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Sfruttamento della prostituzione: sodalizio tra mafia albanese e ’ndrangheta (prima parte)

Era un aprile del 1999 quando per caso qualcuno si accorse che sotto del fogliame e del terriccio c'era un corpo di una donna senza vita. Non se ne accorse nessuno perchè l'odore di putrefazione era nascosto da una carcassa di cane morto. Lo avevano messo apposta per confondere la puzza del cadavere umano. Addosso le erano rimaste attaccate una maglietta e un paio di calze. Dalle analisi risultò che gli indumenti provenivano da un paese dell'est Europeo. Nessuna denuncia di scomparsa era stata tuttavia presentata alle forze dell'ordine. Senza orma di dubbio per gli inquirenti si trattava di una straniera che si prostituiva.

Il corpo si trovava in una zona di Cosenza, in Calabria. E non è l'unica prostituta che viene uccisa. Alcune purtroppo scompaiono per sempre. Come le due ragazze, una Angela Laro, 24 anni, di Tiarana e l'altra Nina Tanasevici, 24 anni della Moldavia. Entrambe dovevano testimoniare per un processo contro le organizzazioni criminali che le sfruttavano.

La prostituzione in Italia è una fonte di grande ricchezza per la criminalità organizzata, secondo dati recenti è un business da ben 90 milioni al mese. E il 20 per cento di chi si prostituisce è minorenne.

La maggior parte di loro provengono dai Paesi dell'est e subiscono violenze inimmaginabili da parte dei loro aguzzini. Vi narro il racconto di Maria, storia uguale a quella di tante altre "schiave" di strada.



Maria ha solo 33 anni ma ne dimostra 50 per la vita che ha dovuto subire. E' nata a Durazzo, in Albania, e ha "battuto" nella Sibaritide, a Salerno, Bologna e nel Crotonese. Prigioniera di un connazionale senza scrupoli che l'ha pure costretta ad interrompere ben cinque gravidanze. Lei non voleva abortire ma l'aguzzino la minacciava con un coltello. Le feriva il piede con la lama e l'affondava sempre di più nella pelle. Dolori allucinanti.

Era partita di notte da Durazzo nel lontano 1998 e con lei c'erano altre coetanee per poi sbarcare nella zona di Crotone, in Calabria. Lei, come tutte le altre, credeva di venire a fare un lavoro dignitoso per realizzarsi, aiutare la famiglia e magari fare una vita normale, costruire una famiglia. Invece il sogno diventò un incubo perchè fu costretta a prostituirsi. Se rifiutava, veniva obbligata a spogliarsi e poi con violenza veniva spinta dentro la vasca riempita con acqua ghiacciata.

Di solito se le donne rifiutano, ammazzano uno dei loro familiari in Albania e se ancora non basta le donne vengono sfregiate in faccia o peggio ancora le aprono lo scalpo. E quando non servono più vengono fatte sparire per sempre.

L'organizzazione criminale che ha il dominio sullo sfruttamento della prostituzione è la mafia albanese. Molto sottovalutata ma tanto potente e priva di scrupoli che sta a tutti gli effetti diventando la quinta mafia qui in Italia. Ma attenzione, ecco cosa disse il pentito della 'ndrangheta Di Bella nel libro "Metastasi" di Nuzzi:

"Vi sembra che arrivano gli albanesi e si mettono a comandare? Ma scherziamo? La 'ndrangheta gli taglierebbe la testa subito. Loro sopravvivono e prosperano perchè non sono davvero autonomi."

Bene, nei prossimi capitoli vi racconterò come è strutturata la mafia albanese e come la 'ndrangheta fa "affari" con lei.


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