• AgoraVox su Twitter
  • RSS
  • Agoravox Mobile

Marina Serafini

Dottore in filosofia e dottore in scienze della formazione, ho conseguito diversi master e corsi di specializzazione in comunicazione, formazione, selezione del personale e project management. Affascinata dal mondo del web marketing e dello storytelling management. Da anni impegnata nella gestione di Risorse Umane, in area didattica e nel problem solving aziendale. Mi piace dire qualcosa parlando di altro, mi piace parlare dell'uomo...
 

Statistiche

  • Primo articolo venerdì 08 Agosto 2016
  • Moderatore da domenica 09 Settembre 2016
Articoli Da Articoli pubblicati Commenti pubblicati Commenti ricevuti
La registrazione 65 119 44
1 mese 0 0 0
5 giorni 0 0 0
Moderazione Da Articoli moderati Positivamente Negativamente
La registrazione 119 118 1
1 mese 0 0 0
5 giorni 0 0 0












Ultimi commenti

  • Di Marina Serafini (---.---.---.180) 13 settembre 2016 22:50
    Marina Serafini

    Proprio così: "folla di di donne che hanno subito ed educato così i loro figli, alla violenza, e le figlie a subire".

    E’ un problema di cultura (nel senso tedesco di Kultur, ossia di civiltà), non di essere animali. Gli animali fanno gli animali, e in questo sanno essere più coerenti di quanto non facciano spesso gli umani con il proprio genere.
    In alcuni paesi la violenza (sessuale e non) sulle donne è normale, anche rituale. Umano dovrebbe esser definito colui che fa onore alla sua umanità esercitandola, ma la programmazione depistante che subiamo di continuo si riversa sui nostri figli e sui loro, snaturandoci tutti.
    Chi ci insegna cosa; perchè ci adeguiamo fino a introiettare e far nostri quei modi che non ci appartengono; cosa ci impedisce di provare pietas davanti a certi abomini?
    H.G.Gadamer sosteneva che siamo già sempre traditi (ossia prodotti dalla tradizione, formati da essa, ma al tempo stesso "traditi" nel senso più usuale del termine: pensiamo di noi ciò che non è) dalla tradizione nella quale nasciamo, inconsapevoli trasmettitori di valori che sono stati già immessi in noi prima ancora di venire al mondo.
    Eppure c’è chi riesce a vedere, a sentire, a comprendere, chi si discosta dal baratro dell’alieno default per orientarsi verso l’umana specie.
    Cosa ci rende così diversi?
    Molti grandi personaggi si son fatti tali ascoltando l’analogico messaggio dei loro sogni; altri si son fidati di persone sagge, dei maestri incontrati per la via.
    Chiunque ci sia riuscito ha avuto voglia di farlo, e ha lottato per riuscirci.
    Nihil datur gratis, tantomeno la nostra sana e felice permanenza in questo mondo.


  • Di Marina Serafini (---.---.---.65) 6 settembre 2016 00:50
    Marina Serafini

    La separazione genera ANCHE paura, rimorso e violenza. A me piace pensare che susciti curiosità, interesse e voglia di dialogo, di incontro e di conoscenza. E spesso questo accade. Perchè non se ne parla?! In fondo, ci capita di aver paura di ciò che non conosciamo, che riteniamo talmente lontano da noi che chissà quale effetto tremendo potrebbe mai generare. Ecco perchè non se ne parla: proprio perchè fa paura! E ciò che fa paura, cerchiamo di tenerlo lontano, anche dal pensiero. Figurarsi poi dalle parole! Oppure se ne parla in modo negativo e spregiativo: è il sistema più immediato di ergere mura difensive.

    La battaglia culturale è fondamentale ma, a volte, le persone fanno fatica ad affrontarle e a mettersi in gioco. Esporsi è rischioso e FA PAURA. Sempre la stessa limitante maledetta emozione... Purtroppo vige molto anche la politica rassegnata del "tanto non cambia nulla, tanto non serve a nulla", che alimenta una frustrazione che non può non sfogare all’interno, come malattia, o all’esterno, con azioni belligeranti: la sana aggressività vitale si trasforma in violenza. 
  • Di Marina Serafini (---.---.---.164) 4 settembre 2016 02:24
    Marina Serafini

    @Danilo: Francamente, anche l’autoestinzione delle comunità di esseri viventi incapaci di autogestirsi è un meccanismo di difesa della natura....E la nostra comunità, da quel punto di vista, si sta facendo notare da qualche tempo.... Mi sembra molto azzeccata la critica a chi "spesso si ostina a ritornare sul proprio passato per non aver saputo trovare una soluzione migliore".

  • Di Marina Serafini (---.---.---.98) 1 settembre 2016 01:08
    Marina Serafini

    È così, ne sono convinta anch’io: senza una battaglia culturale non è pensabile che avvengano cambiamenti importanti. Mi vengono in mente le parole di Nawal El Saadawi, forse la prima scrittrice egiziana impegnata nel campo, che identifica l’esposizione fisica femminile della cultura occidentale (oggi la nudità è esibita con molta ostentazione più che con tranquilla naturalezza) con la copertura velata delle donne nella cultura islamica. Pur denunciando il disprezzo espresso verso le donne dalle religioni monoteistiche, finisce per affermare che il problema è politico: non si tratta dei testi sacri, ma di quanto essi siano strumentalizzati in senso politico. Il fondamentalismo religioso - di qualsiasi parrocchia- "mette il velo alla mente della gente", ma nudità e velo vanno di pari passo: "le donne o portano il velo per religione, o sono nude per consumismo". Quello che definisce come paradosso islamico-occidentale rimanda allo stesso disprezzo (o non rispetto) del genere femminile: le donne identificate solo come oggetti sessuali. Difficile non pensare a "lo stupro" di Magritte: un quadro in cui un corpo femminile sembra un volto, e viene contornato da capelli. Si tratta in sostanza solo di un corpo femminile. Non c’è altro. Ed io concordo nel leggere in una visione così limitata la violenza irrispettosa e orribile dello stupro.

TEMATICHE DELL'AUTORE

Tribuna Libera

Pubblicità



Pubblicità



Palmares

Pubblicità