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di Giuseppe Caglioti lunedì 18 luglio 2011 - 1 commento oknotizie
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Manovra finanziaria: perdono le famiglie vince la casta

Sebbene il debito pubblico italiano sia arrivato a quasi 1900mld di euro e l’Italia sia il terzo mercato obbligazionario del mondo, e, per di più, stia pure rischiando di essere classificata come insolvente o inaffidabile, alla guida del Bel Paese, c’è una classe politica che non si da pena affatto di avere gli occhi del mondo puntati addosso, non tanto perché al timone della barca ci sia un miliardario eccentrico che si atteggi a Re Sole redivivus, ma perché se la nave affondasse, ossia se l’Italia andasse in bancarotta, oltre a compromettere gravemente la Zona euro, trascinerebbe mezzo mondo in una crisi che al pari, quella iniziata nel 2008, e ancora non finita, sarebbe solo un acquazzone estivo. E proprio quando c’era bisogno di dare il proprio vero contributo, la casta, vergognosamente e in modo indegno, si è tirata indietro. 

Non c’è cosa peggiore che avere un capitano incapace e rapace al comando della nave, che, quando si profila la tempesta, statene pur certi, cercherà di salvare la sua pellaccia, ma della nave e dei suoi passeggeri se ne fregherà altamente. E così è avvenuto!

Prima di trattare circa questo ennesimo “delitto” perpetrato ai danni del cittadino, mi sia concesso di fare una piccola digressione.

Sono settimane che la rivista britannica ‘The Economist’ dedica all’Italia intere pagine corredate di tabelle nelle quali si vede chiaramente che i numeri parlano chiaro: il Bel Paese non può fare default; se ciò avvenisse, sarebbe la catastrofe. È inutile dire che il medesimo, così come la maggioranza della stampa mondiale, così come fior fiore di economisti, sono anni che danno consigli alla dirigenza politica italiana su come risolvere i suoi problemi di disavanzo pubblico. Ma si sa, finora hanno fatto tutti orecchie da mercante. E già; ed il problema è di una ovvietà allucinante!

Oltre alle strategie internazionali che “l’Europetta” – in mano alle lobby e ai loro governi - dovrebbe mettere in atto verso quelle zone a rischio, l’Italia avrebbe dovuto da tempo agire per arginare il debito e soprattutto far ripartire anche la sua economia, incentivando i consumi e garantendo il lavoro a tutti, vera fonte di reddito per i consumi e per tutto quello che ne deriva, arginando licenziamenti, delocalizzazioni e tagli del personale in vari modi.

Ma da quando questo governo si è insediato, non ha fatto altro che fare tagli indiscriminati. Il primo schiaffo al benessere pubblico è stato dato quando il mago della politica, per puro consenso elettorale, ha abolito in modo indiscriminato l’Ici, privando così i Comuni di una base per sostenere le spese essenziali dei servizi: rette e mense degli asili e delle scuole, servizi per gli studenti, servizi pubblici e altro. Poi, dal suo insediamento in avanti è stato un susseguirsi di tagli: tagli alle Forze dell’Ordine, alla sanità pubblica, alla scuola, all’Università; insomma, tagli su tagli, tutti a detrimento dei più deboli e dei più bisognosi, mai a detrimento dei ceti medio alti e, soprattutto, mai tagli alla casta della politica in modo diretto e incisivo.

In ultimis, udite udite, come la casta ha cercato di tamponare la crisi finanziaria di questi giorni, e con quale manovra, dopo che Tremonti aveva detto che “non si possono chiedere sacrifici agli italiani senza imporli alla classe dirigente”. La “manovretta” che è stata approvata, è una semplice operazione da 70 mld che anche un bambino della prima elementare, abituato a contare gli spiccioli per il panino, avrebbe potuto fare. I bambini, si sa, sono sfacciati, e altrettanto lo sono questi signori che pensano che l’italica gens sia cretina. I bambini saranno anche teneramente sfacciati, ma sono innocenti, questi “manovratori” sono ben schifosamente lungi dall’esserlo. La manovra peserà su famiglie e risparmiatori, una mannaia da ca. 500 euro l’anno, tra ticket sanitari di prima necessità e superbolli per risparmiatori di prima fascia, mentre alla fine è stato escluso dall’emendamento il taglio alle indennità dei parlamentari più pagati al mondo in un Paese che rischia di affogare per debiti; e anziché equiparare le proprie indennità a quelle dei paesi Ue, i parlamentari medesimi hanno deliberato in extremis di risparmiare alle loro “povere” tasche questo taglio che avrebbe incrementato discretamente la manovra e altresì avrebbe comportato anche un gesto di responsabilità, di buona volontà e di amor patrio verso tutta la nazione. Ha trionfato invece l’amor di tasca! In più, niente tagli istantanei ai rimborsi elettorali, rimandati forse alla prossima legislatura, auto blu - anche qui ‘forse’ - ridimensionabili dal 2012, e poi un semplice ritocchino ai finanziamenti ai partiti.


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di Giuseppe Caglioti lunedì 18 luglio 2011 - 1 commento oknotizie
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