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Nigeria, la strage dei manifestanti biafrani

Tra il 29 e il 30 maggio, i militari nigeriani hanno compiuto una strage: almeno 40 morti e oltre 50 feriti secondo fonti non governative. Una missione di Amnesty International di morti ne ha accertati almeno 17 e di feriti una cinquantina. Ma alla fine il totale potrebbe essere più alto.

Il tutto è avvenuto a Onitsha, nello stato di Anambra, dove il movimento dei popoli originari del Biafra (Ipob) intendeva organizzare iniziative non violente per commemorare episodi particolarmente cruenti della guerra di secessione del Biafra (1967-1970), terminata con uno spaventoso bagno di sangue.

Le testimonianze raccolte da Amnesty International sull’intervento dei militari a Onitsha sono agghiaccianti: una persona uccisa a sangue freddo mentre stava dormendola chiesa di Sant’Edmondo assaltata e riempita di gas lacrimogeni, un ragazzino freddato mentre con le mani in alto stava rispondendo alle domande di un soldato.

Nel corso di una visita all’obitorio cittadino, Amnesty International ha esaminato vari corpi con colpi di proiettile sulla schiena (e dunque di persone presumibilmente colpite mentre stavano fuggendo). Negli ospedali cittadini, ha incontrato 41 uomini ricoverati per colpi di arma da fuoco allo stomaco, alle spalle, alla schiena, alle gambe e alle anche.

Secondo alcune testimonianze, altri cadaveri e persone ferite si troverebbero ancora all’interno della base militare di Onitsha.

Fonti dell’esercito hanno tentato di giustificare il massacro affermando che i morti erano stati solo cinque e che i soldati avevano aperto il fuoco per autodifesa. Le ricerche di Amnesty International hanno invece verificato che le uccisioni dei manifestanti (e anche di alcuni passanti) sono state causate dall’uso non necessario ed eccessivo della forza. Uccisioni illegali, dunque, in alcuni casi vere e proprie esecuzioni extragiudiziali.

I fatti di Onitsha sono la drammatica conferma della crescente militarizzazione in atto in Nigeria delle operazioni di ordine pubblico, in cui i soldati sono sempre più spesso impiegati al posto delle forze di polizia nel controllo delle manifestazioni.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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