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 Home page > Tribuna Libera > Michele Mario Giarrusso (M5S), una voce dal profondo

Michele Mario Giarrusso (M5S), una voce dal profondo

L'uomo qualunque, diventato online senatore della Repubblica Italiana, nel corso di una intervista a "La Zanzara" su radio 24 si lascia andare a considerazioni alquanto pesanti sulla sorte che dovrebbe essere riservata al primo ministro Matteo Renzi. Lo spunto è il volo di Stato utilizzato dal premier per recarsi in vacanza con la famiglia.

Più che una invettiva è sembrata una giaculatoria, ovvero una preghiera che si lancia verso il Ciel, declinata ad alta voce e per di più in diretta radiofonica. Sentitelo

"Se non fosse una situazione tragica ci sarebbe da ridere. Renzi va in vacanza con un Falcon da 9mila euro all'ora e attacca gli impiegati pubblici. E poi cerca di salvare il suo complice Berlusconi. Sarebbe da impiccare veramente... avete presente la cosa che si fa su un albero attaccando la corda?".

Naturalmente, nei tempi di rinascita cattolica che stiamo vivendo, vuoi con la nuova Democrazia Cristiana (PD) di Renzi, vuoi con l'avvento di Papa Francesco, queste parole non potevano non suscitare una unanime indignazione. Soprattutto non perché pronunciate da un tizio qualsiasi durante una discussione al bar, ma perdinci, da un senatore della Repubblica, ovvero un rappresentante altissimo delle istituzioni.

E difatti subito il PD bolla l'uscita di Gianrusso come "la scemenza della giornata " e con un twitter Lorenzo Guerini (PD) la giudica "senza vergogna ". La pacioccosa Barbara Serracchiani, renziana fino al midollo, non perde ovviamente la ghiotta occasione e lancia una solenne reprimenda: "Mentre nel mondo milioni di persone lottano contro la pena di morte, un senatore grillino la auspica per il premier italiano. Agghiacciante".

E allora, a scanso di equivoci, dico subito che io sto con il senatore Giarrusso che, pur se grottescamente e indubbiamente debordando nel linguaggio, ha espresso quello che ha attraversato la mente di milioni di cittadini che cominciano a capire in cosa consiste realmente il "nuovo corso renziano", ovvero spregiudicatezza, doppiezza e ricatto.

La frase di Gianrusso contiene almeno due verità: l'utilizzo del volo di Stato per fini personali e il fatto che Renzi stia inciuciando con Berlusconi su questioni tutt'altro che chiare. Insomma lo stile è sicuramente criticabile, seppur nell'uso metaforico dei termini, tuttavia non andavano letti in senso letterale con l'enfasi attribuitagli, ma intesi come rafforzativo per esprimere tutta l'indignazione su quello che sta avvenendo e che è sotto gli occhi di tutti.

La spregiudicatezza di Matteo Renzi è stata inaugurata con quel "Enrico stai sereno", tradotto in solenne fregatura per l'amico Letta, che ha dato l'imprinting al suo governo. Mario Monti aveva inaugurato l'epoca del "loden" e del farsi benzina da solo alla pompa del distributore, Romano Prodi era andato in vacanza con la sua famigliare un po' datata ed Enrico Letta aveva utilizzato anch'esso un mezzo privato invece del volo di stato. Il "nuovismo" di Renzi è dunque un ritorno al passato molto in voga presso i vecchi notabili, alla Scajola tanto per intenderci, che considerano la politica non un servizio ma un privilegio. Lui si è giustificato dicendo: "E' per una questione di sicurezza prevista da norme ecc...", senza però dire che aveva diritto a rinunciarvi, proprio come hanno fatto i suoi predecessori (Silvio escluso che ha una flotta privata). A meno che, nella sua spavalda pavoneria, non ritenga degna di essere salvaguardata soltanto la sua di sicurezza.

