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Mestruazioni e dintorni, ad alta voce

La così detta Tampon Tax, l’imposta applicata agli assorbenti e ai pannolini per bambini, ha fatto recentemente discutere. 

In Europa e nel resto del mondo la maggior parte dei Paesi si è prodigata ad abbassare le tasse sui prodotti igienici femminili: in Italia, la strada sembra ancora lunga e ad oggi la Tampon Tax risulta al 22%, rispetto al 4% destinato ai generi di prima necessità, tra i quali figurano, ad esempio e paradossalmente, i rasoi da barba.
Attorno alle mestruazioni i miti e le strategie di marketing non mancano. Credenze di vecchia data come l’idea che una donna durante le mestruazioni non debba lavarsi o praticare giardinaggio paiono resistere in pensieri apparentemente minoritari ma in realtà ancora ampiamente diffusi; esse sono perpetrate e confermate dalle rappresentazioni delle donne e del loro ciclo mestruale, in come viene raffigurato nelle pubblicità, oltre che nel luogo comune della femmina irritabile predisposta a violenza durante ‘quei’ giorni.
Dall’utilizzo del liquido blu come allegoria del sangue negli advertising per gli assorbenti fino alla necessità, costruita dalla logica del consumo, di aver bisogno di un prodotto specifico per sentirsi ‘fresche’ e ‘sicure di sé’ (addirittura ogni giorno, se si pensa ai salva-slip) non debellano né decostruiscono la visione complessivamente negativa della donna durante le mestruazioni, anzi comunicano, in maniera subdola e indiretta, che con il ‘giusto’ prodotto gli aspetti problematici delle mestruazioni possano essere ridotti al punto di non necessitare di alcuna preoccupazione, né per lo sguardo degli altri né, attraverso l’interiorizzazione dello stesso, per il proprio.
La femminilità corrotta dalle mestruazioni è la femminilità che Berg & Block Coutts già nel 1994 descrivevano come “pulita, fresca, giocosa, divertente, sexy, giovane e vivace”: un’iper-femminilità, obiettivo raggiungibile attraverso l’acquisto del prodotto pubblicizzato, in realtà quanto di più lontano possa esserci dalla raggiungibilità in quanto ideale, costruita sulla base dei sentimenti di inadeguatezza e disgusto connessi all’evento, perfettamente naturale e intrinsecamente femminile, della mestruazione mensile, che vengono anzi rinforzati.

Un’interessante ricerca del 2014 (Grose & Grabe) ha voluto indagare le relazioni esistenti tra il costrutto di auto-oggettificazione e le attitudini nei confronti dei prodotti per l’igiene femminile, nello specifico nei riguardi della coppetta mestruale, inventata all’inizio degli anni ’70 ma solo recentemente capace di guadagnarsi a livello globale sempre maggior riconoscimento e considerazione da parte delle consumatrici. La coppetta mestruale è oltretutto stata recentemente indicata dal capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera, Francesco d’Uva, come risorsa non inquinante, dunque preferibile e, in quanto accessibile, come gli assorbenti lavabili, perfettamente adatta a giustificare il non abbassamento dell’aliquota sui prodotti igienici femminili.
La coppetta mestruale, essendo composta di silicone, non ha dimostrato avere gli effetti collaterali dei tamponi (tra i quali la sindrome da shock tossico) ma, come riportato dalle Autrici (ibidem) richiede un maggior contatto diretto col corpo e col sangue mestruale rispetto ai prodotti non riutilizzabili, quali tamponi e assorbenti esterni.
Il concetto di auto-oggettificazione è una cornice teorica che si interessa al modo in cui le donne interiorizzano i messaggi culturali concernenti il loro corpo e tentino di conformarsi ad essi per evitare le conseguenze negative dello stigma associato alla loro infrazione. Storicamente è noto come le mestruazioni siano sovente state utilizzate, al pari della capacità riproduttiva, come argomento stigmatizzante e svalutante nei confronti delle donne.
I risultati dello studio hanno correlato positivamente l’auto-oggettificazione alle credenze negative a proposito delle proprie mestruazioni in un campione di donne americane: prendendo in considerazione la diversità etnica riscontrata, non sono state rilevate differenze significative, sebbene le donne bianche abbiano dimostrato più alti livelli di auto-oggettificazione.
Queste reazioni negative sono capaci a loro volta di influenzare il comportamento nella scelta dei prodotti da utilizzare durante il periodo mestruale, portando allo scarto della coppetta mestruale proprio a causa del maggior contatto che richiede col proprio corpo e col sangue. Tuttavia, è stato riscontrato che le donne di età più avanzata, presumibilmente a causa della maggior esperienza con le mestruazioni, sono bendisposte nei confronti di questo dispositivo, similmente a coloro che ne avevano già sentito parlare.
L’educazione sessuale appare dunque una risorsa da sfruttare in quest’ambito, al fine di una scelta più ecologica ed economica in merito ai prodotti da utilizzare, ma soprattutto riguardo la possibilità di discutere di mestruazioni senza vergogna.


Fino a quel momento, probabilmente ci sarà abbastanza tempo perché l’aliquota scenda, anche per la coppetta mestruale, al 4%.

 

Tutor: Fabiana Salucci
Tirocinante: Ambra Achilli

 

Bibliografia
▪ Berg, D. H., & Coutts, L. B. (1994). The extended curse: Being a woman every day, Health Care for Women International, 15 (1).
▪ Chrisler J. (2010) Leaks, Lumps, and Lines: Stigma and Women’s Bodies, Psychology of Women Quarterly, 35 (2).
▪ Grose R., Grabe S. (2014) Sociocultural Attitudes Surrounding Menstruation and Alternative Menstrual Products: The Explanatory Role of Self-Objectification, Health Care for Women International, 35.

Sitografia
https://www.ilfattoquotidiano.it/20...
https://www.ilmessaggero.it/politic...

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