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 Home page > Tribuna Libera > Nazionalizzazioni e privatizzazioni | L’incapacità al potere

Nazionalizzazioni e privatizzazioni | L’incapacità al potere

Siamo un popolo di navigatori, santi e poeti immersi in uno Stato che si è creduto per decenni abile produttore di olio, conserve, acciaio, cantieri, telecomunicazioni e trasporti via cielo, terra e mare. Abbiamo ben presente dove queste due strade di perdizione ci hanno portato. E se il popolo ha trasformato le proprie presunte abilità in allenatori, commissari tecnici, medici, economisti ed opinionisti (ultimamente anche virologi ed ingegneri) ma sostanzialmente con pochi danni (tranne che per i vaccini), le presunte abilità dello Stato nella gestione industriale si è dimostrata fallimentare, come il pensiero dominante nel 1933 (il fascismo, per i carenti in Storia), anno di fondazione dell'IRI (Istituto di Ricostruzione Industriale).

Per decenni gli italiani hanno continuato a versare nelle casse dell'Istituto vagonate di denaro destinate a svanire nel nulla. Perché la politica non cerca i bilanci corretti o il fatturato, cerca il consenso. Nel dopoguerra l'arma di consenso più forte era l'occupazione, e la chiusura di un'azienda in corso di fallimento avrebbe prodotto disoccupati. Che si accorpi allora quell'azienda nel grosso calderone e le eventuali perdite (migliaia di miliardi verso la fine della gestione dell'Istituto) in qualche modo verranno coperti, ad esempio dall'INPS o dalle accise della Libia.

Era ovvio che in un mercato dominato dall'economia (fatto positivo; oggi è finanziario, molto peggio) questo salasso non sarebbe potuto durare. Le privatizzazioni degli anni '90 sono state dolorosissime (economicamente parlando) ma assolutamente necessarie: bisognava tappare quella voragine acchiappa soldi. Ed all'economista improvvisato di turno vorrei ricordare che non si vende mai a quanto si vuole: si vende a quanto il mercato decreta. Più possibili acquirenti maggiore il prezzo di vendita: quanti erano gli acquirenti in Italia che potevano pensare di acquistare l'Alfa Romeo? Esemplare la vicenda Alitalia. Nel 2008 Ottima offerta d'acquisto di Air France (con il positivo esempio della precedente acquisizione, KLM, andata molto bene) rifiutata da Silvio Berlusconi, desideroso di impossessarsi di un importante serbatoio di voti DC. La vicenda dei "Capitani Coraggiosi" è nota a tutti, con lo scorporo dell'azienda in due parti, delle quali quella cattiva, la bad company, acquistata dagli italiani. Ora, dopo meno di vent'anni, punto a capo.

Ora, dopo il disastro di Genova, un gruppo di incapaci al potere pensa di reintrodurre in Italia le nazionalizzazioni, forti di convinzioni lette forse sui biglietti dei Baci. Nulla di più sbagliato, come dimostra la storia e l'evoluzione delle privatizzazioni in Europa e nel mondo. Dopo una lunga serie di no, alcuni mentecatti altri scellerati ed omicidi, Arriva un sì verso un nuovo fiume di denaro, potenziale covo di tangenti e di malagestione. 

L'autunno si presenta caldissimo, ma non meteorologicamente.

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