Una riflessione sull’unità d’Italia sulla base dell’Art.3 della Costituzione.
In questi giorni si discute sulla necessità, sull’opportunità e sulle modalità di festeggiare i 150 anni dell’unità d’Italia; c’è chi non festeggia per motivi politici,chi non lo fa per ragioni ideologiche e c’è chi festeggia ricordandosi di essere italiano solo in questo momento.
Io ritengo sia giusto festeggiare. Ma non festeggiare un’unità che non si è ancora realizzata, piuttosto l’inizio di un procedimento di unificazione che non è ancora terminato. Nel 1861 Cavour diceva “abbiamo fatto l’Italia adesso dobbiamo fare gli italiani”. Magari. Molto, anzi tantissimo era stato fatto con la liberazione del territorio nazionale dalle dominazioni straniere e dai “signori” che lo governavano. Sono stati commessi sicuramente molti errori,come in tutte le vicende umane. E pensare però che c’è ancora chi rimpiange i Borbone, non contento di vivere in uno stato libero e democratico, per il quale numerosi patrioti, molti napoletani, hanno combattuto e sono morti. Rimpiangere il Regno delle due Sicilie è come rimpiangere, per certi versi, il fascismo.
Nel 1861 molto era stato fatto ma non tutto. I figli degli eroi del Risorgimento avrebbero dovuto completare il processo di unificazione e fare realmente l’Italia unita (non solo dal punto di vista amministrativo e politico) e gli Italiani. Molto poco è stato fatto.
L’unità si è fermata a quella formale,siamo stati incapaci di portare a compimento questo lunghissimo e faticosissimo percorso iniziato col Risorgimento.
L’unità sostanziale del paese manca tuttora. Vi è un palese e evidente divario tra Nord e Sud. Pochi dati. Secondo il rapporto SVIMEZ sono “Ormai otto anni consecutivi che il Sud cresce meno del Centro- Nord, cosa che non è mai successa dal dopoguerra a oggi.” E ancora “nel 2009 nel Mezzogiorno il Pil è stato 17.317 euro, circa il 58,8% del Centro-Nord (29.449 euro)”.
Un paese che cammina a due velocità. Molti altri possono essere gli esempi di disuguaglianza su base territoriale presenti nel nostro paese.
Riferiamoci ad alcuni articoli della Costituzione.
Art.32, “diritto alla salute”, questo diritto è tutelato allo stesso modo in Trentino Alto Adige, regione con la più alta percentuale di raccolta differenziata in Italia e in Campania dove i rifiuti marciscono per le strade?
E ancora. Art. 4, “diritto al lavoro”, è questo un diritto garantito in egual maniera in Sicilia e in Sardegna dove la disoccupazione supera il 13% (dati 2009) e in Veneto dove sfiora il 4%?
Insomma Regione che vai, Italia che trovi. Qualcuno potrà obiettare che l’unità di una nazione si misura in un altro modo e non con i numeri e le statistiche. Questo è vero solo fino ad un certo punto; se non vi è uguaglianza da un punto di vista economico e sociale,uguaglianza da intendersi come uguaglianza nella possibilità di godere dei diritti previsti in Costituzione non può esserci unità sostanziale. Le disparità economiche e di possibilità di crescita della persona creano inevitabilmente dis-unione. Anche i padri costituenti erano consapevoli che se non vengono rimossi “gli ostacoli economici e sociali” che limitano “di fatto la libertà e l’uguaglianza” si impedisce il “pieno sviluppo della persona umana”(Art.3 Cost.). Stessa cosa può essere trasferita a livello statale. Se non si rimuovono gli ostacoli economici non si può arrivare a una unità piena e reale del paese.
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Marko3..per favore piu’ autenticità e meno copia incolla, divario. Monnezza, noi non abbiamo (...)
17/03 23:47 - vittorio CucinelliComplimenti per non conoscenza della storia; la frase del fare gli italiani non è farina del (...)
17/03 23:43 - vittorio Cucinelli