La doppiezza di questo leader, che si era presentato come l'inflessibile rottamatore dei vecchi metodi e della vecchia politica, si dipana giorno dopo giorno con una evidenza che non può che indignare anche il più bendisposto alla tolleranza. Prendiamo l'ultima vicenda, alle cronache di queste ore, dell'art. 19 bis inserito postumo nel decreto fiscale, provvedimento che era stato ripresentato in data 24 dicembre e già questo è di per se alquanto sospetto. Art. 19 bis introdotto da non si sa chi e come, che fissando al 3% del reddito dichiarato o dell'imposta IVA dovuta la soglia di impunibilità penale per chi evade (o froda) il fisco, di fatto, guarda la combinazione, si traduceva in un salva Silvio con i fiocchi, con il luminare Franco Coppi già pronto a sgravare la legge Severino dalla incandidabilità del pregiudicato di Arcore.

Lui si sta giustificando con un "mi assumo la piena responsabilità " che non risponde alle domande di fondo e poi con un risibile" questo governo non fa leggi nè ad personam né contra personam ", che lascia il tempo che trova dal momento che la vera questione in gioco è proprio la sua autonomia politica nei confronti di un signore condannato per frode fiscale, con il quale ha stipulato un patto di mutua assistenza (Nazareno) tutt'altro che alla luce del sole e con il quale sta scrivendo le riforme istituzionali di questo paese. A meno di non ammettere che il suo governo è fatto di dilettanti allo sbaraglio, ministri Padoan e Orlando compresi, che non sanno letteralmente quello che scrivono. Una soglia di impunibilità posta su base percentuale privilegia essenzialmente i grandi evasori, ovvero coloro che hanno redditi elevati come appunto nel caso di Silvio Berlusconi, la cui frode sarebbe rientrata nel limite stabilto, dal momento che a ruolo di sentenza erano solo i 7 milioni di euro (a fronte di centinaia accertati) sfuggiti alla prescrizione dei termini.

Il ricatto sta nell'aver posticipato al 20 febbraio l'approvazione finale del decreto fiscale, ovvero dopo la riforma elettorale e la rielezione del Presidente della Repubblica, con questo lanciando un messaggio al suo partner di riforme Silvio Berlusconi, al diversamente berlusconiano Angelino Alfano e a tutte le anime candide democristiane all'interno del PD che vogliono dare una santa manina all'ex Cavaliere per favorirne un pieno ritorno, in barba alla legge Severino.

Uomo nuovo dunque questo Matteo Renzi, ma con i metodi peggiori della vecchia politica più indecente e squalificata che questo paese ha conosciuto per decenni e che ci ha portato ai punti di decadimento etico e morale, oltre che economico, in cui ci troviamo.

Se questo è quello che passa il convento allora dico "bravo" a Giarrusso che se non altro ha avuto il merito di esprimere chiaramente quella indignazione che troppi, in questo paese di ruffiani, non hanno il coraggio di esprimere.

Foto: Palazzo Chigi, Flickr.

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.60) 7 gennaio 2015 14:51

    Ho ascoltato e riascoltato attentamente la registrazione del dialogo tra Cruciani, Parenzo e Giarrusso in onda su Radio 24, a "La Zanzara". E’ una trasmissione che ascolto raramente, perché la trovo gratuitamente provocatoria, piena di parolacce e anche abbastanza inutile.

    Riporto il frammento di 20 secondi, in mezzo a 20 minuti di insulti da parte di Parenzo (Cruciani è sboccato ma più serio):

    (Giarrusso, parlando della brutta figura del volo di Renzi): "...cioé se non fosse una situazione tragica, da gente da impiccare veramente, sarebbe da ridere! Ma neanche tu potresti pensarla una cosa così demenziale, Parenzo, ma ti rendi conto, nemmeno tu saresti capace ...

    (Cruciani interrompe): "Ma scusa da impiccare che vuol dire, Giarrusso, da impiccare."

    (Giarrusso, interrotto, ha un’esitazione): "Impiccare? ... Hai presente quella cosa che si fa con un albero, una corda? Questo succederà quando la gente si arrabbierà davvero."

    Quindi, la frase che ha avuto un’eco grandiosa ovunque, e riportata anche qui, non è corretta. Invito tutti a sentirsi la registrazione, per inquadrare tutte le parole nel contesto corretto.

    Detto questo, ritengo che qualsiasi persona dovrebbe fare molta più attenzione quando parla in diretta radiofonica, anche in un contesto scurrile e provocatorio quale è normalmente La Zanzara, tanto più se quella persona è un senatore, e tanto più se quel senatore appartiene a una forza politica attaccata continuamente su qualsiasi virgola, con qualsiasi pretesto.

