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di albodoro venerdì 1 luglio 2011 - 0 commento oknotizie
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Memorie e rivoluzioni del giudice anticopyright

Intervista all'ex giudice Gennaro Francione, autore di “Anticopyright - Nuove frontiere per il diritto d’autore”.

È uscito "No Copy, No party (Memorie e rivoluzioni del giudice anticopyright)" del giudice scrittore e drammaturgo Gennaro FRANCIONE. Prefato da Gianluca Pomante, Francione, fondatore dell’Unione Europea Giudici Scrittori, ricorda quella sentenza che squassava il diritto d’autore, con la proprietà intellettuale ridotta ai minimi termini in quanto non più patrimonio del singolo ma dell’intera Umanità. Il libro è un inno per una costituzionale arte libera e gratuita per tutto il mondo sul modello dilagante di internet.

Faceva dire Platone a Socrate: “Questa che ti permette di recitare bene Omero e di cui appunto parlavo non è una capacità artistica, ma è una forza divina* a spingerti, come avviene nella pietra che Euripide chiamò Magnete e la gente chiama Eraclea. E, infatti, questa pietra non solo attrae gli stessi anelli di ferro, ma infonde agli anelli anche una forza tale che permette loro di esercitare a loro volta questo stesso potere esercitato dalla pietra, cioè di attrarre altri anelli, di modo che talvolta si forma una fila assai lunga di anelli di ferro collegati l'uno con l'altro, ma per tutti questi la forza dipende da quella della pietra. Così è la Musa stessa a rendere ispirati e attraverso questi ispirati si riunisce una catena di altri ispirati”.Se Socrate ha ragione, allora nessun artista è proprietario di ciò che crea, ma ne è mero detentore. Lei cosa ne pensa?

«Questo pezzo non lo conoscevo. La ringrazio di avermelo fatto apprendere. La Musa non solo rende ispirati gli artisti ma crea fili lontanissimi, oltre il tempo e lo spazio, per instillare negli animi dei nuovi giuristi, a tanti anni di distanza, la nuova legge dell'anticopyright.

Quando non ero ancora un cybernauta, agli inizi degli anni '90, elaborai il Manifesto “Iperavanguardista del Medioevo Atomico”, in cui già esprimevo l'idea che l'autore è solo il portavoce di un messaggio d'arte universale, che egli esprime in nome dell'Umanità. Il decalogo del manifesto, elaborato con parametri internettiani, al numero 7 recita: “L'Autore è solo il portavoce di cronache artistiche vissute e scritte in quel grande serbatoio cosmico che è l'Akasha e di cui l'Internet è un modello vivente. Essere privilegiati nell'usufruirne significa avere solo il mero possesso (detentio) delle forme artistiche iperuraniche, senza che chicchessia possa vantare alcuna proprietà né assoluta né relativa sul prodotto”.
 
L'Akasha, per rimanere in ambito filosofico paraplatonico, rappresenta una sorta di gigantesco archivio - conosciuto in Oriente come Cronache dell'Akasha - costituito da uno schema a disco delle cose passate. In esso vengono registrati tutti gli eventi, le parole, le azioni personali e razziali accadute sulla terra sin dalla sua origine. Questo Riproduttore Terrestre, individuato peculiarmente dalla gnosi, dalla teosofia e dall'antroposofo Rudolf Steiner, coincide proprio col Mondo delle Idee di Platone, con l'Inconscio Collettivo di Jung o col Serbatoio Cosmico di William James, formato dalle tracce e dalla memoria di tutto quanto accaduto nel passato e differenziantesi dalla "coscienza cosmica" che mette in contatto occulto tutti gli uomini viventi (http://www.antiarte.it/urobornauta/l'arte_di_kobal.htm).

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di albodoro venerdì 1 luglio 2011 - 0 commento oknotizie
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