Il liberismo di cui ci parlano oggi politici, industriali ed economisti è un liberismo di convenienza.
La vera idea liberale che non è mai stata estremista e non si occupa solo della vita economica. Basti pensare che Vilfredo Pareto, uno dei padri del liberalismo europeo, sosteneva che è auspicabile un mondo economico basato sulla libertà d’iniziativa e sulla concorrenza, a patto, però, che si sia tutti sulla stessa linea di partenza.
Un’idea che oggi farebbe accusare di comunismo spinto chiunque la sostenesse. I liberisti di tutto il mondo, poi, appena scoppia una crisi corrono a mettersi davanti all’uscio dello Stato a chiedere che impedisca al mercato di regolarsi da solo. Per essere liberisti invece, a mio avviso, servono tre requisiti, solo tre, ma tutti essenziali.
Il primo requisito del liberismo: l'egoismo
Il primo è di voler vivere in un mondo dove ognuno pensa a se stesso, dove la vita è una perenne lotta per arraffare il più possibile, per accumulare sempre più, alla ricerca di ogni vantaggio, fissi sul proprio vantaggio, un mondo in cui “ognuno sia pronto a tagliarti la mano”. Non so come definire questa qualità, non so trovare una parola che possa definire una società che viva su questo principio di vita e quindi invito ognuno a trovarla.
Mi sovviene la parola "egoismo", ma non si può essere permeati di tanto egoismo da non sentire, almeno un po’, il desiderio, il bisogno di dedicare una parte di se stesso a capire, ad aiutare chi per destino, per linea di partenza, per incapacità, per mancanza di costanza o minore spietatezza non riesce a primeggiare, ad arraffare tutto quanto gli abbisogna. Nessuno. Possiamo chiamarlo egoismo?
Il secondo requisito del liberismo: la presunzione
Il secondo requisito consiste nella fiducia in se stessi, nella convinzione che, in quella società così competitiva, si farà parte dei vincenti, di quel numero ristretto di soggetti che, alla fine della lotta, risulteranno vincitori. Occorre la ferma e costante convinzione di essere il migliore o tra i migliore di quei milioni e milioni (o miliardi) di esseri pensanti e raziocinanti che, con tutte le proprie forze, stanno cercano di conquistare lo stesso premio, la stessa sempre insufficiente ricchezza, insufficiente per definizione perché, secondo il liberismo, fermarsi, accontentarsi è sbagliato e sciocco. Peggio: è contro la stessa natura dell’Uomo.
Perché senza l’istinto all’eterna lotta, senza l’incontentabilità, con l’uomo capace di contentarsi, di sedersi sulla meta conquistata senza null’altro desiderare, la società liberista non funziona, non può dare lo sviluppo, la capacità di accumulare, di arrivare più in alto che è il fine e il mezzo che i liberisti ci presentano. Ma con questa visione, se non si è convinti di essere i migliori, i più forti, i più bravi, anzi, no, se non si è "i migliori, i più forti e bravi" si è condannati a rimanere in coda, nel gruppo dei poveri degli sfigati, dei condannati all’anonimato.