    Giarrusso poteva esprimere tutta la sua indignazione anche in modo più scherzoso, anche in modo pesante allusivo e con parolacce: il tono della trasmissione è quello. Gli è scappata una parola sbagliata che non approvo e per questo lo biasimo; la prossima volta, per esprimere il concetto che la gente potrebbe arrabbiarsi violentemente, scelga parole meno estreme.

    Saluti,
    Gottardo

    • Di (---.---.---.28) 8 gennaio 2015 10:12

      Ho sentito la trasmissione e la frase incriminata che effettivamente non è come riportata dai giornali, però il succo non cambia. Cambia la disposizione delle parole ma non si può dire che il discorso di Giarrusso sia stato frainteso nel senso.

      Trovo abbastanza penoso uscire da certi scivoloni attribuendo le proprie gaffe alla folla, è un vecchio trucco retorico che però funziona sempre, a quanto pare.

      Renzi sarebbe da impiccare, lo dice Giarrusso, però lo dice perché la gente incazzata lo farebbe, mica lui. Ovviamente. Lui parla ma attribuisce le sue idee ad una fantomatica folla di persone che non può smentire perché non interpellata.

      Ma Giarrusso di chi parla? Se conosce persone che vogliono impiccare Renzi allora dovrebbe segnalare la cosa alle autorità competenti, altrimenti sta solo scaricando su altri una sua gaffe. Gente che non può dire la sua e fare i distinguo perché non ha voce, a differenza di Giarrusso che attribuisce agli altri i suoi pensieri.

      Se c’è una cosa che ho sempre detestato nell’ultima fase politica è il nascondersi dietro un fantomatico bene comune. Si fa così perché lo vuole il paese, si fa colà perché lo chiede la gente, e queste frasi le ripetono di continuo specie quando si tratta di far passare le peggio porcate, perché così la gente da casa, non convinta, pensa che gli altri italiani sono d’accordo e allora la porcata non è una porcata. Ma come fanno questi politici a sapere cosa passa nella testa degli italiani, così sicuri di interpretare correttamente il loro pensiero? Telefonano casa per casa per interpellare le persone cui attribuiscono le frasi?

      La polemica su Giarrusso è strumentale, non ci piove, però ha fatto uno scivolone brutto, mettendosi in una situazione fastidiosa quando si sa benissimo che tutto ciò che i M5S dicono viene usato contro di loro se si può, e in questo è stato poco accorto.

      Però io non apprezzo le sue frasi proprio per la scappatoia finale. Avrebbe avuto più coraggio a dire: "reputo Renzi una persona da impiccare, secondo me andrebbe impiccato". Sarebbe stata una frase ugualmente indigesta, ma almeno onesta intellettualmente. Invece si è nascosto dietro la massa silenziosa con uno scaricabarile che mette una toppa che è peggio del buco. "Sia chiaro, Renzi è da impiccare, però mica lo voglio impiccare io, è la gente che lo vuole impiccare".

      Ma a nome di chi parla questo portavoce? Se parla a nome di qualcuno, se effettivamente c’è qualcuno che desidera impiccare il presidente del consiglio, che segnali alla polizia chi vuole uccidere Renzi. Se invece parla per sé, non si nasconda dietro la gente. E’ la sua opinione, una sua battuta infelice e la gente non ha colpa se fa battute infelici. Non è responsabilità della gente se il politico di turno apre bocca e dà fiato perché lo dice la gente.

    • Di (---.---.---.66) 8 gennaio 2015 15:21

      Mi sembra che sosteniamo in fondo la stessa cosa, e cioé che Giarrusso abbia fatto una gaffe, involontaria, la quale ha scatenato un putiferio esagerato e strumentale.

      Lei però tira fuori le "autorità competenti" e la gente "che non può dire la sua". E’ normale parlare "della gente" - lo fanno tutti e non c’è da scandalizzarsi. E tra l’altro, dire che gente arrabbiata può fare cose violente è un dato di fatto, non un’opinione.

