e nel male, contraddistinguevano un suo famigerato e somigliante predecessore, che sempre più italiani cominciano a rimpiangere, persino quelli che ne hanno sentito solamente parlare. Se l’Italia è così che può ripartire, allora quella che si annuncia con tanta enfasi, un giorno si e l’altro pure, è davvero una ripresa… per i fondelli. 

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