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Nascere ancora

Stanchezza e relax in una serata tranquilla, tra le luci soffuse della casa in cui vivo: ambiente accogliente, molto privato, e sereno.

Scorro le foto scattate nel bosco, con uno sguardo ancora sorpreso - e un pó di sentire nostalgico...

 

I faggi, dalle radici intrecciate, estese sulla terra ruvida e vicine tra loro, rivestite dall'umido muschio, spalancano ancora il mio fresco entusiasmo. Io non ne avevo mai viste di creature cosí: osservavo non tanto i bei tronchi, ma la parte in cui poggiavano in terra, ornati dal ricamo nodoso e diffuso delle grosse radici sporgenti. Come una veste elegante che espone lo strascico lungo, maestosi, mi si ergevano incontro.

 

La terra, tutti quei rami nell'aria, agghindati di foglie verdine, e le impronte nel suolo, fiori e variopinti funghetti, che sbucano timidi dovunque, alcuni ancora coperti, sul capo, dalle foglie cadute nel suolo. Avanti con lena, ad incontrare le querce, serie e composte nei loro scuri cappelli... Fino ad arrivare piú avanti, dove si mostrano, sparsi, i vecchi castagni.

 

Come in un raduno tra amici sono in ordine sparso, vicini, ma ognuno per sé: maestosi, nodosi e contorti; corpi legnosi che contano anni, centenari viventi dalla chioma leggera e brillante. 

 

Li osservo estasiata, pensando che in fondo, son quelli i viventi più belli e più saggi che io ho il piacere di amare. 

Mi sovviene il sorriso della piccola amica, mentre diceva convinta che se fosse possibile, se mai dovesse accadere, lei vuole rinascere albero. "Ho deciso - gli occhi lucenti su un viso pulito - é quello che voglio. Un bell'albero grande, con il suo posto nel mondo, tra il cielo e la terra, ben radicato nel suolo, circondato dal vento e dal canto di tanti pennuti." 

"Attenta - le ho detto - che cosí ti ritrovi bloccata in un unico posto, e poi chissà fino a quando! Un uccello, invece, ha le ali, può cambiare dimora, e incontrare tutti gli alberi che vuole sfiorare..."

Era un gioco, uno scherzo tra il serio e il faceto, ma ora che sono quaggiú, tra i giganti custodi del sacro, tra funghi, foglie e minuti viventi dai ritmi diversi; ora che massi vestiti di muschio brillante si offrono come a comporre un salotto di lusso, adesso ripenso a quel sorriso scherzoso, e vorrei che potesse vedere anche lei questo splendido sogno in cui sono coinvolta, sentire lo scricchiolio dei rami seccati sotto al mio passo leggero, le foglie e i licheni, che rendono tutto così straordinario. 

Vorrei che provasse anche lei quest'ampio respiro di vita!

Un'insolita pace, quaggiù, un silenzio che é pieno di senso e che respira il divino che contribuisce a creare. Da ora e da sempre, in questo luogo che continuo a esplorare con occhi assetati, un pó camminando, col fiato pesante, un pó arrampicando piegata in avanti, sulle ostili scarpate che son dominate, con rara maestá, dagli imponenti signori del luogo. 

Ogni tanto ne vedo uno riverso, con le radici corrose, ed i rami spezzati, bloccati tra quelli dei loro compagni che stanno ancora lassù in verticale, foss'anche un pó storti, nello sforzo finale di rimanere ben saldi.

 Li osservo nella loro veste rugosa, che sa di saggezza, di tempo e di vita vissuta, di respiri continui, immersi nell'aria pulita che profuma di erbe e di fiori, che sa di acqua e di legni, di funghi e di quella vita che passa d'intorno, lasciando le impronte profonde che il terreno mi mostra. 

Li osservo rapita e li immagino ancora sottili fuscelli, in corsa verso il cielo, dove affiora la luce del sole, irrobustire pian piano, un cerchio alla volta dentro la scorza grintosa, tra i sussurri dei forti compagni ed i passaggi di altri viventi.

Un mondo a sé stante, sul suolo che io stessa vado esplorando, e mi sento onorata di esservi accolta semplicemente cosí.

In terra i solchi impietosi di cinghiali affamati, hanno scavato dovunque ammorbidendo il terreno, e questo mi agevola il passo...

Mancano solo le fate, in questo bellissimo bosco, che infonde piacere e un senso di forza che sono in grado di dire. 

E se la fatica inizia a farsi sentire, lo spirito esulta e spinge il mio sguardo assetato dovunque: intorno, lontano, tra le timide ombre e lassù, in quello spazio minuto di cielo che le fronde concedono di farmi vedere.

Più salgo e più I'aria diventa severa: i sentieri sono indicati da piccole tracce dipinte sui tronchi, un pó qua e un pó lá, ma io preferisco procedere libera, seguendo gli omaggi preziosi del suolo che hanno mille colori, e la forma di ombrellini compatti, poggiati su gambi carnosi. 

Io salgo, poi scendo, affondo un poco qua e un poco mi affanno, e non riesco a fermarmi perché la seduzione è continua. 

L'abetaia mi accoglie gravosa, in una nube aromatica fresca e carica d'ombra. Seguo con lo sguardo quei fusti che salgono su, talmente vicini tra loro che sembrano fare un tessuto, e ancora più su, in direzione del cielo, nascosto tra i rami corposi e spinosi, coperti di scuri piumaggi.

Il torrente é ancora di lá che canta suoni di vita, un pó dritto e un poco contorto, attraversato qua e lá da pietre scomposte, che fanno comodo ponte tra le sponde di terra.

Lo sento sussurrare magie, nel fitto del bosco incantato, che ha fatto di me la sua sposa, vestita di fiori, di frutti e di profumi terreni. 

Intanto la stagione é cambiata: le foglie ora cadono rosse e un pó gialle, e la terra diventa per gradi piú dura. E' diversa persino la luce!

 Residui di more essiccate, sporgendo tra i rami, allertano che l'autunno é in arrivo, e con esso il gran carnevale dei colori vivaci. 

Risposeró le mie membra e tornerò ad immergersi ancora in questo incredibile mare di vita...

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