      Lei scrive che Giarrusso avrebbe avuto più coraggio a dire papale papale "reputo Renzi una persona da impiccare". Che esagerazione! Giarrusso stava parlando di un cretino che s’è approfittato ingiustamente di un certo privilegio, non s’impicca certo per una cosa del genere. Una frase come quella avrebbe marcato la differenza tra un modo di dire e un desiderio preciso che, ALLORA SI’, avrebbe avuto motivo di scatenare un putiferio. Il lessico discorsivo è pieno di cose come "impìccati", "sparati", "va ’morì ammazzato" e simili; il contesto non era un comizio o una conferenza stampa - era una telefonata. Mi sembra che anche lei tiri fuori analisi e argomenti esagerati per una parola fuori posto.

      Saluti,
      Gottardo

    • Di (---.---.---.28) 8 gennaio 2015 17:27

      No, io mi scandalizzo se qualcuno parla a nome della gggente, non lo trovo normale, proprio per niente, anche perché è nascondendosi dietro alla gggente che la storia ha visto avvenire le più grandi porcate.

      Pretendere di interpretare gli umori della gggente, senza alcuna verifica della veridicità della cosa, è il modo migliore per manipolare le masse, è la ggggente che lo vuole. Lo fanno tutti, da Berlusconi che ha inaugurato la democrazia dei sondaggi (nostre fonti dicono che le casalinghe di voghera sarebbero contente se il governo...), ha usato questo arteficio retorico la Lega che ha cavalacato ma anche creato o esasperato una certa intolleranza di risulta; lo fanno nei sindacati quando parlano a nome dei lavoratori non interpellati, lo fa Renzi quando afferma che qualsiasi cosa faccia lo fa per il bene della nazione perché è l’uomo della provvidenza, dopo di lui il diluvio e questa l’ultima possibilità che abbiamo per... (e se è davvero l’ultima stiamo messi proprio bene, eh)...

      A lei sta bene questo modo di forzare il consenso, ripetuto continuamente dai media proprio per convincere i dissenzienti e formare percezioni illusiorie nella popolazione? A me no. Non lo trovo normale, per niente, e non mi ci voglio abituare. Mi stupisce che lei che appoggia il M5S (uno vale uno) accetti questo stato di cose, perché in un mondo in cui uno vale uno ognuno dice la propria opinione e basta. Poi può essere genialata o una stupidaggine, ma dice la sua e basta e quello che dice vale per uno.

      La polemica sulla frase di Giarrusso è strumentale e stucchevole, perché Giarrusso non ha detto niente di diverso da quello che si sentirebbe dire in un qualsiasi bar dello sport. Il problema è che Giarrusso non è un pinco pallino ma un rappresentante delle istituzioni e dovrebbe calibrare in modo più opportuno il linguaggio, perché si può fare politica anche senza scadere nel becero. E’ pagato per risolvere i problemi, non per agire come l’uomo qualunque, ha il dovere di agire nella composizione dei conflitti e non acuirli, perché non è nel ruolo di contrapposizione alle istituzioni, ne fa parte.

      Inveire contro tizio o caio è scorretto a priori, ma può essere "comprensibile" (non giustificabile) nel caso dell’uomo della strada, che parla a titolo personale e non si confonde nella massa, e sfoga una lecita frustrazione dovuta all’impossibilità di contare per cambiare le cose. Chi invece è ai posti di comando ha il dovere di parlare con la testa e non con la pancia, di risolvere e non agitare, perché é PAGATO per risolvere e non per lamentarsi come l’uomo qualunque.

      Avrei stimato di più Giarrusso se avesse affermato: ho detto una cavolata, mi sono fatto prendere dalla foga. Ai politici capita continuamente di darsi contro e affermare cose che ai comuni cittadini non sono consentite, è il motivo per cui godono dell’immunità parlamentare. Pare che qualsiasi invettiva partoriscano si chiami attività politica per cui hanno diritto a trattamenti di favore rispetto al comune cittadino. Ma proprio per questo, proprio perché non pagano neanche le conseguenze delle proprie frasi (discorso generale, non mi riferisco a Giarrusso in senso stretto), non ci starebbe male un "ho detto una cavolata, scusatemi". Oppure assumersi la paternità di un pensiero proprio, senza scaricarlo su altri che non hanno colpe se non quelle di esistere.

      La gente incavolata impiccherà Renzi? Io no, lei Gottardo?
      Io non ho stima di Renzi e sono incavolato, ma non sono un assassino che fa esecuzioni sommarie. Quello che ha affermato Giarrusso è offensivo, per la gente comune, quella che le leggi le rispetta e le difende.

    • Di (---.---.---.66) 8 gennaio 2015 20:05

      Condivido in buona parte il suo pensiero, ma vorrei farle notare che parlare "a nome" della gente è diverso che parlare "della" gente. Quando un politico, in un’intervista a un TG, dice "la gente è stanca", sta probabilmente facendo propaganda, ma forse no, non sempre. Quando invece un politico prende una decisione, allora si muove (o dovrebbe muoversi) "a nome" della gente.

      Riguardo al fatto che un senatore non possa dire le stesse cose che si sentono dire al bar, lì non mi trova d’accordo: non vedo perché un senatore non dovrebbe parlare in modo normale come fanno tutti. Sempre evitando frasi come "bisognerebbe impiccarlo", perché quelle sono realmente fuori dalla realtà, appartengono al lessico ma non al pensiero reale. Forse, forse, quelle frasi le può dire un fascista, e crederci, se è un fascista vero. Però, nel 99% dei casi uno le dice ma non le pensa veramente.

      E non sono neppure d’accordo sul fatto che un uomo delle istituzioni dovrebbe comporre i conflitti invece che acuirli, così, a prescindere. Se il primo ministro fa una cosa che si ritiene sbagliata, è giusto denunciarla, direi. Lo si può fare con frasi più o meno misurate, ma a me piacerebbe che si smettese di dire vittime al posto di morti, audiolesi invece di sordi, "diversamente abili" invece di disabili e spending review invece di revisione.

      La gente impiccherebbe Renzi? Io e lei no. Qualcuno forse sì... su 60 milioni... Ma a parte questo, come dicevo prima la parola è pesante e praticamente non viene mai detta credendoci davvero. Piuttosto, da persona civile che parla normalmente, io direi che Renzi è uno stronzo. Questo è buon italiano, non mi viene in mente una parola più appropriata. E non mi scandalizzerei se un politico facesse un’affermazione simile. Mi dispiace, invece, quando un politico pensa una cosa ma ne dice un’altra. Lo fanno continuamente, però.

      Il discorso grillino dell’uno vale uno ha poco da spartire con l’interpretare l’idea della gente. Ognuno dice la sua, in modo egoistico, oppure altruista secondo l’idea che s’è fatto a proposito della gente. Perché alla fine, interpretare i desideri della gente lo facciamo (e dobbiamo farlo) tutti, sempre. E la cosa va bene fino a quando non diventa strumentale. Ma qualsiasi cosa, quando è strumentale, è fondamentalmente sbagliata - o per lo meno non etica.

      La saluto,
      Gottardo

  • Di paolo (---.---.---.173) 7 gennaio 2015 15:30

    Ovviamente non ho ascoltato la registrazione originale ,riporto quanto apparso sui media .Comunque prendo atto.
    Rimane il fatto che, al netto del particolare contesto ,i termini sono assolutamente da censurare .Ma quello che infastidisce è l’enfasi .Odora di falso perbenismo ,di censura strumentale , di ricerca del pelo nell’uovo per nascondere "fatti " (non parole ) ben più gravi .Per dirla in soldoni tra Giarrusso che si esprime male e Renzi che fotte ,io sono più solidale con il primo .ciao

    • Di (---.---.---.60) 7 gennaio 2015 16:20

      Ciao Paolo,

      >> Ovviamente non ho ascoltato la registrazione originale

      e perché no? Prima di scriverci un articolo sopra sarebbe bene verificare. Sai bene la storia del "messaggio urgente per il re" che diventa "massaggio urgente" e infine "massaggio e unguento", no? Io credo che nel caso del M5S i messaggi diventino spesso massaggi in modo assolutamente voluto.

      Comunque tra Renzi e Giarrusso preferisco anche io il secondo: finora ha fatto meno danni.

      Ciao,
      Gottardo

  • Di paolo (---.---.---.219) 7 gennaio 2015 18:01

    Gottardolo ,solo per precisazione : non ci ho scritto sopra un articolo ,ho colto lo spunto per un articolo , che è cosa diversa .La frase di Giarrusso è solo incidentale ,mi interessava stigmatizzare i farisei pronti a saltare sull’osso per nascondere la merda.
    ciao

  • Di paolo (---.---.---.219) 7 gennaio 2015 18:02

    Gottardolo è un refuso ,non partire subito in quarta .

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