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Marina Serafini

Dottore in filosofia e dottore in scienze della formazione, ho conseguito diversi master e corsi di specializzazione in comunicazione, formazione, selezione del personale e project management. Affascinata dal mondo del web marketing e dello storytelling management. Da anni impegnata nella gestione di Risorse Umane, in area didattica e nel problem solving aziendale. Mi piace dire qualcosa parlando di altro, mi piace parlare dell'uomo...
 

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  • Primo articolo venerdì 08 Agosto 2016
  • Moderatore da domenica 09 Settembre 2016
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Ultimi commenti

  • Di Marina Serafini (---.---.---.231) 18 dicembre 2016 09:46
    Marina Serafini

    Vero, verissimo. Ma non può essere sufficiente indignarsi, anche se è il primo passo necessario in uno scenario siffatto. Servono anche opzioni di scelta. Ad oggi sembra che la scena politica si presenti come un monolito piuttosto omogeneo, ove sfumature diverse si integrano tra loro nella risultanza di un orizzonte unico, confuso e che confonde. Chi ha urlato "fuori dal coro" sembra aver peccato di ingenuità, ed è caduto nello stesso fango che ha promesso di diradare... Gli eventi che gravitano intorno alla Raggi si abbatteranno inevitabilmente sul movimento pentastellato, e si, aumenterà l’insoddisfazione, e con essa si rafforzerà la convinzione di chi già pensa che tanto "tutto è inutile, sono tutti uguali". Questo non sarà certo di aiuto al paese, ma favorirà certamente la stragrande libertà di azione - discutibile negli effetti che produce-di chi dalla parte opposta ha intonato l’ipnotico canto delle sirene fino a ieri. Se dovessere vincere la delusione non saremmo da punto a capo, ma molto molto peggio: andremo a meno uno. Se finira’ col prevalere la rabbia - cosa che davvero dovremmo tutti augurarci- dovremo preoccuparci di chi e come la incanalera’. Le secessioni aventiniane lasciano spazio di azione a chi, più furbo, rimane; le rivoluzioni hanno bisogno di leader illuminati.

  • Di Marina Serafini (---.---.---.231) 18 dicembre 2016 00:05
    Marina Serafini

    No no..Non fraintendermi! Sono assolutamente in linea con la tua direzione. Ho accennato anche ad un’esperienza personale proprio per manifestare il mio sdegno profondo. Combatto quotidianamente l’omertà, perché la ritengo corresponsabile delle offese, e responsabile delle prossime a venire. Comprendo però le istanze che la supportano, e mi rendo conto che non tutti possono permettersi di uscirne. A volte devi proteggere qualcuno, a volte sei responsabile per altri.... A volte (molte volte) ti manca la consapevolezza che oggi abbiamo tanti strumenti utili per portare avanti i nostri principi e farli condividere. La violenza e i soprusi giocano sulla paura, che si alimenta spesso proprio in un clima di ignoranza. Ignoranza strutturale o anche indotta, nel senso che si disincentiva la voglia di "saperne di piu". Nel grande come anche nel piccolo. È un fenomeno culturale, che nasce in un contesto politico che architetta la struttura sociale.... Non è necessario essere accusati di complottismo per vedere questo! La cosa che più mi destabilizza è il fatto che troppo spesso la Paura (indefinita e non) rende dimentichi della nostra appartenenza al genere umano, aliena dal proprio essere e con-essere. Che è proprio quanto giustifica, invece, la nostra presenza su questo mondo...

  • Di Marina Serafini (---.---.---.231) 17 dicembre 2016 20:30
    Marina Serafini

    Il vero timore è che queste praterie alternative siano ormai soltanto ideali assoluti. Scoraggiante e deprimente... Si fa sempre più evidente quanto siano forti gli incastri e le sovrapposizioni nella dimensione gestionale e organizzativa di questa nostra bella casa. Una maglia molto stretta e infeltrita, di quelle su cui non sai più come ragionare, ne’ da dove partire..

  • Di Marina Serafini (---.---.---.231) 17 dicembre 2016 20:15
    Marina Serafini

    È drammatico il silenzio di chi si sente costretto a collaborare con i produttori di armi e se ne vergogna, ma che, sotto insistenti solleciti, alla fine reagisce, e ti dice che é il solo modo che ha per mantenere se stesso e la sua famiglia. In una terra ormai devastata e abbandonata da tutti. Penso a Quirra, a come la vita sembra non aver più valore ne interesse: uomini, animali, ambiente. Nulla più conta, nemmeno il rumore che riesce fievolmente a raggiungere "gli altri", nella disperata urgenza di far sapere e di ottenere aiuto. Mi è capitato di recente di assistere ad una dinamica analoga: un brutto evento, bruttissimo sul posto di lavoro, con possibili gravi ripercussioni sui collaboratori. E nessuno ha denunciato, addirittura nessuno ha commentato coi colleghi. Il must era il silenzio assoluto. Se non ne parli non ci pensi, e se non ci pensi il fatto non esiste. Tutto questo per evitare di perdere la dignità che può e dovrebbe garantire un posto di lavoro. Una dignità che viene rosicchiata via, un pò per volta, giorno per giorno. E questo avviene proprio attraverso il lavoro: odierno strumento di ricatto. E pensare che l’Italia dovrebbe essere una repubblica FONDATA SUL LAVORO!!

  • Di Marina Serafini (---.---.---.212) 20 novembre 2016 09:32
    Marina Serafini

    Ciò che maggiormente infastidisce in queste esternazioni che si vogliono propositive di innovazione è la maschera filorealista che vantano. Certo che la formazione continua è necessaria, certo che bisogna adeguare le proprie competenze alla richiesta dei tempi e agli strumenti offerti dalla tecnologia... La Comunità Europea ce lo dice da 15 anni! Solo che il processo formativo deve iniziare nelle scuole (in Europa i ragazzi studiano sugli ebook; i nostri girano ancora con libri cartacei - gli stessi pubblicati un anno prima ma maggiorati di prezzo perché presentati in "nuova edizione", tra l’altro - e ascoltano docenti che non sono nemmeno in grado, spesso, di accendere un pc). La formzione deve essere poi garantita anche sul posto di lavoro perché garantisce una ottimizzazione dello stesso - e questo comporta, in soldoni, un aumento dei vantaggi economici della stessa azienda: lavori meglio e produci di più. In questo paese si continua a far finta di essere moderni solo per far finta che si propongono campiamente, ma il consenso vero lo si può davvero ottenere solo con i fatti. La modernità spaventa, il cambiamento preoccupa (chi governa), quindi meglio far finta di proporlo, e farlo nel modo più utile. E più si mantiene la nazione nell’ignoranza più sarà facile continuare a illudersi limitando le reazioni. La formazione e’ strumento essenziale per garantire l’evoluzione di un popolo, e quindi si fa finta di proporre riforme rivoluzionarie e innovative. La buona scuola, e altre meraviglie. I concorsi e le assunzioni extra, modalità improbabili di gestione e acquisizione di risorse... Tutto va in loop, dentro quella nuvola confusa di parole rimbalzate qui e la’ tra i media che non portano a nulla. Solo a confondere e a stancare. E chi non arriva a comprendere i contenuti delle fantastiche innovazioni (in molti, ovviamente, dato che è quello lo scopo) potrà dire al fine che si, questo governo si sta dando molto da fare su temi importanti. Ed è vero: si stanno dando molto da fare... Facimmo ammuina

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