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Mr. Ove di Hannes Holm

Film che può essere considerato minore, nonostante la sua lunga durata di ben 116', fatto dello humour svedese o forse fotografia di costumi svedesi: ad esempio un uomo che cade sui binari della ferrovia e nessuno dei viaggiatori, intenti ai loro smartphone, si precipita a sollevarlo, oppure occuparsi di questioni modeste di vicinato, come redarguire qualcuno che gli rovina la visuale oppure l'”ordine costituito” delle cose, dopo aver dovuto rinunciare al proprio importante ruolo lavorativo per esigenze aziendali e vivere da pensionati a 59 anni, oppure ancora sopportare proprio malgrado la presenza di razze straniere nel “proprio” territorio o piccolo quartiere mentale.

Comincia da commedia leggera, da moderati sorrisi, Mr.Ove – è lui il pensionato - non ha molto di cui occuparsi ormai, ma è allenato a richiamare anche sgarbatamente i vicini sul rispetto delle norme del quartiere, dove c'è un “responsabile”, ruolo che egli ebbe e non ha più. Pian piano dei flash-back spiegano perché mai compia diversi tentativi di suicidio: ha avuto un'infanzia serena, accompagnato dall'amore del papà, poi il lavoro da tecnico nelle ferrovie svedesi, poi l'incontro con la bella Sonja dal sorriso contagioso (ma Ove in quella fase ha un'espressività simile a quella di un manico di scopa), poi la solitudine quando lei è mancata e il parlare ancora con lei seduto sulla tomba, col desiderio di raggiungerla presto.

Non gli è rimasto granché dopo la perdita di lei, salvo quel ruolo di rompiscatole di quartiere e di tecnico nel suo lavoro, il decadimento e i propositi di morte avvengono quando è messo a riposo dalle ferrovie (jubilado, dicono gli spagnoli, chissà se per giubilo o per accantonamento). Naturalmente sarà una disprezzata vicina iraniana a risvegliargli sentimenti buoni verso il prossimo, realizzerà che un'altra vita è possibile, si scambiano cortesie e partecipa ai ritrovi dell'altra famiglia, interessarsi agli altri, tenere buone relazioni delle quali non era più capace. Mr. Ove è un Clint Eastwood da Gran Torino, ma in tono minore, cerchiamo di essere tutti più buoni, vogliamoci bene, sembra dire il regista-sceneggiatore Hannes Holm o il romanzo di Fredrik Backman da cui il film è tratto. Abbiamo appreso una certa visione di un'auto Audi: ha 5 zeri, 4 sul cofano ed uno al volante